Entro subito, senza bussare: questa non è inflazione, è rapina a mano nuda. Non servono passamontagna né minacce. Basta un carrello, uno scontrino e la nostra abitudine a chinare la testa. Nel 2025 paghiamo di più e portiamo a casa di meno. Punto. Il resto sono chiacchiere da ufficio stampa.
Il carrello come scena del crimine
Io lo vedo ogni giorno: il carrello si svuota, lo scontrino ingrassa. Le vendite crescono in valore, i volumi evaporano. È il trucco vecchio: gonfia i prezzi, rimpicciolisci le quantità, chiamalo “andamento positivo”. I numeri di ISTAT non mentono: +0,8% in valore, -0,6% in quantità. Traduzione: paghi aria. Nel cibo l’inganno è più feroce: +2% di prezzo, -0,8% di sostanza. Mangi meno, paghi di più. È una dieta forzata, non una scelta.
La spesa essenziale diventa un privilegio
Farmaci su, giocattoli giù. Non serve un sociologo per capirlo. Se crescono le pillole e crollano i giochi, la società sta curando ferite che non guariscono e negando l’infanzia. Il consumo racconta la paura meglio di mille editoriali. E a dicembre, mentre ci dicono “tieni duro”, cala tutto: valore e volume. Alimentare e non alimentare. Il Natale dell’astinenza.
Discount, l’altare della sopravvivenza
La grande distribuzione avanza, i discount accelerano, l’e-commerce ingrassa. Non è modernità: è ritirata strategica delle famiglie. Si compra dove costa meno perché non si può più scegliere. I piccoli negozi arretrano e muoiono in silenzio, uno dopo l’altro, senza funerali civili. Confesercenti parla chiaro: -11% di volumi rispetto al 2022. Non è crisi congiunturale, è desertificazione. E Confcommercio lo ammette: se continua così, le città diventano scenografie vuote.
La bugia rispettabile dei dati
Mi dicono: “In valore cresciamo”. Io rispondo: cresce l’inganno. Perché il valore non si mangia. Il volume sì. E il volume manca. Le famiglie scivolano verso il discount per far quadrare i conti, mentre il sistema si autoassolve con percentuali lucide e fredde. Codacons stima miliardi persi e 198 euro in meno a nucleo. Non sono cifre: sono cene saltate, sono scarpe rimandate, sono tempo rubato.
Il presente piccolo, il futuro amputato
Una volta il commercio era relazione, parola, credito morale. Oggi è algoritmo, sconto, corsia. Il passato aveva sangue, rischio, visione. Il presente ha pixel e badge fedeltà. Io non accetto la narrazione anestetica. Questo non è un ciclo economico: è una scelta politica travestita da destino.
Adesso la domanda non è se i numeri miglioreranno. La domanda è: quanto ancora accetteremo di pagare di più per comprare di meno senza chiamarlo col suo nome: furto?



