Sara Rattaro: le 5 sfide della libertà e della rinascita nel romanzo Io ballo per me
Ci sono romanzi che parlano degli adolescenti e romanzi che parlano con gli adolescenti. Io ballo per me, il libro che Sara Rattaro ha pubblicato con Mondadori nella collana I Grandi, appartiene senza dubbio alla seconda famiglia. È una storia di poco più di duecento pagine, pensata per lettori tra i dieci e i quattordici anni, ma capace di toccare corde che riguardano anche gli adulti: il rapporto con il proprio corpo, la paura del giudizio, la fatica di rialzarsi quando tutto sembra remare contro. Al centro c'è Giulia, una ragazzina che ama la danza da quando era piccola e che, crescendo, smette di riconoscersi. La scrittrice genovese, che da anni alterna romanzi per adulti e storie per ragazzi, sceglie una lingua limpida e diretta, senza scorciatoie e senza stereotipi. Il risultato è un racconto che procede per prove successive, cinque sfide che la protagonista deve affrontare per arrivare a quella frase del titolo, così semplice e così difficile da pronunciare: io ballo per me.
La prima sfida: guardarsi allo specchio
Tutto comincia da un'immagine. Giulia si guarda e non si vede più intera, ma a pezzi, come se lo specchio restituisse soltanto i dettagli che non le piacciono. Il suo corpo sta cambiando, come accade a tutti a quell'età, e lei non riesce ad accettarlo. Rattaro racconta questo passaggio senza drammatizzarlo e senza minimizzarlo, con la consapevolezza che per una ragazzina di quell'età il riflesso nello specchio può diventare un tribunale. Lo specchio, del resto, è il simbolo che attraversa tutto il libro: il luogo in cui Giulia misura la distanza tra ciò che è e ciò che crede di dover essere. La prima sfida, quindi, non arriva dall'esterno ma da dentro. Prima ancora che qualcuno la giudichi, è lei stessa a farlo, con una severità che nessun adulto le chiederebbe.
La seconda sfida: il giudizio dei compagni
Allo sguardo interiore si aggiunge presto quello degli altri. A scuola Giulia si sente osservata, commentata, misurata dai compagni. Non serve che qualcuno dica qualcosa di esplicito: basta la sensazione costante di essere al centro di un'attenzione indesiderata. La danza, che da bambina era una gioia pura, diventa qualcosa da nascondere, perché ballare significa esporsi, mettere il corpo in mostra proprio nel momento in cui vorrebbe sparire. Così Giulia smette. È una rinuncia silenziosa, di quelle che gli adulti spesso non notano, e che invece pesa moltissimo. Rattaro coglie con precisione il meccanismo per cui la vergogna spinge a togliersi di mezzo, a rinunciare a ciò che si ama pur di non offrire il fianco agli sguardi altrui. La seconda sfida è proprio questa: capire che rinunciare a sé stessi per evitare il giudizio non protegge davvero, ma toglie soltanto qualcosa di prezioso.
La terza sfida: la solitudine dentro casa
In questo momento difficile Giulia non trova a casa il sostegno di cui avrebbe bisogno. La madre è un medico e i turni in ospedale la tengono lontana, assorbita da un lavoro che non lascia spazio. Non c'è cattiveria, né disinteresse: c'è la stanchezza di una vita piena, che finisce per lasciare la figlia sola proprio quando avrebbe più bisogno di parlare. È uno degli aspetti più realistici del romanzo, perché descrive una condizione comune a tante famiglie, in cui l'affetto c'è ma il tempo manca. Nella memoria di Giulia resta invece la voce della nonna, che la descriveva come una bambina portata per il ritmo: un ricordo che funziona come una piccola eredità, un'idea di sé positiva da cui ripartire. La terza sfida consiste nel cavarsela anche quando gli adulti di riferimento sono distanti, e nel riconoscere che i legami possono essere un appiglio anche quando non sono presenti in ogni momento.
La quarta sfida: tornare a ballare
La svolta arriva da un'amicizia. Sara, l'amica di Giulia, la iscrive di nascosto a un corso pomeridiano di danza. È un gesto affettuoso e un po' sfrontato, il tipo di spinta che solo un'amica sa dare, perché vede in te qualcosa che tu hai smesso di vedere. Per Giulia tornare in sala significa riprendere contatto con il proprio corpo, non più come un oggetto da giudicare ma come uno strumento per esprimersi. La danza torna a essere ciò che era all'inizio: movimento, musica, libertà. Ma tornare non è semplice, perché ogni passo porta con sé i timori accumulati nei mesi precedenti. La quarta sfida è quella del coraggio quotidiano, il coraggio di presentarsi a una lezione, di mettersi alla prova davanti agli altri, di accettare che si può sbagliare.
La quinta sfida: rialzarsi dopo la caduta
Ed è proprio quando Giulia sembra aver ritrovato sé stessa che arriva il colpo più duro. Durante un salto cade, e qualcuno riprende la scena con uno smartphone. Il video finisce in rete e diventa virale, accompagnato da commenti crudeli. È la paura più grande di ogni adolescente che si materializza nella forma più moderna: l'umiliazione pubblica, moltiplicata dalla condivisione. Qui il romanzo affronta un tema di stretta attualità, quello della derisione online, e lo fa senza prediche, mostrando le conseguenze emotive di un gesto che per chi lo compie dura un istante e per chi lo subisce può durare a lungo. La quinta sfida è la più importante: rialzarsi non solo dal pavimento della sala, ma dal giudizio di una folla anonima. Giulia lo fa grazie alle persone che le stanno accanto e a una determinazione che scopre di avere, tornando a credere in sé stessa.
È qui che il titolo trova il suo senso pieno. Ballare per sé significa smettere di farlo per l'approvazione degli altri, per i like, per lo sguardo dei compagni o per l'immagine riflessa nello specchio. Significa riappropriarsi di una passione e del proprio corpo, con tutte le imperfezioni che lo rendono unico. Io ballo per me è una storia semplice, forse piccola nella sua trama, ma grande in ciò che lascia: l'idea che la fragilità non è una colpa e che cadere fa parte del percorso. Sara Rattaro scrive per i ragazzi senza mai trattarli da bambini, e per questo il libro può diventare un'ottima occasione di dialogo anche in famiglia e a scuola. Leggerlo insieme, in casa o in classe, apre un discorso sull'immagine di sé, sulla crudeltà della rete e sul valore delle amicizie vere.