Santa Barbara: il nuovo romanzo di Nicola Lagioia che tutti aspettavano
Ci sono scrittori che, a un certo punto del loro percorso, sentono il bisogno di tornare a casa. Non per nostalgia, ma per capire da dove vengono le storie che hanno raccontato fino a quel momento. Nicola Lagioia lo fa con "Santa Barbara", il romanzo uscito in questo autunno per Einaudi: oltre seicentoquaranta pagine, una saga familiare che attraversa circa cinquant'anni di storia italiana e che ha il suo centro in Capurso, il paese dell'entroterra barese, a pochi chilometri da Bari, da cui l'autore proviene. È il libro più ampio e ambizioso della sua carriera, e arriva dopo un'attesa che i lettori hanno sentito.
Per capire il peso di questa uscita bisogna ricordare da dove arriva Lagioia. Barese, classe 1973, ha esordito all'inizio degli anni Duemila e si è fatto conoscere con romanzi come "Occidente per principianti" e "Riportando tutto a casa". Nel 2015 ha vinto il Premio Strega con "La ferocia", un noir familiare ambientato tra Bari e la Puglia dei cantieri e del potere economico, che ha mostrato a un pubblico vasto la sua capacità di tenere insieme tensione narrativa e ritratto sociale. Nel 2020 è arrivato "La città dei vivi", la ricostruzione dell'omicidio di Luca Varani avvenuto a Roma nel 2016: un libro di non fiction che è anche un'indagine sulla capitale e sulla responsabilità, e che ha avuto una vasta eco. Nel frattempo Lagioia ha diretto per diversi anni il Salone Internazionale del Libro di Torino, diventando una delle figure più riconoscibili dell'editoria italiana.
"Santa Barbara" è dunque il primo grande romanzo di finzione dopo un lungo periodo in cui il suo nome è stato associato soprattutto alla cronaca e all'organizzazione culturale. Secondo quanto ha raccontato lo stesso autore, la stesura definitiva ha richiesto tre anni e mezzo di lavoro.
Due famiglie, tre generazioni
Il libro segue due famiglie legate alla stessa terra e le accompagna attraverso tre generazioni. Sullo sfondo scorre la storia d'Italia del secondo Novecento, con il suo carico di guerre, emigrazione, sviluppo economico e violenza politica, e il romanzo mostra come quei grandi movimenti entrino nelle case e nelle scelte delle persone comuni. È la storia di una comunità in cui tutti, in un modo o nell'altro, desiderano più di quanto la vita sembri disposta a concedere.
Tra i personaggi che le prime presentazioni e recensioni mettono in luce ci sono Nunzia, una donna povera che riceve una preziosa collana in cambio del suo silenzio e il cui figlio sarà l'artefice della fortuna della famiglia; Giovanni, che scopre una cava di tufo sotto uno dei suoi terreni; Domenico, un uomo che si è fatto da solo, partito come venditore porta a porta in Sardegna e diventato imprenditore fondando, grazie a un prestito, un'azienda di ricami. Con Anna vivrà un grande amore negli anni Sessanta. C'è poi il marito di Nunzia, emigrato in Venezuela, che le scrive lettere d'amore a cui lei non riesce a credere.
Il titolo rimanda a una presenza che attraversa il libro. Il paese ha come patrona la Madonna del Pozzo, ma nelle vicinanze c'è una grotta antichissima legata a Santa Barbara, che nel romanzo diventa una figura quasi mitica: una presenza che conosce i segreti delle donne e che, secondo la leggenda raccontata nel libro, ha nascosto il proprio cuore in attesa che lo trovi un bambino dall'animo puro. È uno degli elementi che danno al romanzo il suo tono particolare, sospeso tra realismo e racconto popolare.
Il particolare come via all'universale
Lagioia ha spiegato di aver scelto di raccontare il proprio paese perché convinto che partire da un luogo preciso sia il modo più sicuro per parlare a tutti. Non stupisce, allora, che L'Espresso abbia evocato Macondo nel titolo della sua intervista all'autore e la tradizione del grande romanzo familiare: un territorio circoscritto che diventa il teatro di una storia collettiva. Ma l'autore ha anche insistito su un altro punto, che merita attenzione: "Santa Barbara" non vuole essere un libro sul Sud nel senso folkloristico del termine, bensì un romanzo pienamente italiano, in cui la questione meridionale, tema ricorrente nella sua opera, si intreccia con una vicenda che riguarda l'intero Paese.
Le radici del libro sono anche orali. Lagioia ha raccontato che all'origine ci sono le storie ascoltate da bambino dalle donne anziane del paese mentre lavoravano, e il romanzo restituisce questo debito dando spazio alla narrazione femminile e a un'arte artigiana e anonima come il ricamo, che attraversa la vicenda di Domenico e della sua impresa. È un modo di riconoscere un patrimonio di memoria che di solito non entra nei libri di storia.
Anche la lingua è stata oggetto di una scelta precisa. L'autore ha deciso di non usare il dialetto nei dialoghi, per evitare l'effetto di colore locale, ma ha cercato di far entrare nell'italiano la vitalità del parlato pugliese. Chi ha presentato il libro ha sottolineato come il romanzo alterni registri diversi, dal lirico all'onirico all'umoristico, e come il linguaggio dei personaggi cambi con il passare dei decenni, seguendo le trasformazioni del paese e del paesaggio.
Tra i temi che emergono con più forza ci sono la povertà e il desiderio di riscatto, con la fortuna che a volte sembra risarcire un destino ingiusto; l'amore, vissuto in modo diverso da ogni generazione; e la libertà, che per Lagioia non è mai una condizione acquisita una volta per tutte, ma un passaggio da uno stato all'altro, che può trasformarsi a sua volta in una nuova gabbia. Sono le stesse domande che percorrevano "La ferocia", qui allargate al respiro della saga.
Un'attesa ripagata
L'arrivo in libreria è stato accompagnato da una serie di presentazioni, tra cui quella del 13 ottobre al Mast di Bologna, in dialogo con il critico Marco Antonio Bazzocchi, e il libro è comparso nelle classifiche dei più venduti. Per chi ha seguito Lagioia dagli esordi, "Santa Barbara" ha il sapore di un approdo: lo scrittore che ha raccontato il potere, la violenza e le ombre delle città torna al luogo da cui tutto è cominciato e lo trasforma in un mondo. È un romanzo lungo, che chiede tempo e pazienza, ma è proprio questa ampiezza a renderlo uno dei titoli più importanti della stagione letteraria italiana.