«Non deridere, non piangere, non condannare, ma comprendere»: Spinoza e quanto è difficile capire gli altri prima di giudicarli
«Non deridere, non piangere, non condannare, ma comprendere». La formula con cui viene tradotta una celebre indicazione di Spinoza sembra quasi impossibile nell’epoca del giudizio istantaneo.
Vediamo un gesto, leggiamo poche righe, ascoltiamo una frase e in pochi secondi decidiamo chi abbiamo davanti. Spinoza ci chiede invece un movimento più lento: prima di stabilire quanto una persona sia assurda, colpevole o ridicola, proviamo a capire da quali cause nasce ciò che fa.
Comprendere non significa giustificare tutto
È il primo equivoco da evitare. Cercare le cause di un comportamento non significa dichiararlo buono. Possiamo comprendere come nasca la violenza e continuare a condannare un atto violento; capire una paura e non accettare ciò che quella paura produce.
La comprensione aggiunge informazioni al giudizio. Ci impedisce di trasformare l’essere umano in un’etichetta: “cattivo”, “stupido”, “debole”. Per Spinoza gli affetti e le azioni appartengono alla natura e vanno studiati con serietà, non trattati come anomalie inspiegabili.
Perché giudicare è molto più veloce che capire
Il giudizio immediato è gratificante. Ci mette dalla parte giusta e riduce la complessità. Comprendere richiede invece tempo, contesto e la possibilità scomoda che anche noi, in circostanze diverse, avremmo potuto reagire male.
I social amplificano questa tendenza perché premiano reazioni rapide e nette. Ma la vita reale è quasi sempre più complicata di un frammento. Una frase può avere una storia, una rabbia può nascondere paura, un silenzio può non essere disprezzo.
Guarda il video: Spinoza e le passioni umane
Capire le cause aumenta la nostra libertà
Per Spinoza conoscere perché una passione ci domina è già un modo per non esserne completamente trascinati. Se riconosco che una reazione nasce dalla gelosia, dalla paura di perdere qualcosa o dal bisogno di approvazione, posso osservarla invece di coincidere con essa.
La stessa idea vale quando guardiamo gli altri. Comprendere i meccanismi non elimina la responsabilità, ma permette risposte meno cieche. A volte una punizione è necessaria; altre volte il problema si risolve soltanto intervenendo sulla causa.
Una disciplina difficile ma civile
Non deridere, non piangere, non condannare: sono tre tentazioni umane. Spinoza non pretende che spariscano. Ci invita a non fermarci lì.
Comprendere è una disciplina civile perché rende possibile discutere senza trasformare ogni conflitto in una guerra tra identità. Significa chiedere “perché?” prima di “da che parte stai?”. In un mondo che ci spinge a reagire, capire può diventare una forma di resistenza.