Lev Tolstoj: i 5 conflitti tra amore e società nel romanzo Anna Karenina
Tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo. Con questo incipit, tra i più citati della letteratura mondiale, Lev Tolstoj apre Anna Karenina, il romanzo uscito a puntate sul Russkij Vestnik a metà degli anni Settanta dell'Ottocento e poi raccolto in volume. Non è soltanto la storia di un adulterio, come spesso si sente dire, ma un affresco della Russia aristocratica, attraversato da una domanda che resta attualissima: fino a che punto una persona può seguire i propri sentimenti senza pagarne il prezzo davanti alla società? Anna, moglie di un alto funzionario e madre di un bambino, si innamora del conte Vronskij e decide di non nascondere la sua passione. Da quel momento il romanzo diventa un campo di battaglia tra il desiderio individuale e le regole del mondo. Sono cinque i conflitti principali che Tolstoj mette in scena, e ognuno di essi illumina un aspetto diverso del rapporto tra amore e società.
Il matrimonio come contratto sociale
Il primo conflitto nasce dentro la casa di Anna. Suo marito, Aleksej Aleksandrovič Karenin, è un uomo rispettato, rigoroso, devoto alla carriera e alle convenienze. Non è un mostro, e Tolstoj ha cura di mostrarne anche le fragilità, ma è incapace di slanci, di calore, di ascolto. Il loro matrimonio funziona come un'istituzione: garantisce rispettabilità, posizione, stabilità, ma non conosce la passione. Quando Anna incontra Vronskij, scopre per contrasto quanto la sua vita fosse spenta. La reazione di Karenin all'adulterio è emblematica: più che il tradimento in sé, lo preoccupa lo scandalo, la forma, ciò che diranno gli altri. Il matrimonio, nel mondo di Tolstoj, è prima di tutto un contratto sociale, e chi prova a romperlo non offende soltanto il coniuge, ma l'intero ordine che quel contratto sostiene.
La passione che non accetta compromessi
Il secondo conflitto è quello tra Anna e il suo stesso desiderio. L'incontro con Vronskij, avvenuto alla stazione di Mosca, segnato da un incidente in cui un uomo muore sotto un treno, ha fin dall'inizio un'aria di presagio. La passione tra i due cresce rapidamente e travolge ogni prudenza. A differenza di molte donne del suo ambiente, che vivono relazioni extraconiugali con discrezione, Anna rifiuta la doppia vita. Vuole vivere il suo amore apertamente, con sincerità, ed è proprio questa sincerità a renderla vulnerabile. La società tollera l'adulterio nascosto, ma non perdona chi lo dichiara. Tolstoj descrive con straordinaria finezza l'evoluzione di questo sentimento, che da gioia si trasforma progressivamente in inquietudine, gelosia, bisogno di conferme. La passione, per Anna, diventa così una casa senza fondamenta, splendida e fragile allo stesso tempo.
Il figlio conteso
Il terzo conflitto è forse il più doloroso. Anna ama profondamente il figlio Serëža, e la scelta di lasciare il marito per Vronskij significa perderlo. Karenin, forte della legge e della morale corrente, tiene il bambino con sé, e Anna si ritrova costretta a scegliere tra l'amore materno e quello per l'uomo che ha scelto. Una delle scene più strazianti del romanzo è la visita clandestina che Anna fa al figlio il giorno del suo compleanno, entrando di nascosto nella casa che un tempo era sua. In quel momento si comprende fino in fondo il prezzo della sua libertà. Neppure la nascita della figlia avuta da Vronskij riesce a colmare quel vuoto. Tolstoj mostra come le conseguenze delle scelte d'amore ricadano anche su chi non ha scelto nulla, e come la società, punendo la madre, finisca per punire anche il bambino.
L'esclusione dal bel mondo
Il quarto conflitto è quello con l'alta società di Pietroburgo. Finché Anna è una moglie rispettabile, i salotti la accolgono con ammirazione. Quando la sua relazione diventa pubblica, quegli stessi salotti le chiudono le porte. Vronskij, in quanto uomo, continua a essere ricevuto, mentre lei viene isolata. È la doppia morale del tempo, che Tolstoj denuncia con chiarezza. La sera in cui Anna si presenta a teatro, sfidando gli sguardi, viene umiliata pubblicamente da una signora seduta nel palco vicino, e l'episodio la ferisce profondamente. Il viaggio in Italia e il ritiro nella tenuta di campagna di Vronskij non bastano a restituirle una vita piena. Anna resta sospesa tra due mondi: non appartiene più a quello da cui proviene, e non riesce a costruirne uno nuovo. L'esclusione sociale si trasforma lentamente in isolamento interiore.
Levin e la ricerca di un senso
Il quinto conflitto non riguarda direttamente Anna, ma le fa da contrappunto. Accanto alla sua storia, Tolstoj racconta quella di Konstantin Levin, proprietario terriero che vive in campagna, ama Kitty e la sposa dopo un primo rifiuto. Levin è un uomo inquieto, che si interroga sul lavoro dei contadini, sulla fede, sulla morte, sul senso dell'esistenza. Molti critici hanno visto in lui un ritratto dello stesso autore. La sua vicenda dimostra che esiste un'altra via per affrontare il conflitto tra individuo e società: non la ribellione, ma la ricerca di un equilibrio fondato sulla famiglia, sul lavoro e su una spiritualità semplice. Le due storie procedono parallele e si sfiorano appena, ma insieme compongono la vera architettura del romanzo, che mette a confronto due modi opposti di cercare la felicità.
Il destino di Anna si compie là dove tutto era cominciato, in una stazione ferroviaria. Logorata dalla gelosia, dall'isolamento e dalla convinzione di aver perso l'amore di Vronskij, si getta sotto un treno. È un finale che ha fatto discutere generazioni di lettori: c'è chi vi ha letto una condanna morale da parte di Tolstoj e chi, al contrario, una denuncia della società che spinge una donna alla disperazione. La forza del romanzo sta proprio in questa ambiguità. Tolstoj non semplifica, non sceglie una tesi: mostra le persone nella loro complessità, con le loro ragioni e i loro errori. Ed è per questo che Anna Karenina continua a parlare ai lettori di oggi, in un mondo in cui il conflitto tra ciò che desideriamo e ciò che gli altri si aspettano da noi è tutt'altro che risolto.