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Romanzi e storie sui gatti: i libri che celebrano i felini più amati

Mario Macaluso 26.10.2026 6 min di lettura
Romanzi e storie sui gatti: i libri che celebrano i felini più amati
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Il cane, in letteratura, è quasi sempre un compagno: fedele, generoso, talvolta eroico. Il gatto no. Il gatto è un testimone. Guarda, giudica, si sottrae, e proprio per questo gli scrittori lo hanno amato tanto, perché somiglia al loro mestiere più di qualunque altro animale. Mettere un gatto in un romanzo significa spesso cambiare il punto di vista, guardare gli uomini da un angolo leggermente sopraelevato, come fa lui dall'alto di una libreria. Ho provato a mettere in fila alcuni dei libri che meglio raccontano questo rapporto, senza pretesa di completezza ma con una certa ostinazione da gattaro.

Il Giappone e lo sguardo del gatto

Tutto, o quasi, comincia con Natsume Sōseki. Io sono un gatto uscì a puntate tra il 1905 e il 1906 sulla rivista letteraria Hototogisu: doveva essere un racconto breve, ma l'accoglienza convinse l'autore a proseguire. Il narratore è un gatto senza nome che vive in casa di un professore, e attraverso i suoi occhi sfila la piccola borghesia intellettuale di Tokyo, con le sue chiacchiere, le sue vanità, la sua goffa rincorsa alla modernità occidentale. È un libro satirico, malinconico, a tratti feroce, e ha fissato un modello: il gatto come osservatore esterno che vede ciò che gli umani non vogliono vedere di sé.

Non stupisce che il Giappone contemporaneo abbia continuato su quella strada, anche se con toni molto diversi. Hiro Arikawa ha pubblicato nel 2012 Tabineko ripōto, arrivato in Italia con Garzanti nel 2017 come Cronache di un gatto viaggiatore. Il protagonista è Nana, ex randagio orgoglioso e ironico, curato dopo un incidente dal giovane Satoru. Anni dopo, Satoru deve trovargli una nuova casa, e i due partono per un viaggio attraverso il Paese che è anche un viaggio nei ricordi e negli affetti di una vita. È una storia dolceamara, sulla perdita e sul valore dei legami autentici, raccontata in buona parte dalla voce del gatto.

Lo stesso anno, il 2012, segna l'esordio narrativo di Genki Kawamura con Se i gatti scomparissero dal mondo, pubblicato in Italia da Einaudi nel 2019. Un postino trentenne scopre di avere pochi giorni di vita; il Diavolo gli offre un giorno in più in cambio della scomparsa di qualcosa dal mondo. Gli oggetti sacrificati diventano via via più importanti, finché sul tavolo arrivano i gatti, e con loro Cavolo, il micio che vive con il protagonista. La domanda del libro è semplice e terribile: che cosa rende una vita degna di essere vissuta? Il gatto qui non è un simbolo astratto, è il limite oltre il quale il baratto diventa impossibile.

Più legato ai libri in senso stretto è Il gatto che voleva salvare i libri di Sōsuke Natsukawa, uscito in Giappone nel 2017 e pubblicato in Italia da Mondadori. Rintaro, ragazzo timido e chiuso, eredita dal nonno una piccola libreria di libri usati sull'orlo del fallimento; un gatto parlante entra nel negozio e lo trascina in una missione per salvare i libri dalla scomparsa. È una favola sulla lettura, sul perché valga ancora la pena di aprire un libro difficile, e sul rischio di trasformare i libri in merce da consumare in fretta o in trofei da esibire sugli scaffali.

Dall'Europa all'America, gatti veri e gatti in versi

Se la tradizione giapponese ha fatto del gatto un narratore, quella occidentale gli ha spesso affidato un ruolo morale. L'esempio più amato, anche da generazioni di bambini italiani, è Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda, pubblicato nel 1996 e portato in Italia da Salani. Una gabbiana morente, vittima del petrolio, affida il proprio uovo al gatto Zorba e gli strappa tre promesse: non mangiarlo, averne cura, insegnare al piccolo a volare. Zorba mantiene la parola. È una storia sulla fedeltà agli impegni e sull'amore per chi è diverso da noi, e il film d'animazione di Enzo D'Alò, La gabbianella e il gatto, l'ha resa un classico popolare. Va letta per quello che è: non un racconto sul gatto che diventa uccello, ma sul gatto che accetta di aiutare qualcuno a essere ciò che lui non sarà mai.

Tutt'altro registro per Doris Lessing, futura premio Nobel, che nel 1967 pubblicò Particularly Cats, in Italia Gatti molto speciali nell'Universale economica Feltrinelli. Non è un romanzo ma un memoir, il racconto dei gatti che hanno attraversato la sua vita, dall'infanzia africana alla casa londinese. Lessing non addolcisce nulla: ci sono la tenerezza, la gelosia, la crudeltà della natura, le scelte dolorose. È forse il libro più onesto mai scritto su cosa significhi davvero convivere con un animale che non ci appartiene.

E poi c'è T. S. Eliot, il poeta della Terra desolata, che nel 1939 pubblicò Old Possum's Book of Practical Cats, una raccolta di poesie leggere e funambolesche nate per i figli degli amici. Ogni componimento è un ritratto: gatti ladri, gatti di teatro, gatti misteriosi che scompaiono quando avviene un crimine. Da quei versi Andrew Lloyd Webber ricavò nel 1981 il musical Cats, che ha reso celebri quei personaggi ben oltre il pubblico della poesia.

Perché i gatti continuano a piacere

Il filone non si è mai esaurito, e anzi negli ultimi anni ha trovato nuova linfa nel giallo. Piergiorgio Pulixi, scrittore cagliaritano noto per i suoi noir, ha costruito con Marsilio una serie intorno al libraio Marzio Montecristo e ai suoi due gatti neri, Marple e Poirot, cominciata con La libreria dei gatti neri nel 2023 e proseguita fino a Il fattore gatto, uscito nel settembre 2026. Anche lì i gatti non indagano: osservano dall'alto, e il loro distacco diventa il metro con cui misurare la vanità degli uomini.

È questo, credo, il filo che unisce libri così lontani. Il gatto è l'animale che non si lascia possedere del tutto, e per questo ci costringe a una forma di rispetto. Chi scrive lo sa bene: il gatto si siede sul manoscritto, si stende sulla tastiera, pretende attenzione e poi la nega. Somiglia alla scrittura stessa, che va corteggiata e non si comanda. Forse è per questo che i lettori, generazione dopo generazione, continuano a cercare storie con un paio di orecchie a punta da qualche parte tra le pagine.

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