Mario Macaluso

Cefalù oltre la cartolina

Cefalù è una città che tutti credono di conoscere.
La riconoscono dal mare, dalla rocca, dal Duomo che domina l’abitato come una promessa mantenuta. È una città fotografata, raccontata, condivisa. E proprio per questo, spesso, non viene davvero vista.

La cartolina è una forma di rassicurazione. Mostra ciò che non crea attrito, ciò che non disturba, ciò che conferma un’idea già pronta. Cefalù, nelle cartoline, è sempre ferma in un equilibrio perfetto: il cielo giusto, il mare calmo, la luce corretta. Ma una città reale non è mai ferma. È fatta di movimenti minimi, di contraddizioni, di giorni che non finiscono nelle fotografie.

Andare oltre la cartolina significa accettare che la bellezza non è mai neutra. Ha un peso. Produce conseguenze. Attrae sguardi, persone, aspettative. E ogni attrazione, se non viene governata, rischia di consumare ciò che rendeva unico il luogo.

Cefalù è diventata, negli anni, una città di passaggio. Non nel senso geografico, ma nel senso più sottile e pericoloso del termine. Si passa, si attraversa, si consuma. Si resta poco, si ascolta meno. E mentre tutto sembra pieno, qualcosa lentamente si svuota. Non gli spazi, ma i legami. Non le strade, ma il senso di appartenenza.

Una città vive davvero quando chi la abita la riconosce come propria. Quando le piazze non sono solo scenografie, ma luoghi di incontro quotidiano. Quando il centro non è soltanto vetrina, ma tessuto vivo. Quando la vita ordinaria ha ancora spazio accanto a quella straordinaria. Cefalù, oggi, è in equilibrio fragile tra questi due poli.

Il rischio non è il turismo in sé. Il rischio è la monocultura dello sguardo. Quando una città comincia a vedersi solo come viene vista dagli altri, perde la capacità di raccontarsi da dentro. Inizia a rispondere alle aspettative, invece di porre domande. A ripetere immagini, invece di generare senso.

Andare oltre la cartolina significa tornare a osservare ciò che non appare immediatamente. I ritmi quotidiani, i silenzi del mattino, le abitudini che resistono. Significa guardare i luoghi quando non sono “in funzione”, quando non sono allestiti, quando non performano. È lì che una città rivela il suo stato di salute.

Cefalù ha una storia complessa, stratificata, mai lineare. È stata centro, margine, nodo, confine. Ha conosciuto momenti di grande progetto e fasi di ridimensionamento. Ridurla a una bellezza immobile significa tradire questa complessità. Significa sottrarle profondità.

Una città non è solo ciò che mostra, ma ciò che decide di custodire. Custodire non vuol dire conservare tutto, ma scegliere. Dare priorità. Dire qualche no. Difendere spazi di vita reale, non solo di consumo. Difendere il tempo lento, non solo l’evento. Difendere la possibilità di restare, non solo quella di arrivare.

Cefalù oltre la cartolina è una città che chiede attenzione. Non clamore, non celebrazione continua. Attenzione. Quella forma di cura che nasce dall’abitare, non dal visitare. Che conosce i nomi, le storie, le fragilità. Che sa distinguere tra pieno e vivo.

Il futuro di una città come Cefalù non si gioca solo nelle grandi scelte, ma nei dettagli quotidiani. In come vengono pensati gli spazi, in come viene ascoltata la comunità, in come si tiene insieme bellezza e vita. Una città può essere splendida e fragile allo stesso tempo. Riconoscerlo è il primo passo per non consumarla.

Andare oltre la cartolina significa anche accettare che la bellezza non basta. Deve essere accompagnata da visione, responsabilità, progettualità. Senza queste, la bellezza diventa superficie. E le superfici, prima o poi, si usurano.

Cefalù non ha bisogno di essere spiegata di più. Ha bisogno di essere abitata meglio. Di essere raccontata non solo per ciò che appare, ma per ciò che è in trasformazione. Per ciò che resiste. Per ciò che rischia di perdersi.

Forse il vero compito oggi non è produrre nuove immagini, ma nuove domande. Non aggiungere rumore, ma togliere automatismi. Guardare la città quando non chiede attenzione, quando non è al centro, quando non è vetrina. È lì che si capisce se una città è ancora viva.

Cefalù oltre la cartolina è questo: una città che non chiede di essere amata, ma compresa. Non consumata, ma riconosciuta. Non attraversata soltanto, ma assunta come responsabilità.

Lascia un commento