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Libri scritti con l'AI: dal caso Goncourt ai timori degli scrittori italiani

Mario Macaluso 26.10.2026 6 min di lettura
Libri scritti con l'AI: dal caso Goncourt ai timori degli scrittori italiani
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Per anni la domanda è rimasta teorica: che cosa succederà il giorno in cui un romanzo scritto da una macchina arriverà in cima alle classifiche, o addirittura in corsa per un grande premio? Nell'autunno del 2026 la domanda ha smesso di essere teorica, ma in un modo che nessuno aveva previsto. Non è stata una macchina a vincere qualcosa. È stato un uomo a essere accusato di essere, almeno in parte, una macchina. E la vicenda ha mostrato che il problema non riguarda soltanto chi scrive con l'intelligenza artificiale, ma anche chi deve dimostrare di non averlo fatto.

Il caso Orélien e l'Académie Goncourt

Thélyson Orélien è uno scrittore nato ad Haiti, trentotto anni, che vive in Québec dal 2010. Il suo primo romanzo, C'était ça ou mourir, racconta la fuga di Jonas Dorléon, un insegnante che lascia un'Haiti travolta dalla violenza delle bande e attraversa dodici Paesi fino al Canada. Il libro è uscito in Canada a marzo per Boréal e in Francia ad agosto per Grasset, accolto con favore dalla critica, con i diritti venduti in oltre venti Paesi, Italia compresa, dove li ha acquistati Rizzoli. Il 21 settembre ha vinto il premio per il romanzo della Fnac.

Poche ore dopo, un account anonimo sul social X, dal nome volutamente provocatorio di Balance ton Claude, ha sostenuto, sulla base di un software di rilevamento chiamato Pangram, che il romanzo era stato scritto quasi interamente da un'intelligenza artificiale. Il messaggio, partito da un profilo con un seguito minimo, è stato rilanciato da commentatori di area conservatrice e ha raggiunto milioni di visualizzazioni. Tra chi lo aveva diffuso c'era Samuel Fitoussi, editorialista del Figaro, che ha poi ammesso di far parte del collettivo che gestiva l'account. Nel frattempo il quotidiano canadese La Presse ha scoperto che alcuni articoli e un racconto pubblicati da Orélien più di dieci anni prima erano in larga parte traduzioni letterali di testi altrui, senza alcuna attribuzione.

Il 25 settembre l'Académie Goncourt ha escluso il romanzo dalla propria selezione, motivando la decisione con i vecchi plagi e con un ricorso all'intelligenza artificiale ritenuto molto probabile, e spiegando di voler tutelare l'integrità del premio. Boréal ha sospeso la promozione, Grasset ha difeso l'autore, Orélien ha interrotto il tour in Francia ed è tornato in Québec. Il 13 ottobre, in un testo diffuso dall'agenzia France-Presse, ha negato di aver usato l'intelligenza artificiale per scrivere, ammettendo di essersene servito talvolta per le ricerche; ha riconosciuto come errori inaccettabili i plagi di gioventù e se ne è scusato, sostenendo di aver cominciato il libro nell'autunno del 2017 e di averne completato una prima stesura nel 2019, quando gli strumenti di oggi non erano disponibili al pubblico. Nel frattempo il romanzo aveva superato le sessantacinquemila copie.

Il punto più delicato è proprio la prova. I rilevatori di testo artificiale lavorano su probabilità statistiche, rendono meno sui testi non inglesi, e il romanzo è scritto in francese con inserti in creolo haitiano. Le Monde ha sottoposto allo stesso controllo le prime pagine di una quindicina di altri romanzi, ottenendo sempre un responso pienamente umano; uno strumento usato dalla France-Presse ha invece giudicato probabilmente umani alcuni passaggi indicati come artificiali. Il risultato è un verdetto emesso prima del processo, con un uomo chiamato a dimostrare la propria umanità davanti a un algoritmo.

I precedenti e il sospetto come metodo

Non è il primo scossone. Nel gennaio del 2024 la scrittrice giapponese Rie Qudan, appena premiata con l'Akutagawa, il riconoscimento letterario più prestigioso del suo Paese, aveva dichiarato che circa il cinque per cento di Tokyo Sympathy Tower, il romanzo premiato, era composto da frasi generate da ChatGPT e riportate testualmente. In quel caso fu l'autrice stessa a dirlo, e il premio rimase al suo posto. Nell'estate del 2026 negli Stati Uniti è invece saltato un contratto stimato intorno ai due milioni di dollari per due libri: l'agenzia di Jerry Falade, studente universitario a Dallas e autore di un thriller conteso da diversi editori, ha interrotto il rapporto perché non riusciva a verificare come fosse stato prodotto il testo, mentre lui negava di aver usato l'intelligenza artificiale.

Le risposte del mondo editoriale vanno nella direzione della trasparenza. Negli Stati Uniti la Authors Guild ha introdotto una certificazione per i libri scritti da esseri umani; a Londra, alla Fiera del libro del marzo 2026, è stato distribuito un volume composto soltanto dai nomi di oltre diecimila autori, tra cui Kazuo Ishiguro, per protestare contro l'uso delle loro opere nell'addestramento dei modelli senza consenso.

Che cosa temono gli scrittori italiani

In Italia il dibattito è arrivato prima del caso francese e ha preso forme diverse. Già nel 2023 sul Romanzo senza umani di Paolo Di Paolo, pubblicato da Feltrinelli, compariva l'avvertenza che il libro non era prodotto da un'intelligenza artificiale: un gesto giocato sull'ambiguità del titolo, accompagnato da dichiarazioni prive di toni apocalittici ma consapevoli del rischio di confondere ciò che è umano con ciò che non lo è. Nel 2025 Il Foglio ha sperimentato un supplemento interamente scritto con l'intelligenza artificiale, alimentando la discussione sul valore della firma. Sul caso Orélien sono intervenuti, tra gli altri, la scrittrice Chiara Mezzalama, che ha invocato regole chiare sull'uso di questi strumenti, e il giornalista Alberto Puliafito, che ha messo in guardia dall'affidare reputazioni a rilevatori fallibili.

I numeri dicono che il problema è già dentro le case editrici. Un'indagine dell'Associazione Italiana Editori presentata nel dicembre 2025 ha rilevato che il 75,3 per cento degli editori usa strumenti di intelligenza artificiale, soprattutto per comunicazione, metadati, copertine, editing e traduzioni; il 58,8 per cento teme violazioni del diritto d'autore nell'addestramento dei modelli e il 63,9 per cento ritiene necessario ripensare i contratti con autori e collaboratori. Più di un editore su quattro è stato contattato da società che sviluppano modelli linguistici, ma appena il 3,7 per cento ha firmato accordi di licenza sul proprio catalogo.

Sul piano normativo, la legge 132 del 23 settembre 2025 ha stabilito che il diritto d'autore protegge le opere dell'ingegno umano: anche quelle realizzate con l'aiuto dell'intelligenza artificiale sono tutelate, ma solo se frutto del lavoro intellettuale di una persona. Resta da capire come dimostrarlo. Il timore degli scrittori, a ben vedere, è doppio: essere saccheggiati dalle macchine, e insieme diventare sospettati di esserlo. Il caso Orélien insegna che servono regole fissate prima, nei contratti e nei regolamenti dei premi, e non sentenze emesse dopo, sui social, da un software e da un account anonimo.

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