Simona Tanzini: i 5 misteri del suo ultimo romanzo che raccontano la Palermo nascosta
Sei anni dopo l'esordio, Simona Tanzini torna in libreria con Il dono delle perline, uscito per Sellerio il 20 ottobre 2026 nella collana La memoria. È il secondo romanzo della giornalista che nel 2020 aveva inventato Viola, una cronista romana trapiantata a Palermo capace di sentire il mondo come una partitura e di vederlo come una tavolozza. Quel primo libro, Conosci l'estate?, aveva avuto una fortuna che va oltre gli scaffali: da lì Canale 5 ha tratto, liberamente, la serie Viola come il mare, con Francesca Chillemi e Can Yaman, andata in onda per due stagioni.
Il nuovo romanzo riprende la protagonista dove l'avevamo lasciata. Viola vive ancora a Palermo, divisa tra il lavoro e le strade della città, e adesso è giornalista per un'emittente internazionale. Ha già risolto un caso complicato, ha conosciuto un uomo che la attrae e la turba, e porta con sé quella particolarità percettiva che fa di ogni persona, di ogni luogo e di ogni dettaglio una musica, e di ogni musica un colore. Non è un'investigatrice, e non pretende di esserlo. Ma c'è qualcosa che non riesce a lasciar correre.
Il libro è appena arrivato nei negozi e la casa editrice ne ha svelato poco, com'è giusto per un giallo. Proprio per questo vale la pena guardare da vicino i cinque enigmi che il romanzo mette sul tavolo fin dalla presentazione, e che insieme disegnano una Palermo che non si lascia ridurre a cartolina.
1. Il segreto delle perline
Il primo mistero sta sulla copertina. Il titolo parla di un dono e di perline, ma nulla di ciò che l'editore ha reso noto spiega di quale dono si tratti, chi lo faccia e a chi. È una scelta che segue la strada già aperta dall'esordio, quando la domanda Conosci l'estate? diventava, pagina dopo pagina, una chiave per entrare nella storia. Anche qui il titolo sembra promettere un oggetto minuto, quasi infantile, che dentro il racconto acquisterà un peso molto diverso. Chi conosce la scrittura di Tanzini sa che i dettagli piccoli, nel suo mondo, non sono mai decorativi: un suono, una sfumatura, un gesto distratto possono essere la traccia che porta alla verità. Le perline, con ogni probabilità, appartengono a questa famiglia di indizi.
2. Le storie di chi è morto per il proprio lavoro
Il secondo enigma è il cuore della vicenda. Viola si imbatte in storie di persone che hanno perso la vita a causa del proprio lavoro, e non riesce a restare indifferente. La presentazione non dice quali mestieri, quali nomi, quali circostanze, ed è bene non anticiparlo. Basta però il tema a dare la misura dell'ambizione del romanzo: non un delitto chiuso in un salotto, ma una ferita che riguarda la vita di tutti i giorni, il prezzo che qualcuno paga per guadagnarsi da vivere. È un terreno su cui una giornalista si muove con naturalezza, perché il mestiere di Viola consiste proprio nell'ascoltare e nel raccogliere frammenti di realtà. Ed è anche il punto in cui la cronaca e il romanzo si toccano, come accade nei gialli migliori della tradizione Sellerio.
3. Zelig, l'uomo camaleonte
Il terzo mistero ha un nome, o meglio un soprannome. Già nel primo romanzo Viola aveva battezzato Zelig un poliziotto conosciuto grazie all'ex caporedattore Santo, il suo vecchio punto di riferimento. Ora Zelig torna come l'uomo che cambia colore, proprio come un camaleonte, e che per questo la attira e la inquieta allo stesso tempo. Per una donna che legge gli altri attraverso i colori, una persona che non ne ha uno fisso è un problema insieme sentimentale e investigativo: non si sa mai davvero chi si ha davanti. Il soprannome, che richiama il celebre personaggio trasformista di Woody Allen, dice già molto di questa ambiguità. Che cosa nasconda quel continuo mutare di tinta è una delle domande che il lettore si porterà dietro fino all'ultima pagina.
4. Uno sguardo che si fa più scuro
Il quarto enigma riguarda la protagonista stessa. La sinestesia di Viola, che nel primo romanzo era insieme un dono e un peso, le consente di vedere oltre le apparenze ma la rende anche più fragile, perché amplifica ogni emozione. Nel nuovo libro qualcosa sta cambiando: il suo sguardo, un tempo pieno di colori, si sta scurendo. Non è dato sapere perché, e forse la risposta non è soltanto nella trama gialla. Chi ha letto Conosci l'estate? ricorda che Viola convive anche con una malattia degenerativa che condiziona il suo modo di muoversi, e che il racconto in prima persona alternava l'indagine a riflessioni intime sulla colpa e sull'innocenza. Il buio che avanza nella sua percezione è forse il segno più forte di un personaggio che cresce, invecchia e si espone, e non resta uguale a se stesso da un libro all'altro.
5. La Palermo che non sta nelle cartoline
L'ultimo mistero è la città. Già all'esordio Tanzini aveva scelto di tenersi lontana dalle immagini più consumate di Palermo, i mercati famosi e i luoghi comuni, per raccontarne gli itinerari meno battuti, avvolti dallo scirocco, in una città fatta di contraddizioni. Il nuovo romanzo promette di proseguire su quella strada, con una Palermo vibrante e contraddittoria vissuta attraverso i bar, gli incontri casuali, le strade attraversate ogni giorno. È una città che si scopre a orecchio prima ancora che con gli occhi, perché per Viola ogni cosa ha un suono. Ed è forse questa la Palermo nascosta del titolo: non un luogo segreto da indicare su una mappa, ma il modo diverso in cui una straniera, che straniera non è più del tutto, impara a sentirla.
Con Il dono delle perline Simona Tanzini sceglie di non ripetersi. Rimette in scena una protagonista che i lettori e il pubblico televisivo hanno imparato a conoscere, ma la porta in una zona più cupa, dove la curiosità della cronista si scontra con storie che chiedono giustizia e con un'emotività che non concede tregua. Per chi aveva amato la Viola dell'esordio, è l'occasione di ritrovarla cambiata. Per chi la incontra adesso, è un invito a guardare Palermo con un senso in più, lasciando che siano i suoni e i colori a indicare la strada, e accettando che non tutte le sfumature, alla fine, si lascino nominare.