Land di Maggie O'Farrell: una storia irlandese tra memoria, terra e appartenenza
C'è un momento, nella storia di ogni Paese, in cui qualcuno decide di disegnarne i confini, dare un nome a ogni collina, misurare ogni campo. In Irlanda quel momento ha avuto il volto dell'Ordnance Survey, il grande rilevamento cartografico con cui l'amministrazione britannica, nel corso dell'Ottocento, mappò l'isola palmo a palmo. Da qui parte Land, il nuovo romanzo di Maggie O'Farrell, arrivato nelle librerie italiane il 6 ottobre 2026 con Guanda, nella collana Narratori della Fenice, con il sottotitolo Una storia irlandese e la traduzione di Stefania De Franco.
Uscito nel Regno Unito a giugno 2026 per Tinder Press, con lo stesso titolo dell'originale, il libro è il decimo romanzo della scrittrice e arriva dopo il successo di Hamnet e de Il ritratto di matrimonio. Questa volta però O'Farrell lascia l'Inghilterra elisabettiana e l'Italia rinascimentale per tornare a una terra che le appartiene da vicino.
Un'autrice tra due isole
Maggie O'Farrell è nata nell'Irlanda del Nord ed è cresciuta in gran parte in Scozia, dove vive ancora oggi. È membro della Royal Society of Literature, autrice di romanzi che uniscono una scrittura curata a trame avvincenti. Con Hamnet, dedicato al figlio di Shakespeare morto bambino, ha vinto il Women's Prize for Fiction nel 2020; il libro è poi diventato un film, alla cui sceneggiatura lei stessa ha collaborato. Prima ancora aveva pubblicato il memoir Io sono, io sono, io sono.
Le radici di Land affondano nella sua storia familiare. Il suo trisavolo lavorò davvero per l'Ordnance Survey a partire dalla fine degli anni Quaranta dell'Ottocento, subito dopo la Grande Carestia, e il figlio di lui, prima di diventare a sua volta cartografo, passò un periodo tra i gesuiti. Di entrambi si sa pochissimo, perché i lavoratori irlandesi non potevano firmare il proprio lavoro. L'autrice ha raccontato di aver ritrovato una parte dei taccuini e delle mappe del suo antenato alla National Library of Scotland, e di aver visto prendere forma il romanzo solo quando, durante un viaggio in treno tra Belfast e Dublino, le è venuta in mente la prima frase.
Una famiglia sulla penisola
La storia si apre nel 1865. L'Irlanda porta ancora addosso le ferite della carestia e dell'emigrazione di massa, e Tomás lavora con il figlio Liam, di dieci anni, al rilevamento britannico che deve tradurre l'isola in mappe precise. Tomás è un uomo che conosce bene la miseria: da ragazzo è stato tolto da una workhouse e il mestiere di cartografo gli ha dato una vita migliore. Un incontro misterioso in un bosco, però, incrina il suo equilibrio e lo spinge a ribellarsi alle regole imposte dagli inglesi, con il rischio di scaricare sulle spalle del figlio un peso troppo grande.
Da quel momento la vita della famiglia cambia. Tomás porta i suoi da Dublino all'estremo opposto del Paese, in una casa in rovina accanto a quel bosco, su una penisola che l'autrice non identifica con un luogo reale. Attorno a lui si muovono la moglie Phina, la figlia maggiore Enda, che sogna di viaggiare oltre i confini delle mappe e rifiuta il destino che le viene assegnato, la sorella Rose e il piccolo Eugene, che non parla ma sembra avere un legame istintivo con la natura. Sullo sfondo c'è il visconte, il proprietario terriero che tiene in pugno la vita del villaggio.
Una struttura a strati
Land non procede in linea retta. Il romanzo è diviso in parti e, già nella prima, alterna più piani temporali: l'anno del rilevamento, l'infanzia di Tomás e un futuro in cui ritroviamo Liam adulto. Un'altra sezione allarga ancora lo sguardo e attraversa la storia lunghissima di quel lembo di terra, raccontandola a partire da una sorgente sacra nascosta nel bosco, come se il vero protagonista fosse il luogo stesso.
Accanto al realismo storico, O'Farrell intreccia i miti irlandesi che il padre le leggeva da bambina, quelli di Fionn mac Cumhaill, di Oisín e del salmone della conoscenza. Il risultato è un racconto in cui la saga familiare, la memoria collettiva e l'immaginario popolare si sovrappongono, con una prosa che alterna pagine molto dure a spiragli di speranza. Per le scene della carestia, l'autrice ha scelto di restare il più vicino possibile alle testimonianze dirette, convinta che certi capitoli della storia non vadano inventati.
Mappe, nomi e possesso
Il cuore del libro sta in una domanda semplice solo in apparenza: a chi appartiene una terra? Il rilevamento nasceva per ragioni fiscali, ma una mappa non è mai neutra. Stabilisce confini, fissa proprietà, decide quali nomi resteranno e quali verranno sostituiti da una versione inglese. Per chi vive su quei campi, un segno sulla carta può significare una tassa o uno sfratto. O'Farrell ha spiegato più volte che, a suo modo di vedere, fin dall'epoca romana disegnare un territorio è stato difficile da separare dal desiderio di possederlo.
Il gesto di ribellione di Tomás nasce proprio da qui, dal rapporto tra la lingua e il paesaggio. Un toponimo irlandese racconta spesso la forma di una collina, la presenza di una fonte, un fatto accaduto secoli prima; tradurlo o cancellarlo vuol dire spezzare un filo che lega le persone ai luoghi. Nel romanzo la terra non appartiene soltanto ai vivi: è abitata dai morti della carestia, dagli emigrati, dalle figure del mito.
Che cosa resta di un luogo
Con Land Maggie O'Farrell scrive anche di sé, della vita che avrebbe potuto avere se la sua famiglia fosse rimasta in Irlanda e di quel senso di appartenenza diviso che conosce chi cresce lontano dalle proprie origini. Il romanzo segue i figli di Tomás anche oltre l'isola, dentro la grande diaspora irlandese, e mostra come le famiglie possano disperdersi senza smettere di portare con sé frammenti della casa perduta.
È forse questo il motivo per cui il libro parla anche a chi non ha mai messo piede in Irlanda. Ogni Paese ha i suoi nomi di contrada che stanno scomparendo, le sue terre abbandonate, i suoi emigrati che ricordano un paesaggio che non esiste più. L'autrice ha detto di sperare che i lettori, chiuso il libro, guardino con occhi diversi i nomi dei posti in cui vivono e la storia che custodiscono. E voi, sapete da dove viene il nome del luogo in cui siete cresciuti?