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Roberto Riccardi e Simone Ungaro: i 5 interrogativi tra tecnologia e fede nel romanzo L'algoritmo di Dio

Mario Macaluso 24.10.2026 5 min di lettura
Roberto Riccardi e Simone Ungaro: i 5 interrogativi tra tecnologia e fede nel romanzo L'algoritmo di Dio
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Che cosa succederebbe se qualcuno chiedesse a un'intelligenza artificiale di rispondere alla domanda più antica dell'umanità, quella sull'esistenza di Dio? È l'idea da cui parte L'algoritmo di Dio, il thriller scritto a quattro mani da Roberto Riccardi e Simone Ungaro e pubblicato da E/O nella collana Dal mondo, in libreria da metà ottobre 2026. Un romanzo di poco meno di quattrocento pagine che unisce il ritmo della spy story alle grandi questioni del nostro tempo, mettendo uno di fronte all'altro due mondi che sembrano lontanissimi: quello dei supercomputer e quello della fede.

La trama ruota intorno a Technocracy, una setta di giovani fanatici dell'intelligenza artificiale guidata da un leader enigmatico che si fa chiamare Noah. Il gruppo riesce a impossessarsi di Revelium, un codice ideato dal fisico Alessandro Doria, e da una base nascosta su un'isola remota comincia a violare alcuni dei supercomputer più potenti del pianeta. L'obiettivo è interrogare la macchina su Dio. Il prezzo è una guerra informatica che paralizza reti, sistemi di sicurezza e governi. Da questa premessa nascono cinque interrogativi che rendono il libro qualcosa di più di un semplice romanzo d'azione.

Una macchina può rispondere alle domande dello spirito?

Il primo interrogativo è quello che dà il titolo al romanzo. Da secoli filosofi e teologi discutono sull'esistenza di Dio, e nessuna dimostrazione è mai riuscita a mettere d'accordo tutti. Technocracy parte da una convinzione radicale: se l'intelligenza artificiale è in grado di elaborare quantità di dati inimmaginabili per la mente umana, allora potrà arrivare dove la ragione dell'uomo si è sempre fermata. È una pretesa affascinante e insieme inquietante, perché trasforma una questione di fede in un problema di calcolo. Il romanzo invita il lettore a chiedersi se esistano domande che, per loro natura, sfuggono a qualunque algoritmo, oppure se la tecnologia stia davvero spostando il confine tra ciò che si può sapere e ciò che si può soltanto credere. E c'è un'ulteriore questione, non meno importante: anche ammesso che la macchina fornisse una risposta, chi sarebbe disposto a fidarsi di essa, e con quali conseguenze per chi crede e per chi non crede?

A chi appartiene un'invenzione?

Il secondo interrogativo riguarda Alessandro Doria, il fisico che ha creato Revelium. Il suo codice nasce in un contesto scientifico, ma finisce nelle mani sbagliate e viene usato per scopi che il suo autore non aveva previsto. È un tema che attraversa tutta la storia della scienza moderna: chi è responsabile di una scoperta quando viene impiegata per fare del male? Doria non resta in disparte. Diventa uno dei protagonisti della caccia alla setta, come se dovesse rimediare a qualcosa che ha messo in moto senza volerlo. La sua presenza dà al romanzo una dimensione morale, perché ricorda che dietro ogni tecnologia ci sono persone che compiono scelte. Nel suo percorso si riflette il dilemma di tanti ricercatori reali, divisi tra il desiderio di spingersi oltre i limiti della conoscenza e la consapevolezza che ogni passo avanti può essere usato in direzioni impreviste.

La tecnologia può diventare una religione?

Il terzo interrogativo è forse il più provocatorio. Technocracy non è un semplice gruppo di hacker, ma una setta fondata sulla fede nella tecnologia. Ha un leader carismatico, adepti giovani e convinti, un luogo isolato dal resto del mondo e una missione che somiglia a una rivelazione. In altre parole, ha tutte le caratteristiche di un movimento religioso. Il paradosso è evidente: proprio chi vuole usare la macchina per mettere alla prova l'esistenza di Dio finisce per trasformare la macchina stessa in una divinità. Il romanzo coglie così una tendenza reale del presente, in cui l'entusiasmo per l'intelligenza artificiale assume talvolta i toni dell'attesa messianica, con le sue promesse di salvezza e i suoi profeti.

Quanto è fragile il mondo connesso?

Il quarto interrogativo è quello che dà al libro il ritmo del thriller. L'attacco di Technocracy non resta confinato nei laboratori: colpisce reti, sistemi di sicurezza e governi, mostrando quanto le società contemporanee dipendano da infrastrutture invisibili e vulnerabili. Tra i bersagli c'è anche il supercomputer di Frascati, sviluppato per conto del Vaticano, un dettaglio che porta lo scontro tra fede e tecnologia direttamente nel cuore della Chiesa. È qui che entrano in scena i personaggi chiamati a fermare la setta: il maggiore Ferraro, il dottor Mason della CIA, lo stesso Doria e Rivka, un'agente segreta. Una squadra eterogenea, che deve muoversi tra mondi diversi e collaborare contro un nemico capace di colpire ovunque senza mai mostrarsi. La loro alleanza mette insieme competenze investigative, intelligence e sapere scientifico, a sottolineare che nessuno, da solo, è in grado di affrontare una minaccia di questo tipo.

Che cosa accade se l'algoritmo sfugge al controllo?

L'ultimo interrogativo è anche il più profondo. Fermare Noah e i suoi seguaci potrebbe non bastare, perché il vero pericolo non è soltanto la setta, ma l'Algoritmo stesso. Una volta messo in moto, un sistema capace di apprendere e di agire in autonomia potrebbe non rispondere più a chi lo ha creato. È la grande paura che accompagna il dibattito pubblico sull'intelligenza artificiale, e il romanzo la traduce in tensione narrativa. Senza rivelare come si conclude la vicenda, si può dire che la posta in gioco cresce pagina dopo pagina, fino a coinvolgere non solo il destino dei protagonisti, ma il rapporto stesso tra l'umanità e le macchine che ha costruito.

L'algoritmo di Dio è un romanzo che si legge con il passo veloce del thriller internazionale, tra servizi segreti, attacchi informatici e luoghi lontani, ma che lascia sul tavolo domande destinate a restare. Riccardi e Ungaro scelgono di raccontare il presente attraverso il genere più adatto a parlare delle paure collettive, quello della suspense, e lo fanno intrecciando scienza, potere e spiritualità. In un momento in cui l'intelligenza artificiale entra ogni giorno di più nella vita quotidiana, il libro offre l'occasione per riflettere su ciò che siamo disposti ad affidare alle macchine e su ciò che, invece, dovrebbe restare una responsabilità tutta umana.

Mario Macaluso Il Blog di Mario
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