Ci sono soddisfazioni che un insegnante non dimentica mai, e questa è una di quelle. Domenica 25 maggio 2026, a Gratteri, sei elettori su dieci hanno scelto Giacomo Santoro come nuovo sindaco. Un consenso schiacciante in una sfida a tre. Più voti lui da solo dei due avversari messi insieme. Un mandato pieno, chiaro, plebiscitario. Una di quelle vittorie che, in un piccolo paese delle Madonie dove ogni voto ha un nome e un volto, dicono una cosa sola: la comunità ha riconosciuto una guida.
A me, che faccio l'insegnante, quella vittoria racconta anche un'altra cosa. Una storia che nessuna cronaca elettorale può raccontare, perché è cominciata prima delle urne e prima della politica. È cominciata in un'aula dello Jacopo del Duca di Cefalù, parecchi anni fa, quando Giacomo Santoro era uno studente seduto tra i banchi.
Lo ricordo bene
Lo ricordo bene, Giacomo, in quei cinque anni di scuola. Quella curiosità intelligente che non era mai esibita. Quel modo serio di affrontare le cose, anche le più piccole. Quell'umiltà che, nei ragazzi della sua età, è una qualità rara, perché viene scambiata facilmente per timidezza, e invece è la cosa opposta: è rispetto vero per chi ti sta davanti, per chi ti insegna, per chi sa più di te qualcosa che tu vorresti sapere.
Già allora si capiva che avrebbe lasciato il segno. Non perché cercasse i riflettori — Giacomo non li ha mai cercati — ma perché aveva quella stoffa rara di chi studia per capire, non per apparire. Sono due cose molto diverse, anche se da fuori a volte si confondono. Chi studia per capire fa domande quando non sa, e ascolta le risposte fino in fondo. Chi studia per apparire fa domande quando già sa, e aspetta solo di dire la sua. Giacomo era della prima categoria. Era uno che voleva capire.
A noi professori capita di vedere passare centinaia di ragazzi. Alcuni li perdiamo di vista subito, altri restano nel cuore per qualche anno e poi sbiadiscono. E poi ce ne sono pochi, pochissimi, che ci fanno pensare: "valeva la pena fare questo mestiere anche solo per averti incontrato". Giacomo è uno di questi.
Una scuola che ha contato
L'Istituto Jacopo del Duca di Cefalù non è una scuola qualunque per il comprensorio madonita. È una delle scuole storiche del territorio, una di quelle in cui si impara la disciplina, il rispetto delle regole e il valore del lavoro fatto bene. Non è una scuola d'élite, è una scuola di sostanza. Ci passano ragazzi di Cefalù, di Gratteri, di Castelbuono, di Collesano, di Pollina, di tutti i paesi delle Madonie. E quando una scuola funziona, lascia un'impronta che resta. Si vede negli anni, nelle vite degli ex studenti.
Quella vittoria di domenica scorsa a Gratteri è anche, in modo discreto e non rivendicato, una vittoria di quella scuola. Di quei professori che hanno fatto il proprio lavoro senza scorciatoie. Di un'istituzione che ha continuato, in silenzio, a credere nel valore della formazione vera, quando intorno il valore della formazione sembrava perdersi.
Lo dico perché di solito non si dice. Quando un giovane sindaco vince un'elezione, gli si attribuiscono il merito personale, il talento politico, la capacità di stare in mezzo alla gente. Tutto giusto. Ma c'è un pezzo della storia che resta sempre nell'ombra: chi gli ha insegnato a pensare. Quel pezzo, nel caso di Giacomo, ha un nome preciso. È lo Jacopo del Duca di Cefalù.
Lo stile dello studente è diventato lo stile del sindaco
Quello che è straordinario, in Giacomo, è che è diventato sindaco esattamente nel modo in cui era studente. Con i piedi per terra. Con il rispetto delle persone. Con la voglia di costruire qualcosa di buono per la sua gente. Le sue prime parole da candidato sono state un programma di vita prima ancora che di amministrazione: "ripartiremo dalle piccole cose". Servizio idrico, illuminazione pubblica, viabilità, sicurezza, manutenzione del territorio. Le piccole cose che fanno grande, ogni giorno, la vita di una comunità.
È un programma che, in altre bocche, suonerebbe scontato. Nella sua suona vero, perché lui lo dice da uno che ha imparato a fare le piccole cose bene fin da quando era ragazzino. Chi studia per capire, anche da sindaco, amministra per capire. Non per apparire.
Aggiunge poi, e questo mi sembra il pezzo più bello del suo discorso: "questa candidatura non è solo mia. È l'espressione di un gruppo, di una visione condivisa e di una comunità che ha deciso di mettersi in gioco". Anche qui ritrovo lo studente di vent'anni fa. Uno che sapeva già allora che le cose grandi non si fanno da soli. Una qualità che, nella politica italiana attuale, è quasi rivoluzionaria.
Complimenti, Sindaco
A Giacomo, oggi, vanno i miei complimenti, e quelli di tutti i professori dello Jacopo del Duca che lo hanno avuto in classe. Gratteri è fortunata, perché ha un sindaco che è prima di tutto una persona seria. Le Madonie sono fortunate, perché hanno un giovane amministratore che parla il linguaggio dei fatti. E noi insegnanti, oggi, lo siamo un po' di più, perché vediamo che il lavoro che facciamo ogni mattina in classe non si perde nel nulla. A volte arriva fino in fondo. A volte arriva fino a una piazza, una sera di maggio, davanti a una comunità che applaude.
Buon lavoro, Sindaco. E grazie.