Mario Macaluso

Il corpo umano non è una discarica: come la scienza ha confuso il grasso con la plastica

Io lo dico senza giri di parole: abbiamo trasformato il corpo umano in una pattumiera simbolica, un cadavere culturale buono per titoli acchiappaclick. Microplastiche nel cervello, nei testicoli, nel sangue, ovunque. Troppa plastica, troppo allarme, troppa sicurezza ostentata. E troppo poco rigore.
La paura vende. La paura circola. La paura non chiede prove solide, chiede immagini forti. E la scienza, quando smette di dubitare, diventa propaganda travestita da microscopio.

Scambiare il grasso per il nemico

Il punto è imbarazzante, quasi grottesco. Il cervello umano è grasso. Grasso vero, denso, chimicamente rumoroso. Un materiale che, sotto certe tecniche di analisi, assomiglia maledettamente alla plastica.
Eppure qualcuno ha guardato quei segnali, li ha etichettati in fretta come polietilene, e ha gridato allo scandalo. Come se bastasse una firma spettrale per dichiarare un’invasione. Non è scienza, è precipitazione, è desiderio di conferma, è fame di titoli.

Laboratori sterili solo sulla carta

Poi c’è l’altra profanazione: i laboratori. Ambienti che dovrebbero essere luoghi di controllo assoluto e che invece diventano fonti di contaminazione. Fibre nell’aria, frammenti sugli strumenti, particelle ovunque.
Analizzare microplastiche senza misurare l’ambiente circostante è come indagare un omicidio senza controllare le impronte degli investigatori. Un errore grossolano, ma comodo. Perché ammettere la contaminazione significa ridimensionare il risultato. E ridimensionare oggi è un peccato mortale.

Scienza senza regole, numeri senza ossa

Il problema vero è strutturale. Non esistono standard condivisi. Ognuno misura come vuole, chiama “microplastica” ciò che gli conviene, abbassa o alza le soglie, gioca con le definizioni.
Sotto i cinque millimetri è microplastica, sotto ancora diventa nano, poi quasi metafisica. Un universo di particelle senza confini chiari, dove l’errore diventa sistema e il confronto tra studi è una farsa elegante.

https://www.mondadorieducation.it/content/uploads/2021/11/Frame-1872.jpg?x36109=

Il presente isterico contro il tempo lungo

La plastica è reale. L’inquinamento è reale. Ma questa ossessione per la presenza immediata nel corpo umano, misurata male e raccontata peggio, è figlia del nostro tempo corto, isterico, digitale.
Vogliamo tutto e subito: il colpevole, il danno, la colpa, la condanna. Senza passare dalla parte noiosa: la verifica, il dubbio, la ripetizione. Il passato costruiva cattedrali con secoli di attesa. Noi costruiamo allarmi con tre campioni e una conferenza stampa.

La domanda che nessuno vuole affrontare

Io non nego il problema. Lo rifiuto, invece, quando diventa mitologia scientifica. Perché se chi studia confonde il grasso con la plastica, se i laboratori contaminano ciò che misurano, se non esistono regole comuni, allora la domanda vera non è “quanta plastica abbiamo dentro”.
La domanda è un’altra, più scomoda, più feroce:

stiamo cercando la verità o stiamo solo cercando un nuovo spavento da vendere meglio del precedente?

Lascia un commento