Stendhal: le 5 ambizioni che conducono alla rovina nel romanzo Il rosso e il nero
Pochi personaggi della letteratura incarnano l'ambizione come Julien Sorel. Figlio di un falegname di provincia, intelligente, orgoglioso e divorato dal desiderio di salire, è il protagonista de Il rosso e il nero, il romanzo che Stendhal pubblicò nel 1830 con il sottotitolo di Cronaca del 1830. In quel sottotitolo c'è già la chiave dell'opera: non un racconto lontano nel tempo, ma il ritratto di una Francia contemporanea, quella della Restaurazione, in cui il talento non basta e le porte del successo si aprono soltanto a chi sa fingere. Il titolo stesso allude alle due strade possibili per un giovane ambizioso dell'epoca, il rosso dell'uniforme militare e il nero dell'abito ecclesiastico, anche se il suo significato è stato discusso a lungo dai critici. Julien sceglie, cambia strada, si reinventa, e ogni volta la sua ambizione lo avvicina al traguardo e insieme alla rovina. Cinque ambizioni, in particolare, scandiscono la sua parabola.
Fuggire dalla segheria del padre
La prima ambizione di Julien è la più elementare: andarsene. A Verrières, la cittadina della Franca Contea in cui è nato, è il figlio disprezzato di un padre rozzo e avido, che lo considera inutile perché preferisce i libri al lavoro nella segheria di famiglia. Julien legge, impara il latino a memoria, sogna. Il suo modello è Napoleone, e il Memoriale di Sant'Elena è il libro che custodisce come un tesoro. Ma nella Francia della Restaurazione l'epoca delle grandi carriere militari aperte a tutti è finita, e il mito napoleonico deve restare nascosto. L'occasione arriva quando il sindaco, il signor de Rênal, lo assume come precettore dei suoi figli. Per Julien è il primo gradino della scalata: entrare nella casa di un notabile significa lasciarsi alle spalle la propria origine. Ma fin da subito il ragazzo vive questa promozione come una battaglia, carica di rancore verso chi gli è socialmente superiore.
Conquistare la signora de Rênal
La seconda ambizione nasce dentro la casa del sindaco. Julien decide di sedurre la moglie del suo datore di lavoro, la signora de Rênal, più per sfida che per sentimento. Lo fa come se si trattasse di una campagna militare: si impone dei compiti, misura le proprie mosse, vive ogni piccolo progresso come una vittoria contro il mondo dei ricchi. Celebre è la scena in cui si ripromette di prenderle la mano durante una serata in giardino, trasformando un gesto d'amore in un dovere da compiere. Eppure, a poco a poco, l'ambizione lascia spazio a un affetto autentico. La signora de Rênal, donna sincera e ingenua, si innamora perdutamente di lui. La relazione, però, non può restare segreta a lungo, e le voci che circolano in paese costringono Julien a lasciare Verrières. La prima conquista diventa così anche la prima fuga.
Indossare il nero del seminario
La terza ambizione è quella ecclesiastica. Julien entra nel seminario di Besançon, convinto che la carriera nella Chiesa sia l'unica strada rimasta a un giovane senza nascita né patrimonio. È il nero del titolo, la via dell'ipocrisia necessaria. Nel seminario scopre un mondo chiuso, fatto di sospetti, delazioni e rivalità meschine, in cui la sua intelligenza lo rende più odiato che apprezzato. Trova però un protettore nell'abate Pirard, il rettore, uomo rigido ma onesto, che riconosce le sue qualità. Stendhal descrive questo ambiente con un'ironia tagliente, mostrando come la religione sia diventata per molti uno strumento di potere più che di fede. Julien impara a dissimulare, a recitare una devozione che non prova, e questa abilità sarà una delle armi della sua ascesa. Quando Pirard, vittima a sua volta degli intrighi, lascia Besançon per Parigi, raccomanda il giovane a un potente aristocratico, aprendogli le porte dell'alta società.
Entrare nell'aristocrazia parigina
La quarta ambizione si realizza a Parigi, dove Julien diventa segretario del marchese de La Mole, potente aristocratico vicino alla corte. Il giovane provinciale impara in fretta le regole dei salotti, si fa notare per la sua intelligenza e conquista la stima del marchese. Ma soprattutto attira l'attenzione della figlia, Mathilde, ragazza altera, annoiata e affascinata dagli eroi romantici. Tra i due nasce una relazione tempestosa, fatta di orgoglio, sfide reciproche e giochi di potere, molto diversa dall'amore tenero della signora de Rênal. Quando Mathilde resta incinta, il marchese, pur furioso, decide di sistemare le cose: concede a Julien un titolo, un patrimonio e un grado di ufficiale degli ussari. Il figlio del falegname diventa il cavaliere Julien Sorel de La Vernaye. Per un istante il rosso e il nero sembrano uniti, e il sogno della scalata pare finalmente compiuto.
L'ultima ambizione: essere sé stesso
Proprio sul punto del trionfo, tutto crolla. Una lettera della signora de Rênal, scritta su pressione del suo confessore, descrive Julien al marchese come un arrivista senza scrupoli che usa le donne per fare carriera. Il matrimonio salta. Julien torna a Verrières e spara alla signora de Rênal in chiesa, ferendola. Arrestato e processato, viene condannato a morte. In carcere, però, accade qualcosa di inatteso: lontano dai calcoli e dalle maschere, Julien scopre di amare davvero la donna che ha cercato di uccidere, e che a sua volta lo ama ancora. L'ultima ambizione non è più salire, ma essere finalmente sé stesso. Durante il processo rifiuta di difendersi con umiltà e accusa apertamente una società che punisce in lui il giovane di bassa estrazione che ha osato ribellarsi. Va incontro alla ghigliottina con una serenità che non aveva mai conosciuto.
Il rosso e il nero resta uno dei grandi romanzi sull'ambizione e sulle sue illusioni. Stendhal racconta un giovane che vuole conquistare il mondo e scopre, troppo tardi, che la felicità era altrove. Ma racconta anche, con uno sguardo lucidissimo, una società che costringe i talenti a fingere, che premia l'ipocrisia più del merito e che non perdona a nessuno di dimenticare il posto in cui è nato. Per questo Julien Sorel continua a parlare ai lettori di oggi: perché la sua fame di riconoscimento, la sua rabbia di classe e la sua solitudine sono sentimenti che non appartengono soltanto alla Francia del 1830.