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Ragione e sentimento torna al cinema: la bellezza di Jane Austen che non invecchia mai

Mario Macaluso 27.10.2026 6 min di lettura
Ragione e sentimento torna al cinema: la bellezza di Jane Austen che non invecchia mai
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Ogni generazione ha il suo "Ragione e sentimento". Dal 22 ottobre è nelle sale italiane una nuova versione cinematografica del romanzo di Jane Austen, diretta dalla regista britannica Georgia Oakley, con Daisy Edgar-Jones nel ruolo di Elinor Dashwood ed Esmé Creed-Miles in quello della sorella Marianne. È l'ennesimo ritorno di una storia scritta più di due secoli fa, e la domanda che accompagna ogni nuovo adattamento è sempre la stessa: perché due sorelle senza dote, nell'Inghilterra rurale di inizio Ottocento, continuano a parlare a lettori e spettatori di oggi?

"Ragione e sentimento" fu il primo romanzo pubblicato da Jane Austen. Uscì nel 1811 senza il nome dell'autrice: sul frontespizio si leggeva soltanto che era stato scritto da una signora. La sua storia, però, era cominciata molto prima. Una prima versione, in forma di romanzo epistolare, risaliva agli anni Novanta del Settecento e portava il titolo "Elinor and Marianne", dai nomi delle due protagoniste. Austen la riscrisse a lungo, abbandonando le lettere per la narrazione in terza persona e affinando quell'ironia che sarebbe diventata il suo segno distintivo.

La trama è nota. Alla morte del padre, le sorelle Dashwood e la loro madre vengono private della casa di famiglia, che passa per legge al fratellastro John, e si ritrovano a vivere in un modesto cottage nel Devonshire con una rendita ridotta. Elinor, la maggiore, è riflessiva, controllata, capace di tenere per sé il dolore per non pesare sugli altri. Marianne, la secondogenita, vive invece ogni emozione fino in fondo, disprezza le convenienze e crede nell'amore come in una forza assoluta. Le loro vicende sentimentali, la prima con il riservato Edward Ferrars, la seconda con l'affascinante John Willoughby e con il paziente colonnello Brandon, mettono alla prova entrambi i loro modi di stare al mondo, tra promesse segrete, fidanzamenti nascosti, delusioni pubbliche e una malattia che porta Marianne vicinissima alla morte.

Il titolo sembra annunciare una contrapposizione semplice, con la ragione da una parte e la passione dall'altra. In realtà il romanzo è molto più sottile. Elinor non è fredda: sente profondamente, ma sceglie di non esibire i propri sentimenti. Marianne non è soltanto impulsiva: la sua sincerità ha una dignità che Austen non deride mai del tutto. Alla fine entrambe imparano qualcosa dall'altra, e il libro diventa il ritratto di un equilibrio faticoso, mai raggiunto una volta per tutte.

Un mondo regolato dal denaro

C'è poi un aspetto che i lettori contemporanei colgono con particolare forza. "Ragione e sentimento" è anche un romanzo sul denaro. Tutto ciò che accade alle Dashwood dipende da leggi ereditarie che escludono le donne, da rendite, doti e calcoli matrimoniali. Austen racconta senza retorica un mondo in cui per una giovane donna senza patrimonio il matrimonio non è solo una questione di cuore, ma di sopravvivenza. È questa lucidità, unita a una scrittura capace di essere insieme leggera e spietata, a rendere i suoi romanzi così attuali: dietro i balli e le visite di cortesia si vede una società di vincoli, convenienze e disuguaglianze.

Ed è forse anche per questo che Austen è diventata una delle scrittrici più adattate di sempre. I suoi libri offrono personaggi riconoscibili, conflitti universali e un'ironia che sopravvive a ogni traduzione, ma lasciano anche ampio spazio all'interpretazione: ogni epoca vi trova lo specchio delle proprie domande.

Dalla versione di Ang Lee al nuovo film

Per molti spettatori "Ragione e sentimento" coincide con il film del 1995 diretto da Ang Lee. La sceneggiatura era firmata da Emma Thompson, che interpretava anche Elinor e che per quel lavoro vinse l'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. Accanto a lei c'erano una giovanissima Kate Winslet nel ruolo di Marianne, Hugh Grant in quello di Edward Ferrars e Alan Rickman nei panni del colonnello Brandon. Quel film, elegante e commovente, ha fissato per anni l'immaginario legato al romanzo. Nel 2008 la BBC ne ha proposto una versione in miniserie televisiva, sceneggiata da Andrew Davies, che ha dato più spazio alla dimensione sentimentale e al paesaggio.

Il nuovo film arriva con una squadra diversa e uno sguardo dichiaratamente contemporaneo. La regista Georgia Oakley si era fatta notare con il suo primo lungometraggio, "Blue Jean", e qui lavora su una sceneggiatura della scrittrice australiana Diana Reid. Oltre alle due protagoniste, il cast comprende George MacKay come Edward Ferrars, Frank Dillane come Willoughby, Herbert Nordrum come colonnello Brandon, Caitríona Balfe come Mrs Dashwood e Fiona Shaw come Mrs Jennings. Il film, una coproduzione tra Regno Unito e Stati Uniti realizzata da Working Title e Focus Features, è uscito in Gran Bretagna il 25 settembre e negli Stati Uniti il 16 ottobre, e dura poco più di due ore. Le presentazioni italiane insistono sulla tensione tra l'emotività di Marianne e le pressioni sociali ed economiche che spingono Elinor alla ragione.

Come ogni nuovo adattamento, anche questo divide i critici: c'è chi apprezza la freschezza dello sguardo e chi trova eccessive le libertà prese con l'epoca. Le recensioni internazionali hanno lodato soprattutto le due interpreti principali e il tono intimo e asciutto della messa in scena, mentre altre voci hanno trovato troppo moderni alcuni dettagli, a cominciare dalle acconciature. È il destino di tutte le trasposizioni austeniane, e fa parte del gioco. Il valore di un film come questo si misura anche dalla sua capacità di riportare le persone al libro.

Perché tornare al romanzo

E il libro, a oltre due secoli dalla sua pubblicazione, regge benissimo la prova. Chi lo riprende in mano dopo aver visto il film scoprirà una voce narrante che nessuna sceneggiatura può restituire del tutto: commenti taglienti, osservazioni sui difetti dei personaggi secondari, una comicità che nasce dalla precisione dello sguardo. Scoprirà anche quanto Austen sia meno romantica di come la si immagina: i suoi lieto fine arrivano sempre dopo una lunga educazione dei sentimenti, e non cancellano mai del tutto il peso delle condizioni materiali. È questa la bellezza che non invecchia: la capacità di raccontare il cuore umano senza ingenuità, con una lucidità che ogni nuova generazione riscopre come se fosse stata scritta per lei.

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