Tiziana Ferrario: le 5 ragioni della fuga e della ricerca di libertà nel romanzo La voglia di andarsene
C'è una chat tra una madre e un figlio lontano all'origine del nuovo libro di Tiziana Ferrario. La madre è lei, giornalista milanese, volto storico del Tg1, per anni inviata di politica estera e corrispondente da New York; il figlio è Edoardo, uno delle centinaia di migliaia di trentenni che hanno lasciato l'Italia per costruirsi una vita altrove. Da quei messaggi scambiati a distanza, fatti di notizie quotidiane, nostalgia e piccoli orgogli, è nato La voglia di andarsene. I figli all'estero, il grande male dell'Italia, uscito nell'autunno del 2026.
Più che un romanzo in senso stretto, il libro è un racconto che si fa inchiesta. Ferrario parte dalla propria esperienza di madre e la allarga a una generazione intera: negli ultimi dieci anni circa un milione di giovani ha lasciato il Paese. Accanto alla sua voce ci sono le testimonianze di altri genitori e di altri nonni, quelli che la presentazione del libro definisce con un'espressione amara, genitori senza figli e nonni senza nipoti. Ne esce il ritratto di un'Italia che forma i suoi ragazzi e poi li vede partire. Dietro ogni partenza ci sono motivazioni diverse, ma alcune ritornano con insistenza. Sono le ragioni della fuga e, insieme, della ricerca di una libertà che in patria sembra irraggiungibile.
La mancanza di opportunità
La prima ragione è la più evidente. Molti giovani partono perché in Italia non trovano spazio. Hanno studiato, spesso a lungo, hanno investito tempo e denaro delle famiglie nella propria formazione, e scoprono che il mercato del lavoro non ha un posto pronto per loro. Il libro descrive una generazione in fuga, delusa da un sistema che non offre occasioni all'altezza delle competenze acquisite.
È una delusione che non nasce dal capriccio, ma dal confronto. Chi parte vede altrove percorsi più chiari, carriere che si costruiscono passo dopo passo, la sensazione che il merito venga riconosciuto. E una volta fatto il confronto, tornare indietro diventa sempre più difficile, perché ogni anno trascorso fuori allarga la distanza tra ciò che si è trovato altrove e ciò che si è lasciato a casa.
Stipendi che non permettono di vivere da soli
La seconda ragione riguarda il denaro, ma non nel senso dell'ambizione. Il problema raccontato da Ferrario è più elementare: gli stipendi offerti in Italia a molti giovani non consentono una vita autonoma. Pagare un affitto, mantenersi senza l'aiuto dei genitori, pensare a una famiglia propria diventano traguardi lontani.
Qui la parola libertà acquista un significato molto concreto. Andarsene vuol dire anche smettere di dipendere, poter scegliere dove abitare e come organizzare la propria esistenza. Per un trentenne, restare significa spesso rimandare tutto. Partire, invece, vuol dire provare a cominciare davvero.
Un Paese che invecchia
La terza ragione è più ampia e riguarda il futuro del Paese intero. Uno dei rischi indicati dal libro è che l'Italia, perdendo i suoi giovani dopo averli formati, finisca per invecchiare giocandosi il futuro. Ogni ragazzo che parte porta con sé energie, idee, competenze che andranno a vantaggio di altri sistemi economici.
Per chi parte, un Paese anziano è anche un Paese in cui è difficile farsi ascoltare. I posti di responsabilità restano a lungo nelle stesse mani, il ricambio procede lentamente, la sensazione di non avere voce in capitolo spinge a cercare luoghi dove l'età non sia un ostacolo. La fuga diventa così una risposta individuale a un problema collettivo.
Il desiderio di misurarsi con il mondo
La quarta ragione non nasce solo dalla mancanza, ma anche dal desiderio. Tiziana Ferrario conosce bene il valore dell'esperienza all'estero: ha raccontato guerre e crisi umanitarie dall'Afghanistan al Medio Oriente all'Africa, ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Sa che partire può essere un arricchimento, un modo per allargare lo sguardo e mettersi alla prova.
Per questo il libro non condanna chi se ne va. Nelle testimonianze raccolte prevalgono la nostalgia e l'orgoglio, non la rabbia. I genitori soffrono per la distanza, ma sono fieri di figli che hanno avuto il coraggio di costruirsi una strada. Il problema, suggerisce l'autrice, non è la partenza in sé, ma il fatto che per troppi sia diventata un viaggio di sola andata.
Una scelta che pesa su chi resta
La quinta ragione si legge, per così dire, al rovescio, dal punto di vista delle famiglie. Ogni fuga lascia dietro di sé un vuoto. Il libro dà voce a madri, padri e nonni che vivono la lontananza di figli e nipoti. Chiunque abbia un familiare all'estero conosce quella condizione: gli affetti che passano attraverso un telefono, i giorni contati fino alla prossima visita, le feste in cui a tavola manca sempre qualcuno. È il prezzo nascosto dell'emigrazione giovanile, quello che non compare nelle statistiche.
Ed è forse la parte più intima dell'opera, quella in cui l'esperienza personale dell'autrice si fonde con quella di tanti altri. La chat con Edoardo diventa il simbolo di un rapporto che continua a distanza, fatto di affetto e di rinunce. Chi resta non sceglie di separarsi, eppure ne porta il peso ogni giorno.
La voglia di andarsene non si limita però alla testimonianza. Il libro si presenta come un'inchiesta che è insieme denuncia e proposta: un appello rivolto alla classe politica e al mondo dell'economia perché invertano la rotta prima che sia troppo tardi. L'obiettivo non è impedire ai giovani di partire, ma fare in modo che restare torni a essere una scelta possibile e che chi è andato via possa anche pensare di tornare.
Con questo lavoro Tiziana Ferrario aggiunge un nuovo capitolo a una produzione che negli anni ha attraversato temi molto diversi, dall'Afghanistan ai diritti delle donne, dal racconto di una bambina di Odessa alla figura di Anna Kuliscioff, protagonista del suo libro precedente. Questa volta lo sguardo si posa sulla sua stessa famiglia, e attraverso di essa su un fenomeno che riguarda milioni di italiani. Chiunque abbia un figlio, un nipote o un amico che vive all'estero troverà in queste pagine qualcosa di familiare.