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Jack London: i 3 istinti che decidono la sopravvivenza nel romanzo Il richiamo della foresta

Mario Macaluso 24.10.2026 5 min di lettura
Jack London: i 3 istinti che decidono la sopravvivenza nel romanzo Il richiamo della foresta
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Pubblicato nel 1903, Il richiamo della foresta è il romanzo che ha reso Jack London famoso in tutto il mondo e uno dei libri più letti della letteratura americana. È spesso considerato una lettura per ragazzi, e generazioni di giovani lettori lo hanno scoperto a scuola, ma dietro la storia avventurosa di un cane trascinato nel gelo del Nord si nasconde una riflessione dura e profonda sulla natura degli esseri viventi, sulla civiltà e su ciò che resta quando la civiltà viene meno. London conosceva bene quei luoghi: aveva partecipato in prima persona alla corsa all'oro del Klondike, alla fine dell'Ottocento, e da quell'esperienza aveva tratto immagini, personaggi e soprattutto una visione del mondo.

Il protagonista è Buck, un grosso cane che vive tranquillo nella tenuta del giudice Miller, in California. La sua esistenza è comoda e protetta, finché un aiutante giardiniere, Manuel, lo rapisce e lo vende per pagare i propri debiti di gioco. In quegli anni la scoperta dell'oro nel Grande Nord ha fatto salire il valore dei cani forti, capaci di trainare le slitte sulla neve. Buck viene così spedito verso un mondo completamente diverso, dove nessuna delle regole che conosceva ha più valore. Il suo viaggio è scandito da tre istinti che, uno dopo l'altro, prendono il sopravvento e decidono la sua sopravvivenza.

L'istinto di adattarsi

Il primo istinto che Buck deve imparare a seguire è quello dell'adattamento. Appena arrivato nel nuovo ambiente, il cane si scontra con una realtà brutale. Un uomo con un maglione rosso lo colpisce ripetutamente con un randello, e Buck capisce per la prima volta una lezione che non dimenticherà: chi ha in mano il bastone comanda. Poco dopo assiste alla morte di Curly, una cagna mite e amichevole, aggredita e sbranata dagli altri cani. Da questi episodi Buck ricava la legge che governa il suo nuovo mondo, quella del bastone e della zanna. Non c'è spazio per la gentilezza né per la fiducia ingenua, e chi cade a terra durante uno scontro non ha più possibilità di rialzarsi. È una scoperta traumatica per un animale cresciuto tra le comodità di una casa, ma è anche il primo passo di un cambiamento che non si fermerà più.

Buck impara in fretta. Scopre come scavare una buca nella neve per dormire al riparo dal gelo, come mangiare velocemente prima che altri gli rubino il cibo, come resistere alla fatica del traino sotto la guida di François e Perrault, i due corrieri canadesi che lo acquistano. London descrive questa trasformazione come una vera e propria rieducazione: le abitudini della vita domestica si sgretolano, e al loro posto emerge un animale più duro, più attento, più capace di sopravvivere. Adattarsi, in quel mondo, non è una scelta ma una condizione necessaria per non morire.

L'istinto di dominare

Il secondo istinto è quello del dominio. Nella muta che traina la slitta esiste una gerarchia precisa, e al vertice c'è Spitz, il cane capo, esperto, astuto e spietato. Tra lui e Buck nasce fin da subito una rivalità che cresce giorno dopo giorno. Buck non accetta di sottomettersi, e con abilità comincia a minare l'autorità del rivale, schierandosi dalla parte dei cani più deboli e alimentando il disordine nella squadra. Lo scontro finale è inevitabile: una lotta all'ultimo sangue sotto la luce della luna, circondata dagli altri cani in attesa, da cui Buck esce vincitore.

Conquistato il posto di guida, Buck si rivela un capo straordinario, capace di riportare disciplina nella muta e di rendere la slitta più veloce che mai. In questo passaggio London mostra un aspetto essenziale della sua visione: nella natura selvaggia la forza da sola non basta, serve anche l'intelligenza, la capacità di aspettare il momento giusto e di leggere le debolezze dell'avversario. Buck non è il più feroce, ma è il più adatto a vincere. L'istinto di dominio, però, non è ancora l'ultimo stadio della sua trasformazione, perché qualcosa di ancora più profondo sta per risvegliarsi.

L'istinto ancestrale

Il terzo istinto è quello che dà il titolo al romanzo. Dopo essere passato attraverso padroni diversi, tra cui un gruppo di viaggiatori inesperti e crudeli, Hal, Charles e Mercedes, che sfiancano la muta fino allo stremo, Buck viene salvato da John Thornton. Con lui conosce per la prima volta un affetto vero, fatto di rispetto e devozione reciproca. Per Thornton Buck è disposto a tutto, e più di una volta gli salva la vita. Eppure, proprio mentre vive il legame più profondo con un essere umano, qualcosa dentro di lui comincia a chiamarlo altrove.

È il richiamo della foresta, una voce antica che sembra arrivare dalle profondità del tempo, dai lupi e dagli antenati selvatici dei cani. Buck si allontana sempre più spesso dall'accampamento, corre nei boschi, caccia da solo, stringe amicizia con un lupo. Quando Thornton viene ucciso dagli indiani Yeehat, l'ultimo filo che lo legava agli uomini si spezza. Buck vendica il suo padrone e poi risponde definitivamente al richiamo, unendosi a un branco di lupi. Il romanzo si chiude con l'immagine di un animale che è diventato leggenda tra i nativi, una presenza spettrale che torna ogni anno nel luogo in cui Thornton è morto.

Il richiamo della foresta è un racconto di formazione al contrario. Invece di passare dalla natura alla civiltà, Buck compie il percorso opposto, spogliandosi di tutto ciò che la vita domestica gli aveva dato fino a ritrovare la propria essenza più antica. London, influenzato dalle teorie evoluzionistiche del suo tempo, costruisce una parabola in cui la sopravvivenza dipende dalla capacità di riconoscere e seguire i propri istinti. Ma il libro non è soltanto un manifesto della legge del più forte. È anche una storia di lealtà, perché il rapporto tra Buck e Thornton resta uno dei ritratti più commoventi di amicizia tra uomo e animale mai scritti. Rileggerlo da adulti significa scoprire quanto sia ambiguo e potente il suo messaggio: la civiltà è una sottile pellicola, e sotto di essa continua a battere un cuore selvaggio che aspetta solo il momento di essere ascoltato.

Mario Macaluso Il Blog di Mario
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