Il sorriso che ha cambiato Cefalù
Tre scrittori, un dipinto, mille anni di storia
Cefalù è una delle città italiane che la letteratura ha trasformato. Lo ha fatto in modi opposti e complementari, attraverso quattro scrittori distanti per epoca e visione, tutti legati da un filo: un piccolo dipinto di Antonello da Messina conservato in una stradetta laterale del centro storico.
Nel 1885 Antonio Fogazzaro in Daniele Cortis usa Cefalù come luogo di esilio sentimentale. Nel 1976 Vincenzo Consolo ne fa il centro morale del suo capolavoro Il sorriso dell'ignoto marinaio. Nel 1983 Leonardo Sciascia, in Cruciverba, dedica al museo pagine memorabili. Nel 2007 Matteo Collura racconta, in L'isola senza ponte, il «dialogo muto» con quel volto durato una vita intera.
Tutti e quattro sono passati dalla porta dello stesso piccolo museo: il Mandralisca. Tutti hanno guardato lo stesso volto: il Ritratto d'ignoto di Antonello da Messina. Da quel volto parte questo ipertesto.
I quattro scrittori
Antonio Fogazzaro
Daniele Cortis, 1885
Vincenzo Consolo
Il sorriso dell'ignoto marinaio, 1976
Leonardo Sciascia
Cruciverba, 1983
Matteo Collura
L'isola senza ponte, 2007
Le opere d'arte
Il Ritratto d'ignoto
Antonello da Messina
Il Cristo Pantocratore
Mosaico bizantino del 1148
Antonello da Messina
Il pittore del Quattrocento
I luoghi
Museo Mandralisca
Il piccolo museo di via Mandralisca
La Cattedrale
Fondata da Ruggero II nel 1131
La Rocca
Una rupe abitata dalla preistoria
Le mura megalitiche
V secolo a.C.
Le epoche
Cefalù greca
Kephaloidion
Cefalù normanna
L'epoca di Ruggero II
Cefalù nell'Ottocento
Il barone Mandralisca
Cefalù UNESCO
Patrimonio mondiale dal 2015
Vincenzo Consolo
Il romanzo del 1976 che ha cambiato Cefalù
Scrittore 1933-2012
Vincenzo Consolo nacque a Sant'Agata di Militello, in provincia di Messina, il 18 febbraio 1933. Era il sesto di otto figli; il padre Calogero gestiva la ditta «Fratelli Consolo Cereali» fondata nel 1939. Nell'autunno del 1952 lasciò la Sicilia per Milano per iscriversi a Giurisprudenza all'Università Cattolica. Dopo la laurea tornò in Sicilia per insegnare, dove conobbe due figure decisive: Leonardo Sciascia e il poeta-barone Lucio Piccolo di Capo d'Orlando, cugino di Tomasi di Lampedusa. Nel 1968 si trasferì definitivamente a Milano per un posto in Rai. Da lì, paradossalmente, scrisse tutti i suoi libri più siciliani.
Il romanzo del 1976
Durante uno dei suoi ritorni in Sicilia, Consolo visitò il Museo Mandralisca di Cefalù e si trovò davanti al Ritratto d'ignoto di Antonello da Messina. Fu un'illuminazione. Da quell'incontro nacque Il sorriso dell'ignoto marinaio, pubblicato da Einaudi nel 1976.
Il romanzo segue il barone Enrico Pirajno di Mandralisca in navigazione verso Cefalù. Sullo sfondo del Risorgimento siciliano, la trama culmina nella sommossa contadina di Alcara Li Fusi del 17 maggio 1860 — episodio storico realmente accaduto — su cui Consolo costruisce la sua meditazione amara sul Risorgimento tradito.
Sono le parole con cui Consolo descrive il sorriso del marinaio nel dipinto. Da cinquant'anni i lettori le portano con sé quando entrano al Mandralisca.
Consolo lettore Einaudi
Nel 1977 Consolo divenne consulente editoriale Einaudi insieme a Italo Calvino e Natalia Ginzburg. Sarà lui, qualche anno dopo, a portare a Milano il dattiloscritto d'esordio di Matteo Collura — Associazione indigenti — e a suggerirgliene il titolo, scrivendo anche il risvolto di copertina non firmato. Un'amicizia e un'eredità che continua oggi attraverso il triangolo Consolo-Sciascia-Collura.
I premi
Vinse il Premio Pirandello (1985) per Lunaria, il Premio Grinzane Cavour (1988) per Retablo, il Premio Strega (1992) per Nottetempo, casa per casa, il Premio Internazionale Unione Latina (1994) per L'olivo e l'olivastro. Nel 1999 pubblicò per Bruno Leopardi Editore di Palermo un volume intitolato semplicemente Cefalù, con fotografie di Giuseppe Leone. Morì a Milano il 21 gennaio 2012.
Leonardo Sciascia
Il saggio del 1983 che ha legittimato Cefalù come luogo del pensiero
Scrittore 1921-1989
Leonardo Sciascia, lo scrittore di Racalmuto, era già uno dei grandi della letteratura italiana quando uscì il romanzo di Vincenzo Consolo. Autore di Il giorno della civetta e A ciascuno il suo, voce civile ascoltata in tutta Europa, leggere il libro dell'amico più giovane era per lui un impegno naturale.
Prima del saggio: l'epigrafe del 1976
Il Sorriso dell'ignoto marinaio si apre con un'epigrafe di Sciascia tratta da L'ordine delle somiglianze, testo che lo scrittore aveva pubblicato nel 1967 come presentazione del volume L'opera completa di Antonello da Messina dei «Classici dell'Arte» Rizzoli. Consolo aveva letto quel saggio come un testo fondativo: conteneva già il nucleo filosofico intorno al quale avrebbe costruito il proprio romanzo.
Cruciverba, 1983
Nel 1983 Einaudi pubblicò, nella collana «Gli struzzi», il volume Cruciverba. Vi era raccolto anche il saggio sciasciano su Antonello e sul romanzo di Consolo. Sciascia sceglie di entrare nel libro dalla porta del museo, e non viceversa.
È un capolavoro di geografia letteraria. Sciascia non descrive Cefalù dall'alto: la attraversa concretamente. Il Duomo, la piazza luminosa, la stradetta di fronte e a destra, pochi passi, il museo. È la stessa strada che ciascun visitatore compie oggi.
Il dialogo col dipinto
Davanti al ritratto, Sciascia non analizza la tecnica. Si lascia interrogare. Quel volto, scrive, somiglia al mafioso della campagna e al deputato del parlamento, al contadino e al principe del foro, perfino a chi scrive quella nota. È un nobile o un plebeo? Un notaio o un contadino? «Somiglia, ecco tutto.»
Una delle frasi più citate mai scritte sul ritratto di Cefalù. Per Sciascia il volto dipinto da Antonello non è di qualcuno: è di tutti, ed è di ciascuno.
L'amicizia con Collura
Sciascia fu anche il maestro di un altro scrittore siciliano che avrebbe scritto del Mandralisca: Matteo Collura, di cui sarà amico per anni. Collura, dopo la morte di Sciascia (1989), gli avrebbe dedicato la grande biografia Il maestro di Regalpetra (1996), riconosciuta come una delle migliori sull'argomento.
Matteo Collura
Il dialogo muto con il volto di Antonello
Scrittore 1945
Matteo Collura è nato ad Agrigento il 14 agosto 1945, da padre grottese e madre nata in Libia da genitori siciliani di Favara. Cominciò al Giornale di Sicilia di Palermo, passò a L'Ora, fu corrispondente da Milano per Il Mattino, capo ufficio stampa della Rizzoli editoriale libri. Dal 1985 al 2005 è stato redattore culturale del Corriere della Sera, per cui ha scritto fino al 2016. Vent'anni di pagine culturali alla testata più letta del paese: in quelle colonne lettori di tutta Italia hanno conosciuto la cultura siciliana attraverso la sua firma.
L'esordio: una scheda di Calvino, una raccomandazione di Consolo
Il suo dattiloscritto d'esordio, Associazione indigenti, fu letto da Italo Calvino, che stilò una scheda entusiasta. Fu Vincenzo Consolo, allora lettore per Einaudi, a portarla a Milano e a sostenerne la pubblicazione. La scheda di Calvino si chiude con queste parole: «Ottimo libro, da pubblicare subito». Il titolo del libro fu suggerito dallo stesso Consolo, che per Einaudi scrisse anche il risvolto di copertina non firmato. Il libro uscì nell'autunno del 1979.
Da quel momento Consolo e Collura, i due siciliani a Milano, diventarono amici. Collura coltivò per tutta la vita anche un'altra grande amicizia letteraria: quella con Leonardo Sciascia, di cui sarebbe diventato uno dei principali biografi.
Sicilia sconosciuta, 1984
Il libro più popolare di Collura resta Sicilia sconosciuta, pubblicato da Rizzoli nel 1984 e più volte ristampato. Era un'operazione editoriale nuova: non guida turistica, non saggio storico, ma viaggio attraverso i luoghi minori e le piccole meraviglie sottratte al flusso del turismo di massa. Cefalù vi trovò posto non per la spiaggia o per il Duomo, ma proprio per il Mandralisca. Per un lettore settentrionale degli anni Ottanta, scoprire grazie a Collura che in una piccola galleria di Cefalù c'era un capolavoro di Antonello significava ricevere una rivelazione.
Il dialogo muto, 2007
Nel 2007 Collura pubblicò per Longanesi L'isola senza ponte. Uomini e storie di Sicilia. Una pagina di quel libro è dedicata al Mandralisca e al ritratto di Antonello. Si distingue, tra le molte scritte sull'argomento, per il suo tono privato, intimo, quasi diaristico.
Sono parole che non somigliano a quelle di Consolo né a quelle di Sciascia. Consolo aveva fatto del ritratto un personaggio storico e politico. Sciascia ne aveva fatto uno specchio antropologico. Collura sceglie una terza strada, più quieta e più personale: il ritratto è un interlocutore. Qualcuno a cui si torna come si torna da un amico. Un dialogo che ogni visita ricuce e rinnova.
Il binocolo rovesciato
Collura vive a Milano da più di quarant'anni. La Sicilia è rimasta il suo laboratorio letterario. In un'intervista ha spiegato: «Arrivando a Milano e abitandoci stabilmente ho potuto guardare la Sicilia dalla giusta lontananza per poterla giudicare. È come il binocolo rovesciato, si vede piccolo ma molto nitido». Il Mandralisca è una delle cose che si vedono meglio col binocolo rovesciato.
Oggi
Nel 2025 Matteo Collura ha compiuto ottant'anni. Le celebrazioni in suo onore sono cominciate ad Agrigento il 25 luglio con un primo appuntamento alla biblioteca Lucchesiana. Continua a scrivere per Il Messaggero. La sua Conversazione (im)possibile tra Luigi Pirandello e Leonardo Sciascia — in cui veste i panni di Pirandello — è stata rappresentata al Teatro Antico di Taormina, alla casa di Pirandello ad Agrigento, alla casa di Manzoni a Milano.
Antonio Fogazzaro
Daniele Cortis, 1885: Cefalù come luogo di esilio
Scrittore 1842-1911
Antonio Fogazzaro nacque a Vicenza il 25 marzo 1842 da una famiglia benestante. Cattolico fervente, scrittore di formazione tardo-romantica, si affermò nel 1881 con Malombra. Nel 1900 sarebbe diventato senatore del Regno; morì a Vicenza il 7 marzo 1911.
Il romanzo del 1885
Daniele Cortis fu il suo secondo romanzo. Terminato l'11 marzo 1884, fu pubblicato nel gennaio 1885 con immediato successo. Il cuore narrativo è una vicenda d'amore impossibile tra due cugini, Elena Carrer e Daniele Cortis. Lui è deputato al parlamento italiano, lei è sposata col barone siciliano Di Santa Giulia, anziano e dilapidatore.
Cefalù come arma di ricatto
Oberato di debiti di gioco, il barone Di Santa Giulia ricorre a un ricatto brutale: se non riceverà il denaro dalla famiglia di Elena, la esilierà nei suoi possedimenti siciliani.
Cefalù, nelle pagine di Fogazzaro, non è semplicemente un luogo: è un'arma. È la pena che il marito tiene sospesa sul capo della moglie.
La vita misera in città
Quando Elena finisce davvero a Cefalù, Fogazzaro descrive la sua vita lì come uno stato di mestizia perpetua. In una lettera che Elena scrive da Cefalù: «La mia stanzetta dà su una vasta spianata dove passa la ferrovia e ha dinanzi una montagnola tutta verde d'ulivi.» Sono dettagli precisi: la cintura ferroviaria che ancora oggi taglia la città — la linea Palermo-Messina aveva raggiunto Cefalù nel 1873. Fogazzaro non era mai stato a Cefalù, ma aveva costruito un'immagine credibile sulla base di letture e conversazioni.
Perché conta, anche se è scomodo
È una pagina scomoda per Cefalù. Nessuno si compiace di vedere la propria città presentata come luogo di confino. Ma è anche una pagina onesta e documentariamente preziosa. Tra Fogazzaro (1885) e Consolo (1976) passano novantun anni esatti: il primo dipinge Cefalù come luogo del confino sentimentale, il secondo ne fa il centro morale della letteratura siciliana del Novecento. Pochi luoghi italiani conoscono una metamorfosi letteraria così vertiginosa.
Il Museo Mandralisca
Il piccolo museo della stradetta di fronte al Duomo
Si trova in via Mandralisca, a pochi passi dalla piazza del Duomo. Nasce dal lascito del barone Enrico Pirajno di Mandralisca, che alla morte donò al Comune di Cefalù la sua biblioteca, le sue collezioni di conchiglie, oggetti d'arte e quadri. Tra questi, il pezzo più importante: il Ritratto d'ignoto di Antonello da Messina.
Un crocevia della letteratura siciliana
Il Mandralisca è uno dei rarissimi luoghi d'Italia che ha ricevuto la visita e la pagina di quattro scrittori distinti: Vincenzo Consolo (1976), Leonardo Sciascia (1983), Matteo Collura (2007). Tre amici, tre maestri, tre stili. Lo stesso ritratto. Il museo non è solo un monumento isolato: è un crocevia dove la letteratura siciliana ha ripetutamente scelto di interrogarsi sulla propria identità.
La passeggiata di Sciascia
Nel saggio del 1983 in Cruciverba, Sciascia ha indicato a generazioni di visitatori come arrivare al museo: dal Duomo, attraverso la «piazza luminosa che lo inquadra», si imbocca «la stradetta di fronte e a destra». Fatti pochi passi, si è al museo.
Il dialogo muto di Collura
Collura, che lo ha visitato innumerevoli volte nell'arco di una vita intera, ha scritto del Mandralisca le parole forse più calde mai dette su un museo italiano: «un dialogo muto, una complicità in qualche modo nata e mantenuta tra Lui e me». Il Mandralisca, secondo Collura, è uno di quei rari posti dove non si va per vedere qualcosa, ma per continuare una conversazione.
Il Ritratto d'ignoto
Un olio su tavola di trenta per venticinque centimetri
Il Ritratto d'ignoto marinaio di Antonello da Messina è un piccolo dipinto a olio su tavola di circa trenta per venticinque centimetri, conservato al Museo Mandralisca. È uno dei capolavori riconosciuti del Quattrocento italiano. Il barone Mandralisca lo acquistò nella bottega di uno speziale di Lipari.
Il volto interrogato da quattro scrittori
Lo stesso volto, su una tavola di trenta centimetri scarsi, ha attraversato la letteratura italiana del Novecento attraverso quattro sguardi.
Sciascia (1967, 1983): «Somiglia, ecco tutto.» Un volto archetipico, che è tutti e ciascuno. Il volto del siciliano nell'irriducibile sua ambiguità.
Consolo (1976): «Un sorriso ironico, pungente e nello stesso tempo amaro, di uno che molto sa e molto ha visto, sa del presente e intuisce del futuro.» Il volto come metafora politica del Risorgimento tradito.
Collura (2007): «Un dialogo muto, una complicità nata e mantenuta tra Lui e me.» Il volto come amico a cui si torna lungo una vita.
È la pagina più famosa di Consolo, e una delle più citate quando si parla di Antonello.
Antonello da Messina
Il pittore siciliano del Quattrocento
Pittore 1430 ca.-1479
Antonello da Messina (c. 1430-1479) è uno dei più grandi pittori italiani del Quattrocento. Maestro nell'uso della pittura a olio appresa dai fiamminghi, è autore di alcuni dei ritratti più celebri della pittura europea, tra cui quello conservato a Cefalù: il Ritratto d'ignoto.
L'ordine delle somiglianze
Nel 1967 Rizzoli pubblica nei suoi «Classici dell'Arte» il volume L'opera completa di Antonello da Messina, con un saggio introduttivo di Leonardo Sciascia intitolato L'ordine delle somiglianze. È in quel testo che Sciascia formula il concetto chiave: i ritratti di Antonello «somigliano». Sono l'idea stessa, l'archetipo, della somiglianza. Sarà quel saggio a fornire a Consolo la chiave del proprio romanzo del 1976.
Il barone Enrico Pirajno di Mandralisca
Nobile cefaludese, collezionista, studioso di malacologia
Storico XIX secolo
Enrico Pirajno, barone di Mandralisca, fu un nobile cefaludese realmente esistito nell'Ottocento. Collezionista, filantropo, studioso di malacologia (scienza che studia i molluschi), comprò il dipinto di Antonello da Messina nella bottega di uno speziale di Lipari. Alla sua morte, per testamento, lasciò al Comune di Cefalù la sua biblioteca, le conchiglie, gli oggetti d'arte. Da quel lascito nasce il Museo Mandralisca.
Personaggio del romanzo
Vincenzo Consolo prende questa figura reale e la trasforma in lente morale del suo romanzo. Attraverso Mandralisca, nobile illuminato che si interroga sulla giustizia e sulla storia, l'autore si fa portavoce del malessere delle genti siciliane. Sciascia, leggendo il romanzo, suggerisce che nel personaggio Consolo abbia messo «quel che mancava all'altro barone da lui conosciuto»: il poeta Lucio Piccolo di Capo d'Orlando, cugino di Tomasi di Lampedusa.
La rivolta di Alcara Li Fusi
17 maggio 1860, scenario centrale del romanzo di Consolo
Il 17 maggio 1860 ad Alcara Li Fusi, paese dei Nebrodi, scoppiò una rivolta contadina al passaggio delle truppe garibaldine. I contadini assaltarono il «casino dei nobili» trucidando con falci e coltelli numerose persone, tra cui un ragazzo. I garibaldini della colonna Medici, giunti dopo alcune settimane di anarchia, imprigionarono alcuni dei rivoltosi che, dopo un rapido processo, furono giustiziati.
È su questo episodio storico che Vincenzo Consolo costruisce la sua amara meditazione sul Risorgimento tradito. La rivolta diventa per il barone Mandralisca il momento di una presa di coscienza: descrittore e classificatore di molluschi, si ritrova alla fine dalla parte dei contadini che hanno massacrato i baroni come lui.
La Cattedrale di Cefalù
Fondata nel 1131 da Ruggero II d'Altavilla
La cattedrale fu fondata il 7 giugno 1131, giorno di Pentecoste, per volere di Ruggero II d'Altavilla, primo re di Sicilia. È la più antica delle grandi cattedrali normanne dell'isola, e precede quella di Monreale di oltre quarant'anni. Nel saggio del 1983, Sciascia indica il Duomo come il punto di partenza naturale di ogni visita a Cefalù: dalla piazza luminosa che lo inquadra parte la stradetta che conduce al Museo Mandralisca.
Il Cristo Pantocratore
Il pezzo più famoso della cattedrale è il Cristo Pantocratore che domina l'abside: un mosaico bizantino del 1148, alto circa tredici metri, realizzato da maestri chiamati da Costantinopoli.
Patrimonio UNESCO
Dal 2015 la cattedrale è parte del sito seriale UNESCO «Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale».
Il Cristo Pantocratore
Il mosaico bizantino del 1148
Il Pantocratore di Cefalù è alto circa tredici metri e domina l'abside della cattedrale. Fu realizzato nel 1148 — la data è incisa nella parte inferiore dell'abside — da maestri bizantini chiamati direttamente da Costantinopoli da Ruggero II.
È il più antico grande Pantocratore d'Italia. Precede quello di Monreale (1172-1189) di quasi quarant'anni, quello della Cappella Palatina di Palermo (1143-1154) di pochi anni, quello della Martorana di Palermo (anni Quaranta del XII secolo). Tutti questi mosaici si sono ispirati al modello di Cefalù.
La Rocca di Cefalù
Una rupe calcarea abitata fin dalla preistoria
La Rocca è una rupe calcarea che raggiunge i 270 metri sopra il livello del mare. La sua composizione, con presenza di fossili organogeni, ne rivela l'origine nell'era cretacica superiore. La presenza umana è documentata fin dalla preistoria: nelle grotte sul versante orientale (Grotta delle Giumente e Grotta delle Colombe) sono stati trovati frammenti di ceramica del XVI-XV secolo a.C.
Tempio di Diana e castello
Sulla sommità si trovano i resti del cosiddetto Tempio di Diana, costruito sopra una cisterna del IX secolo a.C., e di un castello normanno del XII secolo. Le mura megalitiche della città antica si saldano direttamente alle pareti strapiombanti della Rocca.
Le mura megalitiche
Pietre ciclopiche del V secolo a.C.
Le mura megalitiche sono le antiche fortificazioni della città greca di Kephaloidion, costruite tra la fine del V e l'inizio del IV secolo a.C. Si chiamano «megalitiche» o «ciclopiche» per le dimensioni dei blocchi di calcare locale, posati a secco, con spessore di tre metri e altezza originaria di sei.
Le mura seguivano la linea della costa fino ad agganciarsi alle pareti della Rocca. Avevano quattro porte: oggi sopravvive solo Porta Pescara. Lo studio di riferimento si deve all'archeologo Amedeo Tullio.
Le mura megalitiche sono più antiche della cattedrale di circa sedici secoli.
Cefalù greca: Kephaloidion
Una città indigena ellenizzata
Kephaloidion era il nome greco della città antica, da kephalís ("testa"), per la forma del promontorio. Non era una colonia greca classica come Siracusa, ma una città indigena ellenizzatasi gradualmente, che mantenne a lungo un'autonomia parziale. Le sue mura megalitiche servivano proprio a difendere questa autonomia.
Nel 307 a.C. la città fu conquistata dai siracusani. Nel 254 a.C. arrivarono i romani, che cambiarono il nome in Cephaloedium. Poi vennero i bizantini, gli arabi (che la chiamarono Gafludi), infine i normanni di Ruggero II.
Cefalù normanna
L'epoca di Ruggero II d'Altavilla
L'epoca normanna è quella che ha dato a Cefalù la sua forma definitiva. Ruggero II d'Altavilla (1095-1154), primo re del Regno di Sicilia fondato nel 1130, fece di Cefalù uno dei cantieri più importanti del nuovo regno: vi fondò la cattedrale nel 1131 e vi fece realizzare nel 1148 il Cristo Pantocratore.
Il regno normanno di Sicilia fu una delle esperienze culturali più sorprendenti del Medioevo europeo: unione di tradizioni latina, greca, araba sotto un'unica corona. La cattedrale di Cefalù è uno dei monumenti che testimoniano quella sintesi e che oggi sono riconosciuti dall'UNESCO.
Cefalù nell'Ottocento
Il secolo del barone Mandralisca
L'Ottocento è il secolo in cui Cefalù entra per la prima volta nella geografia letteraria italiana, e lo fa attraverso due figure: il barone Enrico Pirajno di Mandralisca, nobile illuminato, collezionista, studioso, che lascerà alla città quello che oggi conosciamo come Museo Mandralisca; e indirettamente Antonio Fogazzaro, che nel 1885 ne fa il luogo di esilio di Elena Carrer in Daniele Cortis.
È anche il secolo che vede arrivare la modernità infrastrutturale: la linea ferroviaria Palermo-Messina raggiunse Cefalù nel 1873, dato citato anche da Fogazzaro nella descrizione della «vasta spianata dove passa la ferrovia». E sarà sullo sfondo dei moti risorgimentali del 1860 — in particolare della rivolta di Alcara Li Fusi — che, quasi un secolo dopo, Vincenzo Consolo ambienterà il suo romanzo più famoso.
Cefalù UNESCO
Patrimonio mondiale dell'umanità dal 2015
Nel 2015 l'UNESCO ha inserito la cattedrale di Cefalù nel sito seriale «Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale», riconoscendo il valore eccezionale dell'architettura medievale siciliana come testimonianza della convivenza di culture diverse — latina, greca, araba — sotto il regno normanno.
Il sito include monumenti di Palermo (Cappella Palatina, Cattedrale, Martorana, San Giovanni degli Eremiti, San Cataldo, Zisa, Cuba, Ammiraglio, Ponte dell'Ammiraglio), la cattedrale di Cefalù e la cattedrale di Monreale.