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La libertà secondo Sartre: ecco le 6 frasi che rendono vero il suo pensiero

Mario Macaluso 31.10.2026 4 min di lettura
La libertà secondo Sartre: ecco le 6 frasi che rendono vero il suo pensiero
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Pochi filosofi del Novecento hanno messo la libertà al centro del pensiero come Jean-Paul Sartre. Per lui non è un premio da conquistare né un diritto che qualcuno ci concede: è la condizione stessa dell'esistenza umana, qualcosa a cui non si può sfuggire nemmeno volendo. È un'idea che affascina e inquieta, perché toglie ogni alibi. Se siamo liberi fino in fondo, siamo anche responsabili fino in fondo. Le sue frasi più note, lette nel loro contesto, mostrano un pensiero meno cupo di quanto si creda e molto più esigente.

«L'esistenza precede l'essenza.»

È la formula con cui Sartre riassume l'esistenzialismo nella conferenza del 1945, pubblicata l'anno dopo con il titolo L'esistenzialismo è un umanismo. Un oggetto, spiega, viene pensato prima di essere costruito: chi fabbrica un tagliacarte sa già a che cosa servirà. Per l'uomo è il contrario. Nessuno ha stabilito in anticipo che cosa dobbiamo essere: prima esistiamo, ci troviamo nel mondo, e solo dopo, con le nostre azioni, definiamo chi siamo. Non c'è una natura umana già scritta a cui conformarsi.

«L'uomo non è altro che ciò che si fa.»

Da quella premessa discende questa conclusione, che è insieme una liberazione e un peso. Non si è coraggiosi o vili per temperamento, si diventa l'una o l'altra cosa con ciò che si sceglie di fare. Le intenzioni non bastano, i talenti rimasti nel cassetto non contano. Sartre lo dice con durezza: un uomo si impegna nella sua vita e disegna il proprio volto, e fuori da quel volto non c'è niente. È una frase che chiude la porta alle scuse del tipo «avrei potuto», e la riapre all'idea che non sia mai troppo tardi per cambiare ciò che si fa.

«L'uomo è condannato a essere libero.»

È probabilmente la frase più citata, e anche la più fraintesa. La parola «condannato» non è un vezzo letterario. Sartre spiega che l'uomo è condannato perché non si è creato da sé, e tuttavia è libero perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa. Non abbiamo scelto di nascere, né il luogo, né l'epoca. Ma da quel momento ogni gesto è nostro. La libertà, qui, non è leggerezza: è un carico che non si può deporre.

«Siamo soli, senza scuse.»

Anche questa frase viene dalla conferenza del 1945. Sartre la usa per dire che non esistono valori scritti in un cielo da qualche parte, né un destino, né una natura che ci giustifichi. Non si può invocare l'educazione ricevuta, la passione che ci ha travolti, le circostanze. Le passioni stesse, dice, non sono un torrente che ci trascina: siamo noi a decidere che cosa farne. È il punto in cui la libertà sartriana diventa una forma di onestà: guardare le proprie scelte senza nascondersi dietro qualcos'altro.

«Non siamo liberi di cessare di essere liberi.»

La frase appartiene a L'essere e il nulla, l'opera del 1943 in cui Sartre costruisce in modo sistematico la sua filosofia. Anche rinunciare a decidere è una decisione; anche delegare ad altri la propria vita è una scelta di cui si risponde. Da qui nasce il concetto di malafede, l'atteggiamento di chi finge di non essere libero per sottrarsi all'angoscia della responsabilità: il cameriere che recita la parte del cameriere come se non potesse essere altro, chi dice «non ho scelta» quando una scelta c'è sempre. Riconoscerlo non è facile, ma è il primo passo per vivere in modo autentico. Per Sartre l'angoscia che accompagna la libertà non va curata come un disturbo: è il segno che abbiamo compreso la nostra condizione.

«L'importante non è ciò che si è fatto di noi, ma ciò che facciamo noi stessi di ciò che si è fatto di noi.»

Questa frase, tratta dal saggio Santo Genet, commediante e martire del 1952, è forse quella che rende più umano il suo pensiero. Sartre non nega che la storia di ciascuno pesi: la famiglia, la povertà, le ferite, i condizionamenti sociali esistono e lasciano il segno. Il Sartre maturo, sempre più attento alla politica e alla società, lo sa bene. Ma anche dentro una condizione che non abbiamo scelto resta uno spazio, a volte stretto, in cui decidere che cosa diventare. È lì che la libertà smette di essere un concetto astratto e diventa un lavoro quotidiano.

Messe in fila, queste sei frasi disegnano un'idea di libertà lontana dal capriccio. Per Sartre essere liberi significa rispondere di sé, e in fondo anche degli altri: scegliendo per me, spiegava, scelgo un'immagine dell'uomo così come penso che debba essere. Per questo la sua filosofia, nata tra le macerie della guerra, parla ancora oggi a chi si sente schiacciato dalle circostanze. Non promette conforto, ma restituisce a ognuno la possibilità di essere l'autore della propria vita.

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