C'è una cosa che chi visita Cefalù raramente sa, perché le guide turistiche non la dicono mai abbastanza chiara. La cattedrale che si vede salendo da corso Ruggero, con le sue due torri normanne fuori scala rispetto al resto del paese, non è semplicemente "una bella cattedrale siciliana". È la prima. La più antica delle grandi cattedrali normanne dell'isola, quella da cui sono partite tutte le altre.
La prima pietra fu posata il 7 giugno 1131, giorno di Pentecoste, per volere di Ruggero II d'Altavilla. Quarantun anni prima che a Monreale Guglielmo II iniziasse a costruire la sua. Quasi un secolo prima che la Sicilia entrasse nell'orbita degli Svevi di Federico II. Quando si parla di arte arabo-normanna in Sicilia, Cefalù non è un capitolo intermedio: è il primo capitolo del libro.
La leggenda del voto e la verità storica
La storia che tutti raccontano è quella del voto. Ruggero, di ritorno da Salerno, viene sorpreso da una tempesta. Promette al Cristo Salvatore una chiesa nel luogo in cui sbarcherà sano e salvo. Approda a Cefalù. Costruisce la cattedrale per gratitudine. Una storia bellissima, popolare, romantica. E quasi certamente falsa.
Lo dicono i documenti contemporanei. Il diploma di dotazione della cattedrale del 1145 — conservato proprio dentro la cattedrale — non menziona alcun voto, alcuna tempesta, alcun naufragio. Parla di "devozione" verso il Salvatore e di suffragio per le anime dei genitori di Ruggero. Idem un diploma dell'arcivescovo di Messina del 1131. La leggenda del voto compare nei documenti solo nel Trecento, due secoli dopo i fatti, in un manoscritto fatto compilare da fra Tommaso da Butera. Lo storico Isidoro Carini, dopo averla studiata a fondo, ha concluso senza esitazioni che si tratta di una costruzione tardiva, "elaborata appositamente per illustrare la fondazione del Duomo".
Perché allora Ruggero costruì davvero la cattedrale qui? Le ragioni vere erano probabilmente più pragmatiche e più politiche. Cefalù era un punto strategico sulla costa nord, protetto dalla rocca, fortificato naturalmente. Una cattedrale di queste dimensioni — fuori scala rispetto a un paese di pescatori — aveva anche una funzione difensiva e simbolica. Era un atto di sovranità, una bandiera in pietra, un modo di dire "questo è territorio del nuovo regno normanno". Meno romantico del voto, ma più interessante storicamente.
Il Cristo Pantocratore del 1148: il vero modello di tutti gli altri
Il pezzo più importante della cattedrale, quello per cui Cefalù entra di diritto nella storia dell'arte mondiale, è il Cristo Pantocratore che domina l'abside. La data è quasi certa: 1148. È incisa nella parte inferiore dell'abside, in un'iscrizione che riporta anche il nome del committente, Ruggero II. È un'informazione preziosa perché ci permette di datare con precisione quello che è uno dei mosaici bizantini più importanti d'Italia.
E qui viene il punto che cambia tutto. Il Pantocratore di Monreale, quello che attira ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, è stato realizzato durante la costruzione del duomo monrealese voluto da Guglielmo II, cioè tra il 1172 e il 1189. Il Pantocratore della Cappella Palatina, a Palermo, risale alla decorazione dell'estremità orientale della chiesa, databile 1143-1154. Quello della Martorana, sempre a Palermo, è degli anni Quaranta del Dodicesimo secolo.
Cefalù è il primo. Tra 24 e 41 anni in vantaggio sui suoi cugini più famosi. Maestri bizantini chiamati direttamente da Costantinopoli realizzarono qui, in un piccolo paese di pescatori normanno-arabo, il primo grande Cristo Pantocratore di tutta l'Italia normanna. Da quel modello sono partiti tutti gli altri. Monreale è la versione spettacolare e narrativa. Cefalù è l'archetipo: severo, frontale, essenziale, definitivo.
Perché il Pantocratore di Cefalù è più importante di quello di Monreale
Detta così sembra una provocazione campanilista, ma non lo è: è quello che dicono concordemente gli storici dell'arte. Il Pantocratore di Monreale è inserito dentro un programma narrativo grandissimo — più di 6.500 metri quadri di mosaici che raccontano scene della Bibbia. È un libro illustrato monumentale. Bellissimo, ma è "una pagina" di un libro più largo.
Quello di Cefalù è invece solo lui. L'abside è dominata dal Cristo, dalla Madonna sotto, dagli arcangeli, dagli apostoli ai lati. Nessuna scena, nessuna narrazione, nessuna storia da raccontare. Solo il Cristo che guarda fisso davanti a sé, con la mano destra alzata in benedizione e il Vangelo aperto sulla mano sinistra. È una teologia visiva pura, senza distrazioni. Per molti studiosi è l'immagine più armoniosa, più equilibrata, più "perfetta" dell'intera tradizione dei Pantocratori bizantini in Italia. Quello di Cefalù è il volto del Cristo medievale che resta a tutti negli occhi anche quando hanno visto tutti gli altri.
E poi c'è un dettaglio tecnico che fa la differenza. La superficie totale dei mosaici di Cefalù è di poco più di 600 metri quadri. Quella di Monreale di oltre 6.500. Dieci volte di più. Eppure a Cefalù il Cristo è alto circa tredici metri: imponente, dominante, in proporzione perfetta con lo spazio dell'abside. È un caso paradigmatico di come la qualità non dipenda dalla quantità.
Una città intera intorno a una chiesa
La cattedrale di Cefalù non si capisce se non si guarda anche cosa c'è intorno. Il paese — quattordicimila abitanti oggi, molti meno allora — si è organizzato intorno a questa costruzione fuori scala, come un anello intorno a un nucleo. Le case del centro storico si addossano al lato della cattedrale. Le piazze si dispongono per dare aria. Le strade arrivano lì e ripartono. Per quasi mille anni Cefalù è stata letteralmente una città fatta intorno alla sua cattedrale, e si vede ancora oggi camminando per i vicoli.
Nel 2015 questa storia ha ricevuto un riconoscimento ufficiale. L'UNESCO ha incluso la cattedrale di Cefalù — insieme a quelle di Monreale e ai monumenti di Palermo — nel sito seriale "Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale", patrimonio dell'umanità. Per la prima volta, in modo formale, Cefalù è entrata nella stessa lista delle grandi cattedrali della Sicilia. Era ora.
La prossima volta che ci entrate
La prossima volta che entrate nella cattedrale di Cefalù, fermatevi un secondo in fondo, prima di avvicinarvi all'abside. Guardate il Cristo a distanza. Ricordatevi che è del 1148. Che prima di lui, in tutta l'Italia normanna, non c'era niente di simile. Che dopo di lui, per i cento anni successivi, tutti gli altri hanno cercato di rifare quello che lui aveva fatto per primo. Monreale è grande. La Palatina è preziosa. La Martorana è raffinata. Ma Cefalù era già lì, e li guardava dall'alto della sua abside, prima che fossero anche solo immaginati.
È una cosa che dovremmo dire più spesso ai turisti che arrivano. E forse anche a noi stessi.