I luoghi del silenzio: ecco quattro luoghi dove fare pace con se stesso e con il mondo
Ci sono momenti in cui il rumore diventa troppo. Non solo quello delle strade e dei telefoni, ma quello dei pensieri che si rincorrono senza tregua. In quei momenti si sente il bisogno di un luogo diverso, dove il tempo rallenta e le parole tornano a pesare. L'Italia ne custodisce molti: eremi, conventi, abbazie nati proprio per questo, per offrire a chi arriva lo spazio di ascoltarsi. Ecco quattro luoghi del silenzio, dalla Sicilia alla Toscana passando per l'Umbria, dove generazioni di uomini e donne sono andate a fare pace con se stesse e con il mondo.
Il Santuario di Gibilmanna, sulle Madonie
Il primo si trova a pochi chilometri da Cefalù, salendo verso le Madonie lungo una strada che si arrampica tra boschi e tornanti. Il Santuario di Maria Santissima di Gibilmanna sorge a circa ottocento metri d'altezza, in una frazione che appartiene al comune di Cefalù, e da quassù lo sguardo spazia fino al mare. Secondo l'etimologia più diffusa il nome unisce l'arabo gebel, monte, alla parola manna, la resina dolce che si ricava dai frassini di queste montagne.
La tradizione vuole che qui sorgesse uno dei sei monasteri benedettini fondati in Sicilia da Gregorio Magno. Di certo, nel 1535 vi si stabilì padre Sebastiano Majo da Gratteri, uno dei primi seguaci della riforma cappuccina, e accanto all'antica cappella nacque un convento. La chiesa attuale fu completata nel 1623, mentre la facciata in stile neogotico risale al 1907. Accanto al santuario, il Museo Fra Giammaria da Tusa custodisce oggetti di arte sacra e testimonianze della vita quotidiana dei frati.
Ma ciò che colpisce di più, a Gibilmanna, è l'aria. Il vento tra gli alberi, le campane, i passi dei pellegrini sul selciato: per i siciliani delle Madonie e della costa questo è da secoli il luogo in cui si sale per affidare un pensiero, ringraziare, o semplicemente stare in silenzio davanti alla Madonna.
L'Eremo delle Carceri, nel bosco di san Francesco
Il secondo luogo è legato a uno dei santi più amati al mondo. Sulle pendici del Monte Subasio, a circa quattro chilometri da Assisi e intorno agli ottocento metri d'altezza, nel folto di un bosco di lecci, si nasconde l'Eremo delle Carceri. Il nome può trarre in inganno: non ha nulla a che fare con le prigioni. Deriva dal latino carcer, che indicava un luogo appartato e solitario. Proprio qui san Francesco e i suoi primi compagni si ritiravano per pregare, nelle grotte naturali scavate nella roccia.
Nei primi anni del Quattrocento san Bernardino da Siena fece costruire il piccolo convento che si vede ancora oggi, con il suo chiostro minuscolo, il pozzo e le stanze strette e basse. Si può entrare nella grotta dove Francesco dormiva e pregava, attraverso un passaggio angusto che costringe a chinare il capo. È un gesto che dice molto del luogo: qui non si viene per ammirare, ma per abbassarsi e ascoltare. I frati che lo custodiscono accolgono ancora chi desidera condividere per qualche giorno il silenzio e la vita francescana.
Camaldoli, l'eremo nella foresta del Casentino
Il terzo luogo è immerso in una delle foreste più antiche d'Italia, oggi parte del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, in provincia di Arezzo. Qui, nell'XI secolo, san Romualdo fondò una comunità di monaci eremiti che univa la regola di san Benedetto alla vita solitaria. Il complesso ha due anime: più in basso il monastero, un tempo luogo di accoglienza per i viandanti, e circa tre chilometri più in alto, a circa 1.100 metri d'altitudine, il Sacro Eremo.
L'eremo è un piccolo villaggio di celle allineate, ognuna con il suo orto e il suo muretto. Ogni monaco vive da solo, prega da solo, lavora da solo, e si riunisce agli altri soltanto per alcuni momenti comuni. Si può visitare la cella di san Romualdo, con la sua struttura raccolta: una stanza per dormire, uno studio, una piccola cappella. Intorno, l'abetaia che i monaci hanno curato per secoli, considerandola parte integrante della loro vita spirituale.
Camaldoli non è solo un luogo di raccoglimento, ma anche di pensiero. Nel luglio del 1943, mentre l'Italia era in guerra, un gruppo di intellettuali cattolici si riunì nel monastero e redasse il Codice di Camaldoli, un documento che avrebbe influenzato il dibattito sulla futura Costituzione. Anche il silenzio, a volte, prepara le parole più importanti.
San Galgano, l'abbazia che ha il cielo per tetto
L'ultimo luogo è forse il più suggestivo. Nella campagna di Chiusdino, in provincia di Siena, si alza la grande abbazia cistercense di San Galgano, costruita tra il 1218 e il 1288. Oggi è senza tetto: nel 1786 il campanile crollò sul transetto durante una messa, e da allora la chiesa è rimasta aperta verso il cielo. Le navate di pietra e mattoni, le grandi finestre vuote, l'erba al posto del pavimento: entrare qui significa camminare dentro una cattedrale in cui il soffitto è fatto di nuvole e di stelle.
Sulla collina vicina, a Montesiepi, c'è la ragione per cui tutto questo è nato. Galgano era un cavaliere che, secondo la tradizione, nel 1180 rinunciò alla vita di armi e di piaceri e conficcò la sua spada nella roccia, trasformandola in una croce. Morì l'anno dopo e nel 1185 fu proclamato santo. Sulla sua tomba sorse una cappella rotonda che custodisce ancora la spada, protetta da una teca. È la storia di un uomo che depose le armi per fare pace con se stesso, e che proprio in quella rinuncia trovò la sua pace.
Perché cercare il silenzio
Questi quattro luoghi sono molto diversi tra loro, ma hanno qualcosa in comune. Sono nati dalla scelta di persone che, a un certo punto della vita, hanno sentito il bisogno di fermarsi. Non per fuggire dal mondo, ma per guardarlo da un'altra distanza. Ancora oggi chi li visita racconta la stessa esperienza: dopo qualche minuto il passo rallenta, la voce si abbassa, i pensieri trovano un ordine. Non serve essere credenti per sentirlo. Basta lasciare il telefono in tasca e concedersi un po' di tempo, perché il silenzio, quando lo si ascolta davvero, ha molto da dire.