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L'italoamericano che cambiò il mondo: perché la storia di Amadeo Giannini parla ancora alla Sicilia di oggi

Mario Macaluso · 25 April 2026 · 5 min di lettura
L'italoamericano che cambiò il mondo: perché la storia di Amadeo Giannini parla ancora alla Sicilia di oggi

C'è una notizia arrivata da New York che merita di essere letta con attenzione, soprattutto da chi vive nel Sud d'Italia. Il 23 aprile, durante il Gala annuale del NIAF, la National Italian American Foundation, Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, ha presentato The First Dollar, il prossimo film di Giuseppe Tornatore. Sarà dedicato alla figura di Amadeo Peter Giannini, fondatore della Bank of Italy, poi divenuta Bank of America. Una storia straordinaria, che il regista premio Oscar racconterà a partire da un'idea semplice e rivoluzionaria: il credito al servizio delle persone comuni.

Ma non è soltanto una notizia di cinema. È una notizia che riguarda noi.

Il figlio degli emigrati che capì prima di tutti

Amadeo Peter Giannini nacque in California nel 1870, figlio di emigrati liguri. Non era siciliano, è vero. Ma la sua storia è la storia di tutti quei meridionali, quei liguri, quei veneti, quei calabresi che lasciarono l'Italia tra fine Ottocento e inizio Novecento per costruire altrove ciò che qui non era possibile costruire. È la storia di milioni di partenze. È la storia che, da queste parti, conosciamo bene.

Giannini capì una cosa che il sistema bancario del suo tempo non voleva capire: che il credito non doveva essere un privilegio dei ricchi, ma uno strumento di dignità per tutti. Aprì le porte della sua banca a immigrati, lavoratori, donne, famiglie. Persone che fino a quel momento non avevano accesso al denaro, e quindi non avevano accesso al futuro. Amava ripetere che non si può mai diventare così grandi da dimenticarsi della gente comune. Una frase semplice, che oggi suona quasi rivoluzionaria.

Cosa unisce Giannini e i siciliani che sono partiti

Quando si parla di emigrazione italiana negli Stati Uniti, si pensa quasi sempre alla Sicilia. E si pensa giusto. Da Cefalù, da Termini Imerese, da Palermo, da Messina, da ogni angolo dell'isola, generazioni intere hanno preso la nave per cercare altrove ciò che qui mancava: lavoro, possibilità, riconoscimento. Hanno costruito quartieri interi a New York, Brooklyn, San Francisco, New Orleans. Hanno aperto botteghe, hanno costruito strade, hanno fatto figli che sono diventati medici, avvocati, ingegneri, banchieri.

La storia di Giannini, anche se ligure, è specchio di tutte queste storie. È la dimostrazione che l'italianità migrante non è stata soltanto fatica e nostalgia. È stata anche visione. È stata anche capacità di immaginare un mondo diverso e di costruirlo, mattone dopo mattone, dollaro dopo dollaro.

Giannini finanziò la ricostruzione di San Francisco dopo il terremoto del 1906, quando riaprì la banca tra le macerie per restituire fiducia a una città ferita. Finanziò Charlie Chaplin, Walt Disney, Frank Capra, dando ossigeno all'industria cinematografica nascente. Finanziò il Golden Gate Bridge. Finanziò il New Deal di Roosevelt. E poi, nel secondo dopoguerra, contribuì al Piano Marshall e alla ricostruzione dell'Europa e dell'Italia.

Si rifletta su questo passaggio: il figlio di emigrati italiani, partiti perché qui non c'era spazio per loro, contribuì a ricostruire l'Italia che li aveva lasciati partire. È una circolarità che fa pensare. È una restituzione silenziosa, fatta di scelte concrete, che racconta più di mille discorsi sull'identità.

La domanda che la Sicilia di oggi non può evitare

Ed eccoci al punto che riguarda noi. La storia di Giannini, raccontata oggi da Tornatore in un anno simbolico come quello del 250° anniversario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, ci pone una domanda che non possiamo eludere. Perché in Sicilia, ancora oggi, i giovani continuano a partire? Perché ciò che Giannini fece in California per gli immigrati italiani – dare credito, dare fiducia, dare possibilità – fatica ancora a realizzarsi nei luoghi dove quegli immigrati erano nati?

Non è una domanda retorica. È una domanda concreta. I giovani che lasciano Cefalù, che lasciano i piccoli paesi delle Madonie, che lasciano l'isola, non cercano altrove un'avventura. Cercano ciò che qui non trovano più. Cercano credito, nel senso più ampio del termine: credito economico, credito sociale, credito di possibilità. Cercano qualcuno che dica loro, come Giannini diceva agli immigrati di San Francisco, che possono provarci.

C'è una continuità, dolorosa e illuminante, tra la storia di chi partì allora e la storia di chi parte oggi. La differenza è che allora si partiva con la valigia di cartone e la disperazione. Oggi si parte con la laurea e una valigia leggera, ma la sostanza non cambia: si parte perché altrove qualcuno ti dà fiducia, e qui questa fiducia tarda ad arrivare.

Perché questo film è importante per noi

The First Dollar sarà prodotto da Kavac Film di Simone Gattoni e Marco Bellocchio insieme a Rai Cinema. Tornatore, in un messaggio video al pubblico del Gala di New York, ha mostrato l'entusiasmo di chi sta per affrontare una nuova grande avventura cinematografica. E noi non possiamo che attendere con trepidazione il risultato.

Ma intanto, mentre aspettiamo, possiamo già fare qualcosa. Possiamo lasciarci interrogare dalla figura di Giannini. Possiamo chiederci se la Sicilia di oggi è capace di generare le sue Bank of Italy, ovvero quei luoghi, quelle istituzioni, quelle persone che danno credito a chi parte da zero. Possiamo chiederci se siamo pronti a essere, per i nostri giovani, ciò che Giannini fu per gli italiani d'America.

Robert Allegrini, presidente del NIAF, ha definito Giannini uno dei più importanti finanzieri e filantropi della storia americana. È vero. Ma è anche, e forse soprattutto, uno specchio. Uno specchio in cui la Sicilia, e con lei tutto il Sud d'Italia, può guardarsi e farsi una domanda onesta: stiamo costruendo un territorio in cui la gente comune ha accesso al futuro, oppure stiamo continuando a essere un territorio dal quale partire?

La risposta, come sempre, non sta in un film. Sta in noi.

Mario Macaluso

Mario Macaluso

Scrittore, blogger e founder del Festival del Cinema di Cefalù. Laureato in Filosofia con studi in Teologia. Scrivo per comprendere il tempo che viviamo, raccontando luoghi, persone e storie che meritano attenzione.

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