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Luigi Pirandello e il grande inganno della vita: le riflessioni che non tutti conoscono

Mario Macaluso 30.10.2026 5 min di lettura
Luigi Pirandello e il grande inganno della vita: le riflessioni che non tutti conoscono
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Di Luigi Pirandello quasi tutti ricordano qualcosa dai banchi di scuola: le maschere, il fu Mattia Pascal, la differenza tra forma e vita. Ma dietro queste formule, spesso ripetute a memoria, c'è un pensiero molto più inquietante e più vicino a noi di quanto sembri. Per lo scrittore di Agrigento la vita quotidiana è costruita su un grande inganno: crediamo di sapere chi siamo, crediamo che gli altri ci vedano come ci vediamo noi, crediamo che le nostre certezze siano solide. Nessuna di queste convinzioni regge davvero. Ecco le riflessioni pirandelliane che vanno oltre il riassunto scolastico.

«Figlio del Caos»: un'identità nata in bilico

Pirandello nacque il 28 giugno 1867 in una villa di campagna tra Girgenti, l'attuale Agrigento, e il mare, in una contrada che gli abitanti chiamavano in dialetto Càvusu. Lui stesso, in un frammento autobiografico, ci giocò con un'ironia che è già tutto un programma: «Io dunque sono figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà». Quel nome, per un uomo che avrebbe passato la vita a mostrare il disordine nascosto sotto l'ordine apparente, sembra quasi un destino.

Il suo pensiero nasce da un'esperienza personale dolorosa. Il dissesto economico della famiglia nel 1903, con l'allagamento della miniera di zolfo in cui era investito il patrimonio, e la lunga malattia mentale della moglie Antonietta, gelosa fino al delirio, lo costrinsero a sperimentare in prima persona quanto possa essere fragile l'immagine che gli altri si fanno di noi. Per sua moglie, Pirandello era un uomo che lui stesso non riconosceva.

La vita è un flusso, noi la fermiamo in forme

Il nucleo di tutto è spiegato nel saggio L'umorismo, pubblicato nel 1908. Qui Pirandello scrive che la vita è un flusso continuo che noi cerchiamo di arrestare, di fissare in forme stabili e determinate, dentro e fuori di noi. Le forme sono i nomi, i ruoli, le abitudini, le idee che abbiamo di noi stessi, le convenzioni sociali: tutto ciò che ci serve per sentirci qualcuno. Ma la vita, sotto, continua a scorrere, e prima o poi rompe gli argini.

Il grande inganno non è che queste forme esistano: senza di esse non potremmo vivere insieme. L'inganno è crederle vere, scambiarle per la realtà. Quando ce ne accorgiamo, magari per un dettaglio insignificante, il terreno ci frana sotto i piedi.

La vecchia signora: dal riso alla pietà

Nello stesso saggio c'è una pagina meno nota del dovuto, che spiega meglio di qualunque definizione il modo di guardare di Pirandello. «Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti», comincia, unti di pomata, goffamente truccata e vestita come una ragazza. La prima reazione è ridere, perché quella donna è il contrario di ciò che una signora anziana dovrebbe essere. È quello che Pirandello chiama l'avvertimento del contrario: il comico.

Ma se interviene la riflessione, tutto cambia. Forse quella signora non prova alcun piacere a conciarsi così. Forse lo fa perché spera di trattenere l'amore di un marito molto più giovane di lei. Allora il riso si incrina e diventa qualcosa di più complesso: il sentimento del contrario, cioè l'umorismo. È una lezione che vale ben oltre la letteratura. Dietro ogni maschera che ci fa sorridere c'è spesso una persona che sta combattendo una battaglia che non vediamo.

Mattia Pascal e la libertà impossibile

Nel romanzo Il fu Mattia Pascal, del 1904, Pirandello mette alla prova l'idea più seducente di tutte: liberarsi delle proprie forme e ricominciare da capo. Mattia, oppresso da un matrimonio infelice e da una vita meschina, scopre di essere stato dichiarato morto: un cadavere ritrovato nel mulino del paese è stato riconosciuto come il suo. Con il denaro vinto al gioco a Montecarlo si inventa una nuova identità, Adriano Meis.

Ma la libertà assoluta si rivela una prigione. Senza un nome legale non può sposarsi, non può denunciare un furto, non può vivere davvero tra gli altri. Nella pensione romana dove alloggia, il padrone di casa Anselmo Paleari gli espone la sua strana filosofia: ognuno di noi porta con sé un lanternino acceso, il sentimento della vita, che proietta intorno un piccolo cerchio di luce e ci fa credere di vedere il mondo. Fuori da quel cerchio c'è il buio. Quando Mattia torna a casa, trova la moglie risposata e non gli resta che portare fiori sulla propria tomba. Il grande inganno non si può fuggire: si può solo riconoscere.

Uno, nessuno e centomila: il naso che cambia tutto

L'ultimo romanzo, Uno, nessuno e centomila, pubblicato nel 1926, parte da un dettaglio quasi comico. La moglie di Vitangelo Moscarda gli fa notare che il suo naso pende verso destra. Lui non se n'era mai accorto. Da quella osservazione nasce una vertigine: se gli altri vedono in lui cose che lui non vede, allora esistono tanti Moscarda quante sono le persone che lo conoscono. Per gli altri è centomila, per sé non è nessuno.

Moscarda tenta di distruggere tutte quelle immagini, rinuncia al patrimonio e finisce in un ospizio di mendicità. Ma nelle ultime pagine trova una strana serenità: smette di cercare un'identità fissa e accetta di rinascere a ogni istante. Il capitolo finale ha un titolo che è quasi un manifesto: «Non conclude».

«Io sono colei che mi si crede»

A teatro Pirandello portò queste idee davanti a un pubblico spesso sconcertato. In Così è (se vi pare), del 1917, un'intera cittadina cerca di scoprire la verità sull'identità di una donna. Quando finalmente lei compare, la risposta è disarmante: per sé stessa non è nessuna, è colei che gli altri credono che sia. La verità oggettiva, semplicemente, non c'è.

Forse la riflessione meno conosciuta di Pirandello è quella che affidò alle sue ultime volontà. Morì a Roma il 10 dicembre 1936, due anni dopo aver ricevuto il premio Nobel, e chiese che la sua morte passasse in silenzio, di essere avvolto nudo in un lenzuolo, portato sul carro dei poveri senza nessuno ad accompagnarlo e poi cremato. Nessuna cerimonia, nessuna forma. Dopo una vita passata a smascherare l'inganno delle apparenze, scelse di andarsene senza indossarne nessuna.

Mario Macaluso Il Blog di Mario
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