Edith Wharton: i 5 sacrifici dell'amore e delle convenzioni nel romanzo L'età dell'innocenza
Nella New York elegante degli anni Settanta dell'Ottocento, tra palchi all'opera, cene formali e visite di cortesia, ogni gesto ha un significato e ogni sguardo viene osservato. È questo il mondo che Edith Wharton racconta in L'età dell'innocenza, romanzo pubblicato nel 1920 che le valse il premio Pulitzer, la prima volta per una donna nella sezione dedicata alla narrativa. Wharton quel mondo lo conosceva dall'interno, perché era nata in una delle famiglie dell'alta società newyorkese, e proprio per questo riesce a descriverne le regole con una precisione quasi spietata, mescolando ironia e malinconia. Il libro, scritto all'indomani della Prima guerra mondiale, guarda a un'epoca ormai scomparsa con lo sguardo di chi ne conosce sia il fascino sia la crudeltà, e proprio questa distanza gli dà una lucidità particolare.
Al centro della storia c'è Newland Archer, giovane avvocato di buona famiglia, fidanzato con May Welland, ragazza bella, educata e perfettamente aderente alle aspettative del suo ambiente. L'equilibrio si spezza con l'arrivo della contessa Ellen Olenska, cugina di May, tornata dall'Europa dopo essere fuggita da un matrimonio infelice con un nobile polacco. Ellen è diversa, libera, poco incline alle convenzioni, e Newland ne resta irrimediabilmente attratto. Da questo triangolo nasce una storia fatta non di grandi scandali, ma di rinunce. Sono cinque i sacrifici che danno forma al romanzo.
Ellen rinuncia al divorzio
Il primo sacrificio riguarda proprio la contessa Olenska. Tornata a New York, Ellen vorrebbe divorziare dal marito, ma la famiglia teme lo scandalo che una simile decisione porterebbe su tutti i parenti. Il compito di dissuaderla viene affidato, paradossalmente, a Newland, in qualità di avvocato. Lui, che dentro di sé ammira l'indipendenza di Ellen, finisce per convincerla a lasciar perdere, spiegandole quanto la società sarebbe crudele con una donna divorziata. È una scena chiave, perché mostra come le convenzioni riescano a imporsi anche attraverso chi, in teoria, vorrebbe ribellarsi. Ellen accetta, e con quella rinuncia si chiude la sua possibilità di essere davvero libera.
Newland sceglie il matrimonio invece della passione
Il secondo sacrificio è quello di Newland. Più si avvicina a Ellen, più si rende conto che il suo fidanzamento con May è il frutto di un'abitudine sociale più che di un sentimento profondo. Eppure, invece di rompere, fa l'esatto contrario: chiede a May di anticipare le nozze, come se volesse mettersi al riparo dalla tentazione. Il matrimonio si celebra con tutta la pompa prevista, e Newland entra nella vita che era stata scritta per lui fin dalla nascita. Wharton descrive con grande finezza il suo disagio crescente, la sensazione di essere prigioniero di una gabbia dorata in cui ogni giornata somiglia alla precedente. Le conversazioni a tavola, i viaggi programmati, le visite ai parenti diventano rituali vuoti, e il pensiero di Ellen resta l'unica finestra su una vita diversa, che lui stesso ha scelto di non vivere.
May sacrifica la propria innocenza
Il terzo sacrificio è il più sorprendente, e riguarda il personaggio che per gran parte del libro sembra il più semplice. May viene presentata come l'incarnazione dell'innocenza del titolo, ingenua e priva di profondità. Ma con il procedere della storia il lettore scopre che non è affatto così. May capisce molto più di quanto mostri, osserva il marito, intuisce il suo legame con Ellen, e alla fine agisce. Rivela alla cugina di essere incinta prima ancora di averne la certezza, e quella confidenza decide il destino di tutti. Per difendere il proprio matrimonio, May rinuncia alla sua stessa candidezza e usa le armi che il suo mondo le ha insegnato: il silenzio, la diplomazia, la strategia.
Ellen sceglie di partire
Il quarto sacrificio torna a Ellen. Dopo una lunga serie di incontri sospesi, di lettere e di promesse mai mantenute, tra lei e Newland sembra finalmente possibile un'unione. Ma la notizia ricevuta da May cambia tutto. Ellen decide di tornare in Europa, non per riavvicinarsi al marito, ma per vivere da sola a Parigi, lontana da New York e da Newland. La famiglia organizza in suo onore una cena d'addio, una delle pagine più amare del romanzo. Durante quella serata Newland si rende conto che tutti, parenti e amici, lo credevano l'amante di Ellen e che hanno lavorato in silenzio, con perfetta educazione, per allontanarla. La tribù ha difeso se stessa, e lo ha fatto senza alzare la voce.
L'ultima rinuncia di Newland
Il quinto sacrificio arriva nelle pagine finali, molti anni dopo. Newland è ormai un uomo maturo, rimasto vedovo, padre di figli cresciuti in un mondo più libero di quello in cui era vissuto lui. Si trova a Parigi con il figlio Dallas, che gli propone di andare a trovare la contessa Olenska. Arrivati sotto casa di lei, Newland si siede su una panchina, guarda le finestre illuminate e lascia che il figlio salga da solo. Poi si alza e se ne va. È un finale celebre proprio per la sua discrezione: Newland sceglie di conservare intatto il ricordo, piuttosto che confrontarlo con la realtà. Dopo una vita di rinunce imposte dagli altri, l'ultima la decide da solo, e in quel gesto c'è insieme tutta la sua debolezza e tutta la sua dignità.
L'età dell'innocenza è spesso definito un romanzo d'amore, ma è prima di tutto un ritratto lucidissimo di una società che si regge sull'apparenza e che punisce chiunque provi a uscirne. Wharton non dipinge i suoi personaggi come vittime o carnefici, ma come persone che fanno i conti con un sistema più grande di loro. Il titolo stesso contiene una sottile ironia, perché in quel mondo di regole non scritte di innocente c'è ben poco. Il romanzo ha continuato a parlare ai lettori anche grazie al cinema, in particolare con il film diretto da Martin Scorsese nel 1993, che ne ha restituito l'eleganza e la malinconia. Leggerlo oggi significa interrogarsi su quanto le convenzioni possano condizionare le scelte più intime, e su quanto costi, in termini di felicità, la scelta di non deludere le aspettative degli altri.