Te lo dico subito, senza giri larghi: io col tempo ho un rapporto complicato. Non quello dell’orologio, delle scadenze, delle notifiche che vibrano in tasca. Parlo del tempo vero. Quello che senti addosso quando ti fermi. Quello che pesa quando lo sprechi. Quello che manca quando finalmente capisci cosa volevi farci.
Per anni ho confuso il movimento con il cammino. Andare avanti non significa sempre andare da qualche parte. A volte è solo agitarsi, muoversi tanto per non fermarsi a pensare. E infatti pensare, oggi, sembra quasi una colpa. Se ti fermi sei lento. Se rifletti sei indeciso. Se dubiti sei fuori tempo massimo. Che poi, massimo rispetto a cosa?
Me ne sono accorto una mattina banalissima, di quelle che non segnano nulla nei calendari. Stavo facendo mille cose insieme, come tutti. Mail aperte, finestre del browser che si moltiplicavano, telefono acceso lì accanto, pronto a reclamare attenzione. A un certo punto mi sono chiesto: ma io, adesso, sto vivendo o sto solo rispondendo?
È una domanda che fa male, lo so. Perché la risposta spesso non ci piace. Rispondere, correre, tappare buchi, riempire silenzi. Siamo diventati bravissimi a occupare il tempo, pessimi a dargli un senso. E non è colpa nostra, sia chiaro. È l’aria che respiriamo. Un’aria piena di urgenze fasulle, di “subito”, di “ora o mai più” che in realtà è quasi sempre “ora e poi chissà”.
Io per primo ho creduto a lungo che essere sempre impegnato fosse una medaglia. Agenda piena uguale persona importante. Giornate sature uguale vita che funziona. Peccato che a forza di riempire non resti spazio per capire cosa conta davvero. E senza quello, anche le giornate più piene diventano vuote.
C’è stato un periodo in cui mi vantavo di non avere tempo. Lo dicevo quasi con orgoglio. “Non ho un attimo”, “sono incasinato”, “non riesco a fermarmi”. Oggi, a ripensarci, mi viene da sorridere amaro. Non era mancanza di tempo. Era mancanza di scelte. Perché il tempo lo trovi sempre per ciò che ritieni importante. Il resto è rumore.
E allora ho iniziato a fare una cosa semplice, quasi banale: togliere invece di aggiungere. Meno appuntamenti inutili, meno parole dette solo per riempire, meno presenze di facciata. All’inizio fa paura. Sembra di sparire. Sembra di perdere terreno. In realtà stai solo smettendo di correre in cerchio.
Viviamo in un’epoca strana. Tutto è immediato, tutto è accessibile, tutto è commentabile. Eppure siamo sempre più distratti, più stanchi, più confusi. Ci informiamo su tutto e non capiamo niente. Abbiamo opinioni su ogni cosa ma fatichiamo a spiegare chi siamo. È come se avessimo scambiato la quantità per profondità, la velocità per direzione.
Io non ho ricette, né soluzioni magiche. Diffido di chi le vende, soprattutto online. Però una cosa l’ho capita: il tempo non va gestito, va abitato. Non è un contenitore da riempire, è uno spazio da attraversare. E attraversarlo richiede presenza, non frenesia.
Ogni tanto provo a immaginare come racconterò questi anni, se mai li racconterò. Dirò che correvo dietro alle notifiche? Che misuravo le giornate in like, visualizzazioni, risultati immediati? O dirò che a un certo punto ho deciso di rallentare, di scegliere, di dire qualche no in più per poter dire sì a ciò che contava davvero?
Perché vedi, il tempo non è democratico. Non tratta tutti allo stesso modo. Premia chi lo rispetta, punisce chi lo spreca. E sprecarlo non significa solo non fare nulla. Anzi. A volte lo sprechiamo facendo troppo, facendo cose che non ci somigliano, vivendo vite che non sono le nostre.
Scrivere, per me, è diventato un modo per rimettere ordine. Non per spiegare il mondo, ma per capirmi un po’ di più. Ogni parola è una scelta, ogni frase una rinuncia a mille altre. Ed è lì che il tempo cambia consistenza. Diventa denso, abitabile, umano.
Se sei arrivato fin qui, forse anche tu senti che qualcosa non torna. Forse sei stanco di rincorrere. Forse hai voglia di fermarti un attimo senza sentirti in colpa. Non serve fare rivoluzioni. Basta iniziare da una domanda onesta, detta piano, senza filtri.
Io la mia te l’ho detta.
Tu, oggi, il tuo tempo lo stai vivendo o lo stai solo consumando?



