Santa Barbara di Nicola Lagioia: il nuovo romanzo che interroga le contraddizioni della società
Nel paese di Capurso, alle porte di Bari, c'è una santa che legge il cuore delle donne. Da questa immagine, che apre il libro e gli dà il nome, parte Santa Barbara, il nuovo romanzo di Nicola Lagioia, uscito per Einaudi nella collana Supercoralli il 6 ottobre 2026. Sono 640 pagine che seguono due famiglie destinate a diventare una sola e un'intera comunità che, nell'arco di circa cinquant'anni, passa dalla miseria al benessere, dalla terra alla fabbrica, dalla fame al desiderio.
È un romanzo ambizioso per dimensioni e per respiro, e arriva a sei anni da La città dei vivi, il libro con cui l'autore aveva scavato in un fatto di cronaca romana. Questa volta Lagioia torna al Sud in cui è cresciuto e sceglie la forma della saga familiare, ma la usa per porre una domanda che riguarda tutto il Paese: che cosa abbiamo guadagnato, e che cosa abbiamo perso, quando l'Italia contadina è diventata ricca?
L'autore e il ritorno a casa
Nato a Bari nel 1973, Nicola Lagioia è uno dei nomi più riconoscibili della narrativa italiana contemporanea. Ha esordito all'inizio degli anni Duemila con Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj, ha proseguito con Occidente per principianti e Riportando tutto a casa, e nel 2015 ha vinto il Premio Strega con La ferocia, storia di una famiglia di costruttori pugliesi travolta dai propri segreti. Per diversi anni ha diretto il Salone Internazionale del Libro di Torino, diventando una presenza costante nel dibattito culturale.
Con Santa Barbara la Puglia torna al centro, ma con una differenza importante. Se La ferocia raccontava la borghesia già arrivata, qui l'autore risale alle origini di quel benessere, al momento in cui un mondo arcaico comincia a sgretolarsi. Lagioia ha spiegato di aver lavorato al libro per tre anni e mezzo e di considerarlo un romanzo italiano prima ancora che meridionale: il Sud è lo scenario, ma la storia che si racconta è quella di una nazione intera.
Nunzia e il desiderio di avere di più
Al centro della vicenda c'è Nunzia Battista, ragazza analfabeta cresciuta nel mondo contadino del dopoguerra. A sedici anni resta incinta di Nicola, che sposa per necessità più che per scelta. È una donna che vuole più di quanto la vita sembri disposta a concederle, e il suo desiderio prende la forma di una visione: una collana di diamanti che brilla al tramonto. Quell'immagine, insieme alla figura della santa a cui le donne del paese affidano le loro richieste, diventa il motore di scelte che coinvolgono tutti quelli che le stanno intorno.
Attorno a lei si muovono il marito, richiamato durante la guerra e poi emigrato in Venezuela, e il figlio Domenico, costretto a lasciare la scuola, che costruirà la propria fortuna rilanciando l'arte del ricamo delle donne della sua terra con un'azienda di successo. Parallela corre la storia di Giovanni Levante, che coltiva ulivi e cerca sostegno nei fondi della Cassa del Mezzogiorno, e di sua figlia Anna. Le due linee narrative si avvicinano lentamente fino a intrecciarsi, e il romanzo lascia che sia il lettore a scoprire dove porteranno.
Mezzo secolo di storia italiana
La costruzione del libro è quella del grande romanzo di famiglia: tre generazioni, più punti di vista, un tempo lungo che attraversa la guerra, la riforma agraria, l'emigrazione, il boom economico e gli anni del terrorismo. Le vicende private non sono mai separate da quelle collettive. Ogni trasformazione del Paese entra nelle case di Capurso, cambia i rapporti tra genitori e figli, sposta il confine tra ciò che è lecito sperare e ciò che resta proibito.
Lagioia ha indicato in William Faulkner il suo debito letterario più profondo, più ancora che in Gabriel García Márquez, ed è un riferimento che aiuta a leggere il libro. Il paese inventato e insieme reale, la memoria che si deforma passando da una generazione all'altra, le versioni contrastanti degli stessi fatti, i non detti che pesano sulle famiglie: tutto questo appartiene a una tradizione in cui il luogo diventa un mondo intero e il passato non smette mai davvero di agire sul presente.
Le contraddizioni del benessere
Il cuore del romanzo sta proprio nelle contraddizioni della società che racconta. Il passaggio dalla povertà alla ricchezza viene mostrato come una conquista reale, che libera dalla fame e dalla fatica, ma anche come una perdita. La civiltà contadina che scompare non è idealizzata: era un mondo duro, spesso brutale, soprattutto per le donne, chiuse dentro destini decisi da altri. Eppure la modernità che arriva a sostituirlo porta con sé una nuova forma di inquietudine, fatta di desideri che non si placano mai.
È qui che il libro trova la sua forza. L'ambizione di Nunzia è insieme legittima e pericolosa, un riscatto e una gabbia. La fortuna di Domenico nasce dal lavoro antico delle ricamatrici e lo trasforma in industria, conservando e tradendo nello stesso gesto. Le promesse dello sviluppo arrivano dal Nord e dallo Stato, ma si scontrano con abitudini, gerarchie e silenzi che nessun finanziamento può cambiare. Ambizione, paura, amore e tradimento diventano così le forze con cui una comunità cerca di diventare qualcos'altro senza sapere bene che cosa.
Un romanzo che parla al presente
Raccontare il secondo Novecento significa anche parlare dell'Italia di oggi, delle sue disuguaglianze e delle sue nostalgie. La figura della santa che ascolta le donne e sembra esaudire i loro desideri attraversa il libro come un filo sottile tra il sacro e il materiale, tra la devozione e il bisogno concreto di cambiare vita. È un modo per ricordare che le grandi trasformazioni economiche passano sempre attraverso persone in carne e ossa, con le loro speranze e le loro paure.
Lagioia non offre risposte consolatorie e non costruisce un racconto a tesi. Preferisce mostrare quanto sia sottile la linea tra emancipazione e smarrimento, tra il diritto di volere di più e il prezzo che quel desiderio impone a chi ci sta accanto. Viene allora da chiedersi, chiudendo idealmente le pagine di Capurso: quanto di quella fame di futuro portiamo ancora dentro di noi, e siamo davvero sicuri di sapere che cosa stiamo cercando?