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Romanzo Criminale diventa opera lirica: dal film al teatro musicale

Mario Macaluso 26.10.2026 6 min di lettura
Romanzo Criminale diventa opera lirica: dal film al teatro musicale
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Ci sono storie che sembrano non voler smettere di cambiare pelle. Romanzo criminale è una di queste. Nato come libro nel 2002, diventato film nel 2005 e serie televisiva tra il 2008 e il 2010, da venerdì 23 ottobre è anche un'opera lirica. La prima assoluta si è tenuta nella Sala Grande del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, con la musica di Nicola Piovani, il libretto dello stesso Giancarlo De Cataldo e la regia di Massimo Popolizio. Alla fine, otto minuti di applausi e ovazioni per il compositore e per lo scrittore. Quando la notizia fu annunciata, alla fine del 2024, pensai a una provocazione ben confezionata. Mi sbagliavo.

Dal romanzo allo schermo, la lunga vita di una banda

Il punto di partenza è il libro che De Cataldo, magistrato prima ancora che scrittore, pubblicò con Einaudi all'inizio degli anni Duemila. Un romanzo corale, ispirato alla vicenda reale della Banda della Magliana, il gruppo criminale che tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta si prese pezzi interi di Roma: droga, prostituzione, gioco d'azzardo, e intorno un'Italia attraversata dagli anni di piombo, dal sequestro Moro in poi. Il Libanese, il Freddo, il Dandi, il commissario Scialoja che li insegue, Patrizia che sta in mezzo: figure di una mitologia nera, tra cronaca ed epica.

Poi venne il cinema. Michele Placido nel 2005 portò la storia sullo schermo con un cast che oggi sembra un'antologia del cinema italiano: Pierfrancesco Favino nel ruolo del Libanese, che gli valse un David di Donatello, Kim Rossi Stuart nel Freddo, Claudio Santamaria nel Dandi, Stefano Accorsi nei panni di Scialoja, Anna Mouglalis in quelli di Patrizia. E, nella parte del Terribile, proprio Massimo Popolizio, che vent'anni dopo si ritrova dall'altra parte, a firmare la regia dell'opera. Infine la serialità: Stefano Sollima ne trasse due stagioni per Sky, ventidue episodi andati in onda tra il novembre 2008 e il dicembre 2010, che hanno consegnato la banda a una nuova generazione di spettatori.

Ogni passaggio ha tolto e aggiunto qualcosa. Il film ha compresso, la serie ha dilatato. Restava da vedere che cosa potesse fare il canto.

Piovani, De Cataldo e la scommessa del melodramma

L'opera nasce da una commissione congiunta della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, guidata dal sovrintendente Carlo Fuortes, e della Fondazione Musica per Roma. Per Piovani, premio Oscar e autore di colonne sonore che conosciamo a memoria, è la terza prova nel teatro lirico, dopo Amorosa presenza e Il labirinto di Creta. Al momento dell'annuncio il compositore aveva spiegato che una trama solida e un buon librettista sono la condizione per costruire un lavoro musicale, e che le scommesse difficili lo affascinano. A Firenze ha anche diretto personalmente l'Orchestra e il Coro del Maggio, preparato da Lorenzo Fratini.

De Cataldo, dal canto suo, ha parlato dell'opera tratta dal suo romanzo come di un sogno che si avvera, definendosi un neo-melomane entrato in punta di piedi in un mondo nuovo. Ma la sua osservazione più interessante riguarda la natura stessa del melodramma, che spesso si è nutrito di fatti veri e di personaggi poveri e feroci: basta pensare a Rigoletto. Il libretto, ha detto, deve essere sintetico, e per scriverlo ha dovuto tagliare se stesso, rinunciando a ogni narcisismo d'autore. Il risultato non vuole essere un documentario sulla malavita romana degli anni Settanta, ma una metafora che mette in scena amore, orgoglio, crudeltà, tradimento e lealtà.

È qui che la scelta convince. Chi conosce il libro ricorda la sua dimensione politica, i rapporti oscuri con i servizi, le logge, le mafie, i grandi misteri italiani. L'opera li lascia fuori, deliberatamente: il punto di vista resta sui personaggi, il contesto storico smette di essere parte integrante della vicenda. Qualcuno ha parlato di semplificazione inevitabile, e forse lo è. Ma il melodramma non è mai stato il luogo delle ricostruzioni giudiziarie: è il luogo dove una passione diventa voce.

Una Roma senza tempo raccontata da Patrizia

La trovata drammaturgica più felice è affidare il racconto a Patrizia, la prostituta che nel romanzo è amata dal Dandi e osservata da Scialoja, e che qui diventa narratrice e quasi incarnazione dello spirito di Roma. A interpretarla è il soprano Vanessa Goikoetxea, che la prima sera ha ricevuto un tributo particolare dal pubblico. Accanto a lei Carlo Raffaelli è il Libanese, Anthony Ciaramitaro il Dandi, Alberto Petricca il Freddo, Matteo Desole il commissario Scialoja, William Hernández il Bufalo, Toni Nežić il Terribile, Davide Zaccherini il Gemito, Valentina Pernozzoli la madre del Libanese e Ilaria Monteverdi una giovane prostituta.

Popolizio ha scelto di non trasportare un'epoca nel presente ma di ambientare tutto in un contemporaneo senza data precisa, con le scene di Margherita Palli, i costumi di Silvia Aymonino, le luci di Pasquale Mari, la coreografia di Michele Abbondanza e le immagini di Jacopo Stoppa. Il rischio maggiore, ha spiegato il regista, era quello di mostrare cattivi che fanno i cattivi, trasformando la violenza in spettacolo fine a se stesso; la risposta è stata una dimensione più epica, senza caricature e senza retorica. Il testo è in italiano, con due sole concessioni al romanesco: lo slogan sulla stecca uguale per tutti e la parola che indica la pistola.

Le prime cronache descrivono una partitura ibrida, sospesa tra opera e musical, in cui si sentono echi del verismo pucciniano e mascagnano, ma anche di Brecht, di Musorgskij e perfino di Rugantino. Il momento più intenso, a quanto si legge, sarebbe il Miserere per il funerale del Dandi. Un impasto che può spaventare i puristi, ma che somiglia molto a Piovani, musicista che ha sempre attraversato i generi.

Per chi non può andare a Firenze, le occasioni non mancano. Le repliche sono in programma domenica 25 ottobre alle 15.30, mercoledì 28 alle 20 e sabato 31 alle 17. La prima è stata trasmessa da Rai Cultura su Rai 3, e l'opera tornerà in onda il primo novembre su Rai 5 e, alle 20.30 dello stesso giorno, su Rai Radio 3. Nel 2027 lo spettacolo arriverà a Roma, all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, cioè nella città dove tutto è cominciato.

Resta una domanda che riguarda noi spettatori più che gli autori. Libro, film e serie hanno costruito attorno alla banda un immaginario fortissimo, persino ingombrante. De Cataldo lo sa, e infatti parla della necessità di un patto con il pubblico, disposto a rinunciare al confronto continuo con ciò che ha già visto. È lo stesso patto che ogni grande opera chiede: accettare che una storia conosciuta torni a commuoverci soltanto perché, questa volta, qualcuno la canta.

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