Mario Macaluso

Quando una città viene letta

Ci sono successi che non appartengono mai fino in fondo a chi scrive.
Accadono, arrivano, sorprendono, ma subito mostrano di avere un perimetro più largo, più profondo. È quello che sto vivendo in queste settimane con Il Segreto del Re, tornato al secondo posto tra i bestseller Amazon dopo le festività natalizie e presente in classifica da oltre settanta giorni consecutivi.

Un dato che, da solo, potrebbe bastare. Ma non è il dato che mi interessa davvero.

Settanta giorni non sono una fiammata. Non sono l’effetto di una curiosità passeggera o di un titolo fortunato. Sono tempo. Continuità. Resistenza. E soprattutto sono lettura. Lettura vera, lenta, spesso silenziosa. Durante le feste il romanzo è stato scelto come regalo pensato, non occasionale. È stato consigliato, passato di mano in mano, discusso. È entrato nelle case nel momento più raro dell’anno: quello in cui si ha il tempo di fermarsi.

Ed è qui che sento il bisogno di dire grazie.
A chi ha scelto di leggerlo. A chi lo sta leggendo adesso. A chi mi ha scritto per condividere una riflessione, una domanda, un dubbio. Ogni messaggio ricevuto mi ha ricordato che un libro esiste davvero solo quando incontra qualcuno disposto ad ascoltarlo.

Il Segreto del Re non sta viaggiando solo come romanzo. Sta viaggiando come racconto di un luogo.

Nasce in un punto preciso della storia: l’alba della morte di Ruggero II. Un momento fragile, decisivo, pieno di silenzi e di rimozioni. È lì che prende forma un segreto capace di cambiare il destino della Sicilia. Proprio per questo viene soffocato, cancellato, nascosto. Nei secoli successivi il potere farà di tutto per riscrivere, correggere, deviare. Perché alcune verità, se emergono, non si limitano a spiegare il passato: mettono in crisi il presente.

Quel Segreto non muore. Sopravvive negli archivi dimenticati, nei documenti alterati, nelle cronache aggiustate. Riemerge a tratti, poi viene di nuovo sepolto sotto versioni più comode, più rassicuranti. E in questo lungo processo di occultamento c’è una città che assume un ruolo centrale, anche se raramente raccontato: Cefalù.

Nel romanzo Cefalù non è uno sfondo. È un nodo. È il luogo di un progetto immaginato, voluto, forse tradito. È una città che Ruggero aveva scelto, non solo amato. E proprio per questo, dopo la sua morte, diventa scomoda.

Il protagonista, Corrado, entra in questo punto cieco della storia. Capisce che la fine di un regno coincide con l’inizio di una grande rimozione. E più scava, più diventa chiaro che ciò che è stato tolto dalla storia ufficiale continua a pesare sulle identità di oggi. Sulla Sicilia. Sulle sue ferite. Sulle sue occasioni mancate.

Per questo considero importante ciò che sta accadendo attorno a questo libro. Non per una classifica, ma per il percorso che sta compiendo. Ogni copia venduta è una domanda che viaggia. È Cefalù che entra nelle case dei lettori non come cartolina, ma come storia complessa, interrogabile.

Settanta giorni di classifica non sono un traguardo. Sono una responsabilità.
E se Il Segreto del Re continua a essere letto, discusso, condiviso, è perché tanti lettori hanno deciso di prendersi il tempo di ascoltare.

A loro va il mio grazie più sincero.
Perché senza chi legge, nessuna storia resta davvero viva.

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