Mario Macaluso

Dove l’acqua racconta: il lavatoio medievale come cuore nascosto di Cefalù

Non è un reperto da conservare sotto vetro, è un bene comune da far vivere. Il lavatoio medievale di Cefalù chiede questo cambio di sguardo: non la semplice sopravvivenza di un luogo antico, ma la sua valorizzazione come spazio di senso, di relazione, di responsabilità condivisa. Tenerlo “in vita” non basta, se la vita resta muta. Valorizzare significa riconoscere che qui non scorre solo acqua, ma una memoria che può ancora parlare al presente. Scendere quei gradini non è un gesto turistico, è un atto di ascolto. In una città spesso raccontata per la sua bellezza esposta, il lavatoio è bellezza trattenuta, sottratta, che chiede cura più che sguardi rapidi. È un luogo che non compete con il Duomo o con il mare, ma li completa, ricordando che una comunità non si misura solo nei suoi vertici, ma anche nelle sue pieghe più umili e necessarie.

Il lavatoio medievale è un’infrastruttura della vita quotidiana, non un ornamento urbano. Le sue ventidue bocche di ghisa, quindici delle quali modellate in teste leonine, raccontano un’organizzazione precisa del lavoro e del tempo, una grammatica condivisa del gesto. Qui l’acqua del Cefalino non era sfondo, ma strumento; non simbolo, ma necessità. Fino al restauro concluso nel 1991, e persino negli anni immediatamente successivi, le vasche hanno continuato a essere usate: un dato concreto che vale più di molte dichiarazioni d’intenti. Significa che il luogo non era stato reciso dalla vita, che la memoria non era diventata scena. Valorizzare oggi vuol dire ripartire da questo: dal riconoscere che il lavatoio è nato per servire la comunità e che ogni progetto su di esso dovrebbe misurarsi con quella funzione originaria, traducendola nel linguaggio del presente senza tradirne il senso.

Tenere in vita un luogo, spesso, equivale a mantenerlo accessibile e pulito. Valorizzarlo, invece, implica una scelta culturale. Significa raccontarlo, inserirlo in un discorso più ampio sulla città, renderlo comprensibile senza renderlo innocuo. Il lavatoio è un bene comune perché custodisce una forma di lavoro invisibile, prevalentemente femminile, che ha tenuto insieme le famiglie e i quartieri. È un archivio di voci, di ritmi, di canti, di fatica condivisa. Ridurlo a “angolo suggestivo” significa impoverirlo. Valorizzarlo vuol dire restituirgli dignità narrativa, inserirlo nei percorsi educativi, farne luogo di riflessione sul rapporto tra risorse naturali e comunità, tra acqua e città, tra cura e quotidianità. Un bene comune non vive di sola manutenzione: vive se genera consapevolezza.

C’è poi il tempo lungo, quello che lega il lavatoio alle trasformazioni urbane. Lo spostamento del 1514, la copertura del fiume nel Seicento, l’incanalamento verso il mare: ogni intervento racconta un’idea diversa di città e di rapporto con l’acqua. Valorizzare oggi significa anche leggere criticamente queste stratificazioni, senza nostalgia ma senza rimozione. In un’epoca in cui l’acqua torna a essere tema politico, ambientale e sociale, il lavatoio può diventare un luogo di educazione civica, un punto di partenza per interrogarsi su come le comunità gestiscono le risorse comuni. Non un museo a cielo aperto, ma uno spazio che aiuta a pensare. La memoria, quando è viva, non immobilizza: orienta.

Infine, valorizzare è un atto di responsabilità collettiva. Non riguarda solo le istituzioni, ma la comunità intera. Significa decidere che questo luogo non deve restare marginale, “sotto il livello della strada” anche nel racconto pubblico. Significa sottrarlo alla logica dell’uso rapido e restituirlo a una fruizione lenta, consapevole. Sedersi sui gradini a lumachella, ascoltare l’eco dell’acqua, non è evasione: è un esercizio di cittadinanza. Il lavatoio medievale di Cefalù può essere un cuore nascosto solo se continuiamo a ignorarlo. Se invece scegliamo di valorizzarlo, diventa un cuore che batte, discreto ma essenziale, ricordandoci che una città è viva quando sa prendersi cura delle sue radici senza trasformarle in reliquie.

Lascia un commento