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Matteo Strukul: i 3 misteri del suo ultimo romanzo che riportano alla luce il lato oscuro di Venezia

Mario Macaluso 22.10.2026 6 min di lettura
Matteo Strukul: i 3 misteri del suo ultimo romanzo che riportano alla luce il lato oscuro di Venezia
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Venezia, 1630. La città più ammirata d'Europa si scopre fragile come mai prima: la peste avanza tra calli e campielli, i lazzaretti si riempiono, i roghi illuminano la laguna e la paura diventa l'aria stessa che si respira. È in questo scenario che Matteo Strukul ambienta Il fantasma di Venezia, il nuovo romanzo uscito il 6 ottobre per Newton Compton nella collana Nuova Narrativa Newton, un thriller storico che torna a frugare negli angoli più bui della Serenissima.

Lo scrittore padovano, noto al grande pubblico per la saga dei Medici, che con Una dinastia al potere gli è valsa il Premio Bancarella nel 2017, e tradotto in una quarantina di Paesi, prosegue così il ciclo seicentesco avviato con La congiura delle vipere e proseguito con La vendetta dei leoni di Venezia. I primi due capitoli raccontavano gli anni della guerra contro i pirati Uscocchi e della trama ordita dal marchese di Bedmar; il nuovo libro compie un salto in avanti di dodici anni e mostra che cosa resta, nel corpo della città, di quella stagione di sangue.

Il risultato è un romanzo in cui la Venezia dei dogi e degli Inquisitori di Stato smette di essere una cartolina e diventa una presenza viva, quasi un personaggio a sé. Tre enigmi, in particolare, attraversano la storia e la tengono sospesa fino all'ultima pagina.

1. L'assassino che firma i delitti con il sangue

Il primo mistero è quello che mette in moto la vicenda. Mentre l'epidemia si allarga, qualcuno comincia a uccidere, uno dopo l'altro, coloro che dodici anni prima avevano contribuito alla caduta dei congiurati. Il filo che lega le vittime è una storia che la Repubblica considerava chiusa e che qualcuno non ha mai dimenticato.

I corpi vengono trovati con la gola squarciata e accanto a ciascuno l'assassino lascia una scritta tracciata con il sangue della vittima: «Siate maledetti». Una firma che è insieme una condanna e un messaggio, rivolto a una città intera. Chi la verga ha atteso a lungo, ha covato il proprio risentimento per oltre un decennio e ora sceglie il momento in cui Venezia è più debole per presentare il conto.

Proprio qui sta uno degli spunti più interessanti del libro. Strukul affianca due forme di contagio: quella del morbo, che colpisce i corpi senza distinzione, e quella del rancore, che si trasmette da una generazione all'altra e si nutre del silenzio. La peste diventa così una grande metafora dell'odio che non si spegne, e l'indagine si trasforma in una corsa contro il tempo per impedire che il passato riscuota fino in fondo il suo debito.

2. Il volto nascosto dello Spettro di Venezia

Il secondo enigma ha un nome che i lettori della serie conoscono bene: El Caigo. In veneziano la parola indica la nebbia, e non è un caso che il popolo chiami così il giustiziere mascherato che si muove nella città come un'ombra. Vestito di grigio, il volto coperto fino agli occhi da un fazzoletto, abile con la spada ed esperto di veleni, lo Spettro di Venezia colpisce i nemici della Serenissima e insegue una propria idea di giustizia, spesso ai margini della legge.

Nel nuovo romanzo la sua figura torna al centro dell'azione. Anche lui si mette sulle tracce dell'assassino, in una caccia che lo porta ad attraversare una Venezia trasformata dall'epidemia, sospesa tra duelli, agguati e quartieri svuotati dal morbo. Il suo fascino risiede in ciò che resta nascosto: chi sia davvero e quale prezzo sia disposto a pagare per una città che lo teme e insieme lo invoca.

Accanto a lui agisce Marco Valier, capo degli sbirri e degli zaffi, chiamato a indagare per vie ufficiali. Il loro doppio percorso, uno nella luce delle istituzioni e l'altro nell'ombra della nebbia, dà al romanzo un ritmo serrato. E intorno ruotano altre figure già incontrate nei capitoli precedenti: Rea, la giovane salvata dallo Spettro e diventata nel tempo una profumiera celebre, e il suo mentore Marco Barbaran. Entrambi lavorano come muschieri, impegnati a contrastare i miasmi che si credeva diffondessero il contagio, mentre i medici della peste combattono una battaglia sempre più disperata.

3. La congiura che non ha mai smesso di uccidere

Il terzo mistero affonda le radici nella storia vera. La congiura di Bedmar, che prende il nome dall'ambasciatore spagnolo a Venezia, è uno degli episodi più controversi del primo Seicento: la Repubblica la represse con durezza, ma ancora oggi gli storici discutono su quanto quella trama fosse reale e quanto, invece, sia stata ingigantita o costruita ad arte.

Strukul sceglie di raccontare non tanto la congiura in sé, quanto le sue conseguenze a distanza di anni. Che cosa accade a chi ha contribuito a sventarla? Chi è rimasto ferito da quella repressione e non ha mai trovato pace? Il romanzo suggerisce che la violenza di Stato, anche quando sembra aver ristabilito l'ordine, lascia dietro di sé una scia di ferite pronte a riaprirsi. È il tema dei cicli della violenza, che tornano a presentarsi quando meno ci si aspetta.

In questa prospettiva il lato oscuro di Venezia non coincide soltanto con le sue calli più strette o con i suoi canali notturni, ma con la memoria che la città preferirebbe dimenticare. La Serenissima, potenza marittima ormai sulla difensiva, appare qui come un organismo che deve fare i conti con le proprie colpe proprio mentre l'epidemia ne mette a nudo la vulnerabilità. Potere, paura e terrore collettivo si intrecciano in un quadro che parla anche al presente.

Chi ha amato le avventure precedenti dello Spettro ritroverà il gusto per il feuilleton ottocentesco che attraversa tutta la serie. Ma Il fantasma di Venezia aggiunge una nota più cupa, affiancando all'intrigo la resistenza di chi, nei giorni più bui, continua a lottare per la vita e per una forma di giustizia.

Non è un caso che la peste del 1630 sia rimasta impressa nella memoria veneziana come una delle prove più dure della sua storia. Scegliere quell'anno significa raccontare una città messa in ginocchio e costretta a guardarsi dentro. Ed è forse questa la scommessa più riuscita del libro: trasformare un'indagine su una serie di omicidi in un viaggio nelle paure profonde di una comunità, dove il vero fantasma non è soltanto un uomo mascherato che si muove nella nebbia, ma un passato che pretende di essere ascoltato.

Mario Macaluso Il Blog di Mario
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