Matteo Strukul: i 5 enigmi della città lagunare nel romanzo Il fantasma di Venezia
Venezia, 1630. La città è stretta nella morsa della peste, il contagio corre tra calli e campielli, i lazzaretti si riempiono e i roghi illuminano le notti. In questo scenario Matteo Strukul ambienta Il fantasma di Venezia, il suo nuovo romanzo pubblicato da Newton Compton nella collana Nuova Narrativa Newton e arrivato in libreria il 6 ottobre 2026. Lo scrittore padovano, noto al grande pubblico per la saga dei Medici e per i suoi romanzi storici tradotti in molti Paesi, torna così alla Serenissima, a cui ha già dedicato titoli come Il cimitero di Venezia, La cripta di Venezia e La vendetta dei leoni di Venezia.
Il punto di partenza è un passato che non si è chiuso. Sono trascorsi dodici anni dalla guerra contro i pirati Uscocchi e dalla repressione della congiura di Bedmar, il complotto ordito nel 1618 contro la Repubblica e attribuito all'ambasciatore spagnolo. Ora qualcuno ha deciso di presentare il conto. Il romanzo intreccia giallo, avventura e ricostruzione storica, e si regge su cinque enigmi che il lettore è chiamato a sciogliere insieme ai protagonisti.
Le parole scritte col sangue
Il primo enigma è una frase. Accanto ai corpi delle vittime, uccise con la gola squarciata, compare sempre la stessa scritta, tracciata con il sangue: Siate maledetti. È una firma e insieme una condanna, un messaggio rivolto non soltanto ai morti ma all'intera città. Chi la lascia vuole che Venezia sappia che quelle morti non sono casuali. Strukul costruisce attorno a queste parole un'atmosfera di minaccia crescente, in cui ogni nuovo cadavere aggiunge un tassello e allo stesso tempo infittisce il mistero. La domanda è semplice e angosciante: chi è tanto pieno di odio da firmare così i propri delitti?
Il filo che unisce le vittime
Il secondo enigma riguarda chi muore. Le vittime non sono scelte a caso: sono uomini che, anni prima, avevano contribuito alla caduta dei congiurati. L'assassino li colpisce uno dopo l'altro, seguendo un disegno preciso. Ricostruire quel filo significa tornare indietro nel tempo, ai giorni della repressione, e chiedersi chi sia rimasto ferito da quegli eventi al punto da covare per dodici anni il desiderio di vendetta. È qui che il romanzo diventa anche una riflessione sul potere della Repubblica, sui suoi segreti e sul prezzo pagato da chi si è trovato dalla parte sbagliata della storia.
L'uomo dietro la maschera
Il terzo enigma ha il volto coperto. A dare la caccia all'assassino non c'è soltanto la giustizia ufficiale, ma anche un giustiziere mascherato, lo Spettro di Venezia, che il popolo chiama El Caigo, la nebbia. Il personaggio richiama la tradizione dei grandi vendicatori della narrativa popolare e aggiunge alla storia un fascino da romanzo d'appendice. Chi si nasconde dietro quella maschera, e perché ha deciso di agire nell'ombra? Accanto a lui si muove Marco Valier, capo degli sbirri e degli zaffi, le guardie della Serenissima, impegnato a fermare il killer con i mezzi della legge. Due modi diversi di cercare giustizia nella stessa città ferita: da una parte l'ordine della Repubblica, dall'altra un'azione solitaria che si muove fuori dalle regole, ed entrambi impegnati nella stessa corsa contro il tempo mentre le vittime aumentano.
La peste e il contagio dell'odio
Il quarto enigma è il più profondo, perché riguarda il senso stesso della storia. La peste che devasta Venezia non è soltanto uno sfondo: è lo specchio della vendetta. Come l'epidemia si propaga da una casa all'altra, così il risentimento lasciato a marcire per anni si diffonde e contamina chi ne viene toccato. Strukul mette in parallelo i due contagi e si interroga sulla gestione del terrore collettivo, sui cicli della violenza, sulla capacità di una comunità di resistere quando tutto sembra crollare. Non è un caso che proprio quell'epidemia, una delle più gravi della storia cittadina, abbia lasciato a Venezia un segno ancora visibile: il voto del Senato che portò alla costruzione della basilica di Santa Maria della Salute, eretta come ringraziamento per la fine del contagio. La Venezia del 1630 diventa così il ritratto di una città assediata da due nemici invisibili, uno nel corpo e uno nell'anima.
Il segreto dei profumi
Il quinto enigma, infine, porta il lettore in un mondo inatteso, quello dei profumi. Tra i personaggi c'è Rea, celebre profumiera che lavora come muschiera, e il suo mentore Marco Barbaran, anche lui esperto dell'arte delle essenze. In una città in cui la peste porta con sé l'odore della morte, il mestiere di chi crea profumi assume un significato particolare: è la memoria di una Venezia raffinata e commerciale, crocevia di spezie e di sostanze preziose provenienti dall'Oriente. Attraverso Rea il romanzo apre uno spiraglio su un sapere antico e sulle figure femminili capaci di ritagliarsi un ruolo in una società dominata dagli uomini, e aggiunge alla trama un'ulteriore pista da seguire, sospesa tra il fascino delle essenze e l'ombra dei delitti.
Il fantasma di Venezia conferma la cifra di Matteo Strukul: ritmo serrato, scene d'azione tra duelli e inseguimenti, una ricostruzione storica attenta che non rallenta mai il racconto. La Serenissima che emerge da queste pagine è lontana dalle cartoline, una città buia e minacciosa in cui il potere custodisce segreti e il passato può tornare a uccidere. Ma sotto la superficie del romanzo d'avventura c'è un tema che riguarda anche il presente, quello della vendetta come malattia che si trasmette, e della resilienza di chi lotta per la vita e per la giustizia mentre tutto intorno sembra cedere. Chi conosce i precedenti romanzi veneziani dell'autore ritroverà l'atmosfera che li ha resi popolari; chi si avvicina per la prima volta a questo filone troverà una storia che si può leggere da sola e che restituisce con forza uno dei momenti più drammatici della storia di Venezia. In una stagione in cui il romanzo storico continua ad attirare lettori, Strukul dimostra ancora una volta di sapere come trasformare la ricerca in intrattenimento, senza perdere di vista le domande che la storia continua a porre.