Le vite nascoste di Patrick Ryan: le esistenze segrete dietro le apparenze
Ci sono romanzi che raccontano grandi eventi e altri che raccontano ciò che quegli eventi lasciano dentro le case, nei matrimoni, nei figli che arrivano dopo. Le vite nascoste di Patrick Ryan appartiene alla seconda famiglia. Pubblicato da Neri Pozza nella collana I Narratori delle Tavole, in libreria dal 20 ottobre 2026 con la traduzione di Laura Prandino, è la versione italiana di Buckeye, il libro che negli Stati Uniti, uscito nel settembre 2025, è entrato nella classifica dei bestseller del New York Times.
Il soprannome dell'Ohio, lo Stato dell'ippocastano americano, dà il titolo originale al romanzo, e l'Ohio è il suo mondo. Una cittadina inventata, poche migliaia di abitanti, due famiglie che si conoscono da sempre e un segreto che le lega per quarant'anni. Su questa trama apparentemente semplice Ryan costruisce un affresco che attraversa la seconda metà del Novecento americano, dalla fine della Seconda guerra mondiale agli ultimi decenni del secolo, e si interroga su quanto pesi ciò che non viene detto.
Un autore arrivato tardi al romanzo
Nato a Washington nel 1965 e cresciuto in Florida, Patrick Ryan ha scritto racconti per una decina d'anni prima di pubblicare il suo primo libro. Le sue raccolte, Send Me e The Dream Life of Astronauts, sono state accolte con favore dalla critica americana, e nel frattempo ha firmato alcuni romanzi per ragazzi. Ha lavorato per quattro anni alla rivista Granta e oggi dirige One Story, uno dei periodici letterari statunitensi più attenti alla forma breve.
Le vite nascoste è dunque il suo primo romanzo per adulti, e si sente. C'è la pazienza di chi è abituato a lavorare sul dettaglio, sulla scena circoscritta, sul gesto che rivela un carattere. Lo stesso Ryan ha raccontato che il libro gli ha richiesto circa otto anni, tra stesura e revisioni, con molte scene e figure scartate lungo la strada e una mappa della cittadina appesa per anni alla parete dello studio.
Un bacio nel giorno della vittoria
Tutto comincia nell'aprile del 1945 a Bonhomie, Ohio. La radio annuncia la resa della Germania e Cal Jenkins si trova nella ferramenta del suocero quando Margaret Salt entra nel negozio e, nell'euforia del momento, lo bacia. Lui è sposato con Becky, lei con Felix, che presta servizio in marina, lontano da casa. È un gesto di pochi secondi, ma da quel momento le loro vite e quelle delle generazioni successive non saranno più le stesse.
Ryan dà a ciascuno dei quattro protagonisti una ferita propria. Cal è un uomo segnato non dalla guerra ma dall'impossibilità di combatterla, e porta con sé una forma di esclusione che nessuno vede. Becky è dotata di doni spirituali che le permettono di mettere in contatto i vivi con i morti. Margaret è decisa a lasciarsi alle spalle il proprio passato. Felix, al fronte, vive un'esperienza che lo cambia profondamente e rientra in un matrimonio nel quale porta un segreto che riguarda la sua stessa natura. Nessuno di loro è un personaggio di contorno: l'autore ha spiegato di volere che il lettore comprenda le ragioni di tutti, perché ciascuno è convinto di agire nel modo giusto.
Due famiglie e la generazione successiva
Il romanzo non si ferma ai quattro adulti. Gli anni passano, l'America si ritrova in un'altra guerra combattuta lontano da casa, e sulla scena compaiono i figli delle due coppie, che crescono dentro una rete di silenzi di cui non conoscono l'origine. L'ultima parte del libro è dedicata in buona misura a loro, e qui il disegno dell'autore si chiarisce: ciò che i genitori hanno taciuto non scompare, ma si trasmette, cambia forma, ricade su chi viene dopo.
L'editore italiano parla di esistenze ordinarie ma difficili, fatte di occasioni perdute, rimpianti tenaci e fratture che non si ricompongono. Sono personaggi fragili nel corpo o nell'anima, alcuni con doti fuori dal comune, altri nascosti dietro verità inconfessabili. Amano e abbandonano, feriscono e proteggono, vengono desiderati e respinti. Sullo sfondo scorrono il boom del dopoguerra e i mutamenti del secolo, ma al centro restano le case e i negozi di una piccola comunità.
Il segreto come forma di vita
Il punto di partenza del libro è biografico. Ryan ha scoperto, molto tempo dopo i fatti, che sua nonna, ricordata in famiglia come una donna profondamente religiosa, aveva tenuto nascosta per decenni una relazione in una piccola città dell'Ohio. Da quella rivelazione è nata la domanda che regge tutto il romanzo: come si fa, concretamente, a custodire un segreto così grande per così tanto tempo?
È qui che il titolo italiano trova la sua ragione. Le vite nascoste non sono soltanto quelle clandestine, gli incontri rubati, le identità che non si possono dichiarare in un'America che non le avrebbe accettate. Sono anche le vite parallele che ognuno conduce dietro la facciata della rispettabilità: la moglie modello, il marito irreprensibile, il commerciante stimato da tutti. Ryan mostra come il segreto non sia un episodio ma una condizione permanente, qualcosa che finisce per definire chi lo custodisce almeno quanto ciò che nasconde.
Il lungo lavoro del perdono
Se il segreto è il motore della storia, il suo cuore, ha detto l'autore, è il perdono. Non il perdono come scena madre, come riconciliazione improvvisa davanti a una verità finalmente svelata, ma come processo lento, mai concluso, che chiede di essere rinnovato ogni giorno. Non c'è compiacimento nel mostrare inganni e tradimenti, né la tentazione di giudicare chi li ha commessi. C'è piuttosto il tentativo di capire che cosa resta possibile tra persone che si sono fatte del male.
In questo senso Le vite nascoste parla anche al lettore di oggi, abituato a pensare che tutto vada detto, mostrato, condiviso. Il libro suggerisce che ogni esistenza ha zone d'ombra che nessuna confessione esaurisce, e che la convivenza con gli altri si regge spesso su ciò che si sceglie di non sapere o di accettare senza capire fino in fondo. Resta allora la domanda che il romanzo consegna a chi arriva all'ultima pagina: quanto conosciamo davvero le persone che amiamo, e quanto di noi siamo disposti a lasciar vedere?