Andrea Vitali: i 5 misteri della provincia italiana nel romanzo I rimedi del dottor Aiace Debouché
Andrea Vitali è uno di quegli scrittori che hanno trasformato un paese in un mondo intero. Da molti anni Bellano, il borgo sulla sponda del lago di Como in cui l'autore è nato e ha lavorato come medico di base, è il teatro dei suoi romanzi: un piccolo universo di parroci, carabinieri, bottegai, beghine e notabili in cui ogni fatto, anche il più minuscolo, diventa materia di racconto. I rimedi del dottor Aiace Debouché, pubblicato da Garzanti nella collana Narratori moderni, torna in questo territorio e lo fa con un protagonista insolito, un farmacista ambizioso che arriva in paese con le idee chiare e un segreto ben custodito.
La storia si apre nel febbraio del 1920, con la neve che copre le rive del lago. Il dottor Aiace Debouché ha appena acquistato la farmacia di Bellano ed è un uomo di scienza con grandi progetti. In paese scopre una comunità con gerarchie precise, riti consolidati e una passione irrefrenabile per il pettegolezzo. Come sempre in Vitali, dietro la superficie quieta della provincia si nascondono domande che nessuno pronuncia ad alta voce. Eccone cinque, i misteri che il romanzo mette in scena.
Il disturbo che affligge un paese intero
Il primo mistero è quasi comico, ed è il punto di partenza dell'intera vicenda. Appena insediato, il farmacista si accorge che il disturbo più diffuso fra gli abitanti è la stitichezza. Per un uomo che sogna di lasciare il segno con la propria scienza, è un'occasione da non perdere: Aiace decide di trovare un rimedio, tornando con la memoria alle provette e alle erbe officinali che lo appassionano da sempre. Vitali, che la medicina l'ha praticata davvero, usa questo dettaglio con la sua consueta ironia. Il corpo dei bellanesi diventa lo specchio della loro vita, chiusa, trattenuta, poco incline a lasciar andare. E la ricerca di una cura, che dovrebbe essere un fatto di laboratorio, diventa presto un fatto sociale, perché in un paese piccolo anche i disturbi digestivi finiscono sulla bocca di tutti.
Le gerarchie invisibili della comunità
Il secondo mistero riguarda il funzionamento del paese. Chi arriva da fuori, come Debouché, deve imparare in fretta regole che nessuno scrive ma che tutti rispettano. Chi conta e chi no, chi va salutato per primo, quali famiglie si frequentano e quali si evitano: Bellano ha un suo codice, e la farmacia, luogo di passaggio quotidiano, è il punto di osservazione ideale per scoprirlo. Vitali descrive questo mondo con affetto e con una punta di crudeltà. Il pettegolezzo non è soltanto un vizio, è il vero sistema di comunicazione del paese, la rete che tiene insieme le persone e allo stesso tempo le controlla. Siamo negli anni del primo dopoguerra, quando l'Italia sta cambiando in profondità, e la piccola borghesia di provincia osserva quei mutamenti con un misto di paura e di attaccamento alle proprie abitudini.
Il droghiere e la sua mostarda
Il terzo mistero ha il sapore di una ricetta di famiglia. Tra i personaggi che il farmacista incontra c'è Vespro Bordonera, il droghiere, noto per una mostarda squisita. Nei romanzi di Vitali le botteghe non sono mai semplici negozi: sono luoghi di potere, di relazioni e di piccole rivalità. Il droghiere rappresenta una borghesia commerciale che ha raggiunto un certo benessere e che guarda al futuro dei figli come a un investimento. Ed è proprio attraverso la sua famiglia che la vita di Aiace prende una direzione inattesa, perché il destino, come scrive l'editore, sembra mettere in moto un'unione che a molti appare perfetta. Il contrasto tra il laboratorio del farmacista e la bottega del droghiere, tra la scienza e il commercio, è uno dei fili più gustosi del racconto.
Virginia e il matrimonio che dovrebbe sistemare tutto
Il quarto mistero ha il volto di Virginia, la figlia di Vespro Bordonera. È una ragazza diversa dalle altre del paese: è stata educata in Svizzera, conosce le lingue, suona il pianoforte e aspira a un matrimonio di prestigio. L'incontro con il nuovo farmacista sembra rispondere alle attese di tutti, delle famiglie e della comunità. Ma Vitali sa bene che i matrimoni combinati dalla convenienza e dalle aspettative altrui nascondono spesso delusioni profonde. Virginia è il personaggio che più di ogni altro mette in luce la condizione femminile del tempo: una giovane donna istruita, con desideri e ambizioni, costretta a muoversi dentro un mondo fatto di beghine e bottegai che le lascia pochissimo spazio. La sua inquietudine è uno dei motori silenziosi del romanzo.
Il segreto che Aiace si porta dietro dalla giovinezza
Il quinto mistero è il più intimo, e riguarda il protagonista stesso. Il farmacista, avverte la presentazione del libro, non ha fatto bene i conti, soprattutto quelli con sé stesso e con alcuni problemi che si trascina fin dalla giovinezza. Senza entrare troppo nei dettagli, si può dire che si tratta di una fragilità privata che Aiace conosce da sempre e che il matrimonio rende impossibile da nascondere. È qui che il romanzo cambia tono: la commedia di paese lascia intravedere il ritratto di un uomo infelice, schiacciato dalle aspettative di un padre severo e da quelle di una società che misura il valore di un uomo anche dalla sua capacità di formare una famiglia. Vitali affronta il tema con delicatezza e con l'ironia che lo contraddistingue, senza mai trasformare il suo personaggio in una caricatura.
Il risultato è un romanzo che diverte e insieme fa pensare, fedele allo stile che ha reso Vitali uno degli autori più amati della narrativa italiana. Chi conosce Bellano ritroverà le sue atmosfere, i dialoghi brillanti, la galleria di figure minori che popolano ogni pagina. Chi arriva per la prima volta scoprirà un modo di raccontare la provincia che non è mai nostalgico, ma attento alle crepe che si aprono sotto le abitudini. I rimedi del dottor Debouché, alla fine, servono soprattutto a mostrare che certi mali non si curano con le erbe. Sono i mali della solitudine, delle convenzioni, delle parole non dette, e nella piccola comunità sul lago colpiscono tutti, farmacista compreso.