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Milena Palminteri: i 5 segreti delle donne e della libertà nel romanzo Le ali in una stanza

Mario Macaluso 24.10.2026 5 min di lettura
Milena Palminteri: i 5 segreti delle donne e della libertà nel romanzo Le ali in una stanza
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Dopo il successo internazionale di Come l'arancio amaro, il romanzo d'esordio che l'aveva portata in testa alle classifiche, Milena Palminteri torna in libreria con Le ali in una stanza, pubblicato da Bompiani e uscito il 6 ottobre 2026. Ancora una volta la scrittrice, che ha lavorato a lungo negli archivi notarili prima di dedicarsi alla narrativa, sceglie la Sicilia e la storia di una famiglia. Questa volta lo scenario è Palermo e il tempo è quello lungo del Novecento: si parte dal 1913 e si attraversano la Grande guerra, il fascismo, le leggi razziali del 1938, il dopoguerra con il sacco edilizio della città e l'avanzata della mafia, fino ad arrivare quasi ai giorni nostri.

Al centro c'è la famiglia Jacona e il suo erede, Ernesto, colpito da bambino dalla poliomielite. Ma accanto a lui, e spesso prima di lui, ci sono le donne della casa, che il romanzo segue attraverso le generazioni per raccontare come cambia la loro condizione. Il titolo stesso è una promessa: ali chiuse dentro una stanza, il desiderio di volare dentro uno spazio che lo impedisce. Ecco cinque segreti che rendono questo libro un racconto sulle donne e sulla libertà.

Il nome scelto da Irene

Il primo segreto si nasconde in un nome. Irene, la madre di Ernesto, decide di chiamare il suo primogenito come Ernesto Basile, il grande architetto che ha segnato il volto liberty di Palermo. Lo fa mentre il marito Giulio è al fronte, nelle trincee della Prima guerra mondiale. Quando Giulio torna in licenza trova il figlio già battezzato e scopre la scelta della moglie. È un gesto apparentemente piccolo, ma in una famiglia siciliana di inizio Novecento, dove il nome del primogenito segue regole precise, diventa un atto di autonomia. Irene si prende uno spazio di decisione che non le spetterebbe, e lo fa scegliendo la bellezza, l'arte, un modello lontano dalla tradizione. È la prima delle ali che il romanzo apre dentro una stanza.

Le donne di casa Jacona

Il secondo segreto riguarda la rete femminile che tiene insieme la famiglia. Accanto a Irene si muovono altre figure, come zia Ninì e Liria, che attraversano le stagioni della casa. Palminteri, che negli archivi ha letto per anni le vite reali custodite negli atti, ha un talento particolare nel restituire queste presenze che la storia ufficiale lascia ai margini. Le donne di casa Jacona non guidano le guerre e non firmano i contratti, ma sono loro a custodire la memoria, a trasmettere le abitudini, a decidere molto più di quanto appaia. Il romanzo mostra come la condizione femminile si trasformi da una generazione all'altra, e come ogni conquista di libertà sia costata qualcosa a chi l'ha ottenuta.

Liboria e le donne invisibili

Il terzo segreto ha il volto di Liboria, la serva di casa. In una saga familiare borghese, chi lavora per la famiglia rischia spesso di restare sullo sfondo. Le ali in una stanza le dà invece un posto nel racconto, e con lei porta dentro la storia un'altra Sicilia, quella delle donne che servono, che vedono tutto e che raramente hanno voce. Attraverso di lei si avverte quanto la libertà, nella Palermo del Novecento, dipendesse anche dalla classe sociale. Per alcune donne le ali erano chiuse in una stanza elegante, per altre in una cucina. Il romanzo tiene insieme le due prospettive senza retorica, e restituisce dignità a chi di solito resta senza nome.

La voliera dell'Hotel Kemonia

Il quarto segreto è quello che spiega il titolo. Nel libro compare la voliera dell'Hotel Kemonia, e le ali diventano la metafora centrale della storia: il desiderio di sollevarsi sopra le difficoltà, di superare i limiti imposti dal corpo, dalla famiglia, dalla società. Vale per Ernesto, che la malattia ha segnato per sempre e che affronta un intervento al piede a Bologna, diventa medico e lavora accanto al professor Maurizio Ascoli, ricercatore ebreo, proprio mentre entrano in vigore le leggi razziali. E vale per le donne, che di quella voliera conoscono bene le sbarre. La libertà, nel romanzo, non è mai un dono: è una conquista lenta, fatta di scelte coraggiose dentro spazi stretti.

Palermo, la città da amare e da salvare

Il quinto segreto è la città stessa. Palermo in questo romanzo è insieme meraviglia e ferita: la bellezza dell'architettura di Basile e gli orrori della storia, la Conca d'Oro coperta dal cemento, la mafia che cresce nel dopoguerra. Palminteri la racconta mescolando l'italiano letterario e il dialetto, con un glossario che accompagna il lettore, e la fa vivere anche attraverso il cibo, come i biscotti regina che appartengono alla memoria di ogni famiglia palermitana. Personaggi inventati e figure reali si intrecciano, insieme a elementi autobiografici, e la città diventa una protagonista femminile a tutti gli effetti, capace di accogliere e di tradire. È anche questo un modo di parlare di libertà: quella di un luogo che avrebbe potuto essere diverso.

Le ali in una stanza conferma che Milena Palminteri ha trovato una voce riconoscibile, capace di unire la grande storia e le vicende private senza che una schiacci le altre. Chi aveva amato Come l'arancio amaro ritroverà la Sicilia, l'attenzione alle donne e il gusto per le storie custodite nei documenti, ma qui lo sguardo si allarga a un intero secolo e a una città che cambia sotto gli occhi dei personaggi. La malattia di Ernesto, le guerre, le leggi razziali e il sacco di Palermo non sono soltanto eventi da attraversare: sono le pareti della stanza dentro cui ciascuno cerca di aprire le proprie ali. Il romanzo non promette che tutti ci riescano, e proprio per questo risulta credibile. Racconta piuttosto la fatica, la tenacia e talvolta la fortuna di chi riesce a volare un po' più in alto di quanto il proprio tempo gli consentirebbe. È una lettura che parla di Sicilia, ma che riguarda chiunque si sia sentito stretto dentro un ruolo, una famiglia o una città, e abbia cercato comunque una finestra aperta.

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