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Emily Brontë: i 3 tormenti dell'amore e della vendetta nel romanzo Cime tempestose

Mario Macaluso 24.10.2026 5 min di lettura
Emily Brontë: i 3 tormenti dell'amore e della vendetta nel romanzo Cime tempestose
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Quando Cime tempestose uscì, nel dicembre del 1847, la sua autrice si nascondeva dietro un nome maschile, Ellis Bell. Emily Brontë aveva meno di trent'anni, viveva nella canonica di Haworth, nello Yorkshire, insieme al padre e alle sorelle, e conosceva il mondo soprattutto attraverso la brughiera che circondava la casa. Eppure il suo unico romanzo fu giudicato da molti contemporanei troppo violento, troppo cupo, quasi immorale. Lo stesso anno erano usciti anche Jane Eyre della sorella Charlotte, firmato Currer Bell, e Agnes Grey della sorella Anne, firmato Acton Bell, pubblicato insieme al romanzo di Emily. Tre sorelle cresciute nello stesso isolamento avevano scritto tre libri molto diversi tra loro, e quello di Emily era il più strano e il più difficile da classificare. Lei morì un anno dopo, senza sapere che quel libro sarebbe diventato uno dei capolavori della letteratura inglese.

A spiazzare i primi lettori era la natura dei sentimenti messi in scena. Cime tempestose non racconta un amore romantico nel senso consolatorio del termine: racconta una passione che divora, una vendetta che dura una vita intera, un passato che continua a tormentare i vivi. La storia arriva al lettore attraverso due narratori, il signor Lockwood, affittuario di passaggio a Thrushcross Grange, e la governante Nelly Dean, che ha visto crescere tutti i protagonisti. Da questo racconto a più voci emergono tre tormenti che non danno tregua.

Il tormento dell'amore, Catherine e Heathcliff

Il primo tormento è l'amore tra Catherine Earnshaw e Heathcliff. Lui è un trovatello raccolto per le strade di Liverpool dal vecchio signor Earnshaw e portato a Wuthering Heights, la casa battuta dai venti che dà il titolo originale al romanzo. Cresce accanto a Catherine, la figlia del padrone, e tra i due nasce un legame selvaggio, fatto di corse nella brughiera e di complicità assoluta. Catherine arriva a dire che lei è Heathcliff, che la loro anima è fatta della stessa sostanza. Eppure sceglie di sposare Edgar Linton, il vicino ricco e raffinato di Thrushcross Grange, perché unirsi a Heathcliff, umiliato e degradato dal fratello Hindley, significherebbe per lei abbassarsi. Heathcliff ascolta solo una parte di quella confessione, quella in cui lei dice che sposarlo la degraderebbe, e fugge nella notte, senza sentire la parte in cui lei spiega che lo ama più di se stessa. È qui che l'amore diventa tormento: due persone che si appartengono e che si negano, per orgoglio e per ambizione sociale. Il matrimonio con Linton non spegne nulla, e la tensione finisce per consumare Catherine, che muore dopo aver dato alla luce una figlia, lasciando Heathcliff solo con il suo rancore.

Il tormento della vendetta, un uomo contro due famiglie

Il secondo tormento nasce dal primo. Heathcliff torna dopo alcuni anni, misteriosamente arricchito, e da quel momento la sua vita ha un solo scopo: vendicarsi di chi lo ha umiliato e di chi gli ha portato via Catherine. La sua vendetta è metodica e spietata. Sposa Isabella Linton, la sorella di Edgar, solo per ferirlo, e la tratta con crudeltà finché lei non scappa. Approfitta della rovina di Hindley, distrutto dall'alcol e dal gioco, per impadronirsi di Wuthering Heights. Riserva al figlio di Hindley, Hareton, la stessa sorte di ignoranza e abbrutimento che aveva subito lui. Poi costringe la giovane Cathy, figlia di Catherine ed Edgar, a sposare il proprio figlio Linton, ragazzo malato e debole, per mettere le mani anche su Thrushcross Grange. Emily Brontë non giustifica Heathcliff, ma non lo riduce mai a un semplice cattivo: dietro la sua ferocia c'è un dolore che non trova sbocco. La vendetta lo rende padrone di tutto e insieme non gli dà nulla, perché l'unica cosa che desidera è irraggiungibile.

Il tormento del passato, i fantasmi che non se ne vanno

Il terzo tormento è il più inquieto, e riguarda il tempo. In Cime tempestose il passato non passa mai. Fin dalle prime pagine Lockwood, costretto a dormire a Wuthering Heights, sogna una mano gelida che bussa alla finestra e la voce di una bambina che chiede di entrare, dicendo di chiamarsi Catherine Linton. Heathcliff, quando lo scopre, spalanca la finestra e la implora di tornare. Per tutta la vita resta ossessionato dalla presenza di Catherine, la cerca ovunque, arriva a chiedere di essere sepolto accanto a lei. Il romanzo lascia aperta la possibilità che i loro spiriti vaghino ancora nella brughiera, e proprio questa ambiguità tra realtà e soprannaturale gli dà la sua atmosfera unica. Ma il passato tormenta anche la seconda generazione, quella di Cathy e Hareton, che porta su di sé le colpe e le ferite dei padri. Solo alla fine, quando Heathcliff ha perso ogni voglia di vendicarsi e i due giovani si avvicinano, imparando a leggere e a rispettarsi, sembra aprirsi la possibilità di spezzare il cerchio.

È proprio questa conclusione a dare senso all'intero romanzo. Dopo tanta violenza, Emily Brontë lascia intravedere una forma diversa di amore, meno assoluto e più umano, quello che nasce tra Cathy e Hareton. Non cancella la tempesta che lo ha preceduto, ma suggerisce che i tormenti di una generazione non sono per forza destinati a ripetersi. La struttura del libro, con le sue storie che si rispecchiano e i nomi che ritornano da una generazione all'altra, rende evidente questa idea: il passato tende a riprodursi, ma non è una condanna inevitabile.

Cime tempestose continua a essere letto, studiato, adattato per il cinema e la televisione, perché non offre risposte rassicuranti. Ci mette davanti a sentimenti estremi, all'amore che sconfina nella distruzione, all'odio che nasce dalla ferita, alla memoria che non lascia in pace. E lo fa con una scrittura che ha la stessa forza del paesaggio in cui è ambientato, aspra, ventosa, capace di improvvise aperture di luce. A più di un secolo e mezzo dalla sua uscita, il romanzo di Emily Brontë resta una delle esplorazioni più audaci delle passioni umane, e una prova di quanto una giovane donna isolata in una canonica dello Yorkshire potesse vedere lontano.

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