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Victor Hugo: i 3 drammi della povertà e della giustizia nel romanzo I miserabili

Mario Macaluso 24.10.2026 5 min di lettura
Victor Hugo: i 3 drammi della povertà e della giustizia nel romanzo I miserabili
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Pochi romanzi hanno avuto la capacità di cambiare lo sguardo dei lettori sulla povertà come I miserabili. Victor Hugo lo pubblicò nel 1862, mentre viveva in esilio sull'isola di Guernsey, lontano da una Francia governata da Napoleone III, che aveva combattuto apertamente. Era un libro enorme, pensato per anni, ripreso e abbandonato più volte, e uscì con un successo immediato e travolgente. Dentro c'era tutto: la storia di un ex forzato che cerca di diventare un uomo giusto, l'inseguimento implacabile di un poliziotto, una madre che si consuma per la figlia, i ragazzi di Parigi che muoiono sulle barricate. Ma sotto la trama avventurosa c'era una tesi precisa, che lo stesso Hugo dichiarò nella prefazione: finché esisteranno la degradazione dell'uomo nel proletariato, la decadenza della donna per fame e l'atrofia del bambino nelle tenebre, libri come questo non saranno inutili.

Quella frase contiene già i tre grandi drammi del romanzo. Non sono temi astratti, ma vite concrete, che Hugo racconta con una forza capace ancora oggi di commuovere e di far discutere. Rileggerli significa capire perché I miserabili non è mai diventato un classico polveroso, ma resta un libro che parla al presente.

Il dramma della donna, la caduta di Fantine

Fantine è il personaggio che meglio incarna ciò che Hugo chiamava la decadenza della donna per fame. Giovane operaia, sedotta e abbandonata, resta sola con una bambina, Cosette. Per poter lavorare è costretta ad affidarla a una coppia di locandieri, i Thénardier, che la sfruttano e chiedono denaro in continuazione, inventando malattie e spese. Fantine paga tutto, e per pagare vende ciò che ha: i capelli, i denti, infine il proprio corpo. La sua discesa è raccontata senza moralismo, e proprio per questo è insopportabile. Hugo mostra che la colpa non è della donna, ma di una società che la licenzia quando scopre che ha una figlia illegittima e poi la giudica per ciò che la miseria l'ha costretta a diventare. Fantine non chiede altro che di poter crescere la sua bambina, e muore senza riuscire a rivederla. Il suo dramma è il più crudele del libro perché è il più comune: dietro di lei Hugo vedeva migliaia di donne reali, invisibili nelle strade delle città francesi.

Il dramma dell'uomo, Jean Valjean e la legge di Javert

Il secondo dramma è quello che dà al romanzo la sua struttura: la storia di Jean Valjean. Condannato ai lavori forzati per aver rubato un pane destinato ai figli affamati della sorella, vede la pena allungarsi per i tentativi di fuga, fino a scontare diciannove anni. Quando esce è un uomo indurito, respinto ovunque per il passaporto giallo che lo marchia come ex galeotto. A cambiarlo è un gesto di misericordia: il vescovo Myriel, che lo ha ospitato e da cui Valjean ruba l'argenteria, davanti ai gendarmi dichiara di avergliela donata e gli regala anche i candelabri. Da quel momento Valjean cerca di diventare un uomo giusto, cambia nome, fa fortuna, diventa sindaco, protegge i deboli. Ma alle sue spalle c'è Javert, l'ispettore che non può concepire che un forzato possa redimersi. Javert non è un cattivo: è un uomo onesto che crede ciecamente nella legge. Il loro scontro mette in scena la distanza tra legalità e giustizia, ed è per questo che il suicidio di Javert, quando scopre di dovere la vita proprio a Valjean, è una delle pagine più potenti dell'Ottocento. Una legge senza misericordia, sembra dire Hugo, finisce per distruggere chi la serve.

Il dramma dei bambini, Cosette, Gavroche e le barricate

Il terzo dramma riguarda l'infanzia lasciata nelle tenebre. Cosette, nella locanda dei Thénardier, è una bambina serva, maltrattata, mandata di notte nel bosco a prendere l'acqua. La scena in cui Valjean la incontra e le prende il secchio dalle mani è tra le più amate del libro, perché segna il momento in cui una bambina smette di essere sola. Accanto a lei c'è Gavroche, il monello di Parigi, figlio dei Thénardier e abbandonato a se stesso, che vive per strada con un'allegria spavalda e un senso di solidarietà sorprendente. Gavroche muore sulle barricate dell'insurrezione repubblicana del giugno 1832, cantando mentre raccoglie le cartucce sotto il fuoco. Insieme a lui cadono gli studenti dell'ABC guidati da Enjolras, giovani che sognano una Francia più giusta. Marius, il ragazzo innamorato di Cosette, sopravvive solo perché Valjean lo porta via attraverso le fogne di Parigi. Con questi personaggi Hugo dice che una società si misura da come tratta i suoi bambini, e che la rivolta nasce spesso dalla disperazione di chi non ha avuto alcuna possibilità.

Questi tre drammi non restano separati. Si intrecciano continuamente, perché Hugo voleva mostrare che povertà e ingiustizia sono un sistema, non una somma di sfortune individuali. Fantine muore anche perché la legge non la protegge, Valjean è perseguitato perché la legge non sa perdonare, Cosette e Gavroche crescono nel buio perché nessuno si occupa di loro. Il romanzo alterna la narrazione a lunghe digressioni sulla battaglia di Waterloo, sui conventi, sull'argot, sulle fogne di Parigi, che molti lettori saltano ma che servono a costruire il quadro di un'intera epoca. È questa ambizione totale a fare de I miserabili qualcosa di più di un romanzo: un atto d'accusa e insieme un atto di fede nella possibilità che l'uomo cambi.

Non a caso il libro ha continuato a vivere ben oltre la pagina, nel teatro, nel cinema e soprattutto nel musical che lo ha reso familiare a milioni di persone che non lo hanno mai letto. Ma leggerlo, anche nelle sue parti più lente, resta un'esperienza diversa. Perché le domande che Hugo poneva non hanno perso forza: che cosa merita chi ruba per fame, quanto vale una seconda possibilità, chi si prende cura dei bambini che la società dimentica. I miserabili non offre soluzioni semplici, ma consegna al lettore una certezza che attraversa tutto il libro: la giustizia vera comincia dove la legge incontra la compassione. È per questo che, a più di un secolo e mezzo dalla sua pubblicazione, il romanzo di Victor Hugo continua a essere letto, discusso e amato in tutto il mondo.

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