Mario Macaluso

Il processo che può cambiare internet: i social trattati come il tabacco

Era ora.
Non un’analisi sociologica, non un convegno, non l’ennesimo panel inutile. Un processo. Un’aula. Un giudice. Una giuria.
Per la prima volta i social network vengono trascinati dove meritano di stare: davanti alla legge, non dietro lo schermo.

Non si discute di opinioni. Si discute di dipendenza. Come con le sigarette. Come con le sostanze che ti agganciano, ti consumano, ti svuotano, mentre qualcuno incassa.

Non contenuti, ma meccanismi

Qui cade l’alibi preferito delle piattaforme: “noi non controlliamo i contenuti”.
Il processo non accusa i post. Accusa l’architettura.
Scroll infinito. Riproduzione automatica. Algoritmi predatori. Filtri che deformano il corpo e l’identità.
Non errori. Scelte progettuali.

Non è l’utente che perde il controllo. È il prodotto che lo toglie.

Sapevano. E hanno taciuto

Come le multinazionali del tabacco negli anni Novanta.
Documenti interni, studi ignorati, allarmi sepolti sotto il tappeto dei profitti.
Ansia. Depressione. Autolesionismo. Ragazzi trasformati in cavie dell’economia dell’attenzione.

E mentre fuori cresceva il disagio, dentro le aziende si parlava di engagement, retention, tempo di permanenza. Parole pulite per dire dipendenza.

Il mito dell’innocenza digitale

Per anni ci hanno raccontato che i social erano neutri. Strumenti. Occasioni. Opportunità.
Bugie.
Sono ambienti progettati per trattenere, per stimolare, per creare bisogno. Come il fumo. Come l’azzardo. Come tutto ciò che sfrutta la fragilità umana trasformandola in fatturato.

Ora quella favola rischia di crollare in tribunale.

Silicon Valley trema

Accordi extragiudiziali. Testimonianze evitate. Dirigenti che si preparano a parlare sotto giuramento.
Se questo processo passa, non finisce qui. Si apre una falla. Un precedente. Una valanga.

Perché se i social diventano legalmente assimilabili al tabacco, allora non sono più intoccabili.
Sono responsabili.

La domanda che nessuno vuole sentire

Non è se i social creano dipendenza. La domanda vera è un’altra, più scomoda, più violenta: quante generazioni servivano sacrificare prima di arrivare a questo processo?

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