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Le ali in una stanza di Milena Palminteri: il peso del passato e il coraggio di cambiare

Mario Macaluso 21.10.2026 6 min di lettura
Le ali in una stanza di Milena Palminteri: il peso del passato e il coraggio di cambiare
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Ci sono libri che arrivano in libreria con una responsabilità in più, e il secondo romanzo di Milena Palminteri è uno di questi. Dopo il successo di Come l'arancio amaro, l'esordio uscito nel 2024 che ha vinto il Premio Bancarella 2025, ha superato le trecentocinquantamila copie ed è stato tradotto in diciassette Paesi, la scrittrice palermitana torna con Le ali in una stanza, pubblicato da Bompiani nella collana Narratori italiani e uscito il 6 ottobre 2026. Sono 384 pagine che riportano il lettore in Sicilia, questa volta nel cuore di Palermo.

La storia attraversa quasi quarant'anni, dalla Palermo del Liberty a quella della ricostruzione postbellica, e segue una famiglia che prova a costruire qualcosa di bello mentre la storia, la malattia e gli interessi criminali cercano di toglierle il respiro. Al centro c'è una domanda che dà senso al titolo: che cosa serve per spiccare il volo quando lo spazio intorno a noi sembra una stanza chiusa?

Un'autrice venuta dagli archivi

La biografia di Milena Palminteri spiega molto del suo modo di raccontare. Nata a Palermo e residente a Salerno, ha passato l'intera vita professionale come conservatrice negli archivi notarili, a contatto quotidiano con atti, testamenti, compravendite e fascicoli in cui le esistenze delle persone comuni lasciano tracce asciutte ma eloquenti. Proprio dirigendo l'archivio di Salerno, all'inizio degli anni Ottanta, si imbatté nella vicenda di un neonato e di una madre accusata di averlo comprato: da quel fascicolo, decenni dopo, è nato Come l'arancio amaro.

È un debutto arrivato in età matura, e forse anche per questo la sua scrittura ha una pazienza particolare. Palminteri non ha fretta di stupire: costruisce i personaggi dentro il loro tempo, li lascia muovere tra luoghi riconoscibili e fa emergere i sentimenti attraverso le scelte concrete, più che attraverso le dichiarazioni. Con il nuovo romanzo conferma questa impostazione.

Palermo, 1914: il sogno di Giulio Jacona

Il romanzo si apre nell'estate del 1914. Giulio Jacona si è appena laureato in Architettura e il suo relatore, Ernesto Basile, il maestro del Liberty che ha cambiato il volto di Palermo, gli offre un posto nel suo studio. Giulio però rifiuta. Ha un altro progetto, più rischioso e più personale: trasformare il piccolo albergo di famiglia, il Kemonia, in un edificio moderno, capace di proporre un'idea di eleganza nuova.

Il cuore di questo progetto è un giardino pensile sul tetto, popolato di uccelli. A dargli forma contribuisce Irene Scordato, una giovane di buona famiglia cresciuta dalla sorella Ninì, appassionata di piante e animali, che Giulio incontra in una libreria nell'agosto di quello stesso anno. Da quell'incontro nasce una stagione di desideri e di possibilità. Intorno a loro c'è la Palermo della Belle Époque, con le sue ville, i caffè, il Grand Hotel delle Palme che era stato dimora degli Ingham, l'università, una città che sembra credere nel futuro.

Ma il 1914 è anche l'anno in cui l'Europa precipita nella Prima guerra mondiale, e il conflitto spezza progetti e illusioni. Poi arriva la poliomielite, che colpisce la famiglia e cambia di nuovo le prospettive. Il volo che Giulio e Irene avevano immaginato si interrompe, o almeno deve trovare altre strade.

Il 1950 e la città da ricostruire

La seconda parte del romanzo salta al 1950. Palermo esce dalla Seconda guerra mondiale ferita e piena di macerie, e la ricostruzione diventa la grande occasione di arricchimento per chi sa muoversi tra appalti, licenze e favori. È il momento in cui la mafia comincia a mettere le mani sull'edilizia cittadina. Anche il Kemonia, segnato dagli anni, ha bisogno di rinascere, e la famiglia Jacona si trova davanti a un bivio.

A rimettere in moto le cose è l'arrivo di una giovane donna piena di energia, che entra nella vita dei Jacona e apre possibilità che nessuno sembrava più vedere. Senza anticipare come si sviluppa la vicenda, si può dire che il romanzo usa questo passaggio per interrogarsi su chi decide il destino di una città: chi la costruisce con cura o chi la divora per profitto. La difesa della bellezza diventa così una questione civile, che riguarda la legalità e il patrimonio comune tanto quanto i sogni privati.

Il peso del passato

Ciò che lega le due epoche è il peso di ciò che è stato. I personaggi portano addosso lutti, rinunce e sentimenti mai detti: Giulio, per esempio, ha perso la madre Cristina per tubercolosi quando aveva dieci anni, e il suo ricordo continua a spingerlo a migliorarsi. Il passato, in queste pagine, non è soltanto un fardello ma anche una riserva di memoria con cui fare i conti.

La città stessa funziona come un personaggio che invecchia insieme ai suoi abitanti. La Palermo del Liberty, elegante e piena di promesse, e quella del dopoguerra, esposta alla speculazione, sono due volti dello stesso luogo, e il confronto tra le due mostra quanto sia fragile ciò che una generazione costruisce. Palminteri alterna con equilibrio vicenda privata e trasformazioni collettive.

Il coraggio di cambiare

Il titolo racchiude l'immagine più forte del libro: delle ali chiuse in uno spazio limitato. Gli uccelli del giardino pensile non sono un semplice ornamento, ma la metafora di un desiderio che resiste anche quando le circostanze lo comprimono. Il volo, qui, non significa fuga dalla realtà, ma la volontà di superare i limiti imposti dalla guerra, dalla malattia, dalla violenza e dalle convenzioni sociali. Il romanzo suggerisce che per volare lontano non servono ali grandi, ma la decisione di aprirle.

Cambiare, per i personaggi di Palminteri, vuol dire spesso dire di no: alla carriera sicura, alla rassegnazione, alla logica di chi pensa che tutto si possa comprare. Ed è significativo che, nella seconda parte, la spinta al rinnovamento arrivi da una donna, in un'epoca in cui lo spazio concesso alle donne era ancora angusto.

Con una prosa elegante e descrizioni vivide, Le ali in una stanza conferma una scrittrice capace di unire romanzo familiare, affresco storico e riflessione civile. Resta, a lettura conclusa, la domanda che i suoi personaggi si pongono in ogni stagione della loro vita, e che riguarda anche noi: quante volte abbiamo tenuto le ali chiuse per paura, e che cosa ci servirebbe davvero per aprirle?

Mario Macaluso Il Blog di Mario
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