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Oscar Wilde: i 3 segreti della bellezza e della corruzione nel romanzo Il ritratto di Dorian Gray

Mario Macaluso 24.10.2026 5 min di lettura
Oscar Wilde: i 3 segreti della bellezza e della corruzione nel romanzo Il ritratto di Dorian Gray
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C'è un'idea semplice e vertiginosa al centro de Il ritratto di Dorian Gray: un giovane bellissimo esprime il desiderio di restare per sempre com'è, mentre sarà il suo ritratto a invecchiare al suo posto. Il desiderio si avvera, e da quel momento il volto dipinto registra ogni colpa, ogni crudeltà, ogni segno del tempo, mentre l'uomo in carne e ossa resta intatto. Oscar Wilde pubblicò la prima versione del romanzo nel 1890 su una rivista americana, il Lippincott's Monthly Magazine, e l'anno seguente lo fece uscire in volume, ampliato e accompagnato da una celebre prefazione composta di aforismi, tra cui quello secondo cui non esistono libri morali o immorali, ma solo libri scritti bene o scritti male.

La reazione della critica vittoriana fu durissima. Il libro venne accusato di immoralità, e qualche anno dopo, durante i processi che avrebbero portato Wilde in carcere, alcune sue pagine furono lette in aula come prova contro di lui. Eppure Il ritratto di Dorian Gray è sopravvissuto a ogni scandalo ed è diventato uno dei romanzi più letti al mondo. Il motivo sta in tre segreti che Wilde nasconde dentro la sua storia, tre verità sulla bellezza e sulla corruzione che non hanno perso nulla della loro forza.

Il segreto del ritratto, la coscienza dipinta

Il primo segreto è il quadro stesso. A dipingerlo è Basil Hallward, un pittore che vede in Dorian l'incarnazione di un ideale e che mette nel ritratto qualcosa di sé, tanto da non volerlo esporre. Quando Dorian, guardando la tela finita, si rende conto che la sua giovinezza svanirà mentre il dipinto resterà uguale, pronuncia il desiderio che cambierà la sua vita. Da quel momento il ritratto diventa la sua coscienza resa visibile. La prima volta che Dorian nota un cambiamento è dopo aver trattato con crudeltà Sibyl Vane, la giovane attrice di cui si era innamorato: sul volto dipinto compare una piega di crudeltà intorno alla bocca. Dorian l'aveva respinta dopo una recita mal riuscita, e la ragazza, disperata, si toglie la vita. Dorian nasconde il quadro in una stanza chiusa a chiave, in cima alla casa, e torna a guardarlo di tanto in tanto, con un misto di orrore e di compiacimento. Wilde trasforma così un oggetto d'arte in uno specchio morale, che mostra ciò che la superficie nasconde. Il segreto è tutto qui: la bellezza esteriore può restare perfetta, ma il prezzo delle azioni viene pagato altrove, e prima o poi qualcuno andrà a riscuoterlo.

Il segreto di Lord Henry, la seduzione delle parole

Il secondo segreto ha la voce di Lord Henry Wotton, amico di Basil e personaggio indimenticabile. È lui a parlare a Dorian della giovinezza come unico bene che valga la pena di possedere, a convincerlo che l'unico modo per liberarsi da una tentazione sia cedervi, a presentargli la vita come una serie di sensazioni da collezionare. Lord Henry è brillante, ironico, capace di aforismi folgoranti, ed è difficile non subirne il fascino anche da lettori. Ma il romanzo mostra il lato oscuro di questa filosofia del piacere. Lord Henry parla, teorizza, provoca, mentre è Dorian a mettere in pratica le sue idee, fino alle conseguenze più estreme. A un certo punto gli regala anche un libro, un volume che Dorian legge e rilegge e che diventa una specie di guida per la sua vita. Il segreto che Wilde affida a questo personaggio è che le parole possono corrompere quanto le azioni, e che chi seduce con le idee raramente paga il prezzo di ciò che ha messo in moto.

Il segreto della corruzione, il delitto e la fine

Il terzo segreto è il percorso di Dorian verso la rovina. Per anni vive una doppia esistenza: in società resta il giovane affascinante che tutti ammirano, ma intorno a lui si moltiplicano le voci, le amicizie distrutte, le reputazioni perdute. Il suo volto non cambia, e proprio questo lo rende insospettabile. Quando Basil, dopo molto tempo, lo affronta e gli chiede conto delle dicerie che lo riguardano, Dorian gli mostra il ritratto ormai deformato. Poi, in un impeto di odio, lo uccide. Per far sparire il corpo costringe con un ricatto un vecchio amico, il chimico Alan Campbell, ad aiutarlo. È il punto di non ritorno. Sulle sue tracce si mette anche James Vane, il fratello di Sibyl, deciso a vendicarne la morte, che finisce però ucciso per errore durante una battuta di caccia. Dorian cerca di cambiare, prova a compiere un gesto buono, ma scopre che sul quadro non appare alcun miglioramento, solo una nuova smorfia di ipocrisia. Allora decide di distruggere il ritratto con lo stesso coltello usato per Basil. Quando i servitori entrano nella stanza trovano il dipinto tornato splendido, come il giorno in cui era stato finito, e a terra il corpo di un uomo vecchio e sfigurato, riconoscibile solo dagli anelli.

Il finale chiude il cerchio con una logica implacabile. La corruzione che Dorian aveva tenuto lontana da sé ritorna nel momento in cui tenta di cancellarla, e la bellezza, liberata dalle colpe, torna all'arte a cui apparteneva. Wilde, che si professava sostenitore dell'arte per l'arte, scrive un romanzo che si presta a una lettura profondamente morale, e proprio questa ambiguità ha alimentato discussioni per oltre un secolo. È un libro che celebra la bellezza o che la condanna? Probabilmente entrambe le cose, ed è per questo che continua a interrogarci.

In un'epoca come la nostra, ossessionata dall'immagine, dai filtri, dalla giovinezza da conservare a ogni costo, Il ritratto di Dorian Gray sembra scritto ieri. Il quadro chiuso in soffitta somiglia a tutto ciò che si preferisce non mostrare, mentre la superficie resta levigata e impeccabile. Wilde ci ricorda che quella separazione non può durare per sempre, e che prima o poi il volto vero chiede di essere guardato. È questo il segreto ultimo del suo unico romanzo: la bellezza non salva nessuno, se dietro non c'è qualcosa di più.

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