Sorveglianza predittiva e smart city: dove finisce la sicurezza e inizia il controllo sociale
Una smart city promette semafori più efficienti, consumi energetici ridotti, trasporti organizzati meglio e maggiore sicurezza. Per ottenere questi risultati deve però raccogliere dati.
Il problema inizia quando dalla misurazione del traffico passiamo alla previsione del comportamento delle persone.
Dalla telecamera al modello predittivo
Una telecamera tradizionale registra ciò che è accaduto. Un sistema algoritmico può invece classificare movimenti, riconoscere schemi e produrre previsioni.
Questo passaggio cambia la natura della sorveglianza: non si osserva soltanto un evento, si tenta di anticiparlo.
La promessa della sicurezza
Gli strumenti predittivi vengono presentati come capaci di distribuire meglio risorse, individuare anomalie e intervenire prima che un problema diventi grave.
In alcuni ambiti questi vantaggi possono essere reali.
Il problema dei dati storici
Un algoritmo impara da dati prodotti nel passato. Se quei dati riflettono controlli concentrati in determinati quartieri o categorie, il modello può riprodurre la stessa concentrazione.
Una previsione apparentemente neutrale può quindi incorporare decisioni precedenti.
Quando essere osservati cambia il comportamento
La sorveglianza non ha effetto soltanto quando qualcuno viene sanzionato. Sapere di essere continuamente osservati può modificare il modo in cui utilizziamo gli spazi pubblici.
La libertà urbana comprende anche la possibilità di muoversi senza essere trasformati continuamente in un profilo.
Cosa sappiamo davvero
Non ogni tecnologia urbana è sorveglianza e non ogni raccolta di dati è abusiva. Il problema dipende da finalità, proporzionalità, trasparenza, conservazione dei dati e possibilità di controllo democratico.
La città intelligente per chi?
Una città diventa intelligente non quando raccoglie il maggior numero possibile di dati, ma quando sa perché li raccoglie e quali limiti non vuole superare.
La sicurezza è un bene pubblico. Anche la possibilità di vivere senza essere continuamente classificati lo è.